Lunedì, 16 maggio 2022 - ore 20.46

Cremona sta decidendo A proposito di A2A/LGH

Tra poche ore il Consiglio Comunale di Cremona verrà investito della ratifica dell’indirizzo proposto dal LGH, la Holding, che comprende Aem Cremona, Scrp Crema, Astem Lodi, Cogeme Rovato, Asm Pavia, di cedere il proprio pacchetto di controllo ad A2A. Che è la Holding risultante dall’integrazione, avvenuta qualche anno fa (non sempre in contesti idilliaci) tra Aem di Milano e ASM di Brescia.Le opinioni di Giuseppe Azzoni e di Virginio Venturelli

| Scritto da Redazione
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L’argomento, com’era prevedibile, ha calcato la scena politica, intensamente e per lungo tempo.

In considerazione anche della tempistica imposta da A2A, il dossier è giunto in dirittura d’arrivo: devono pronunciarsi i soggetti istituzionali che controllano l’assetto proprietario della Holding del Sud Lombardia.

Cogeme, che circa un mese fa aveva sollevato questioni di procedura, si è espressa nel senso dell’accettazione dell’offerta di A2A.

Resta, ora, agli altri partners di riferimento, che detengono il controllo delle “partecipate” costituenti l’assetto di LGH, pronunciarsi definitivamente.

A Cremona sugli indirizzi si è evidenziata una forte opposizione della minoranza consigliare. Ma anche all’interno della coalizione maggioritaria che regge la giunta, per quanto i rapporti di forza non lascino dubbio alcuno relativamente al consenso all’operazione, sono emersi dei distinguo.

L’asse portante della coalizione, che dall’insediamento della Giunta Galimberti aveva mostrato crepe praticamente su tutti i dossiers attorno cui è andata snodandosi l’agenda dell’attività comunale, si è, per la prima volta, rinsaldato.

Unici distinguo, in sede di istruttoria politica, sono stati l’astensione in Giunta della rappresentante della lista della sinistra radicale (SEL e Rifondazione Comunista) Rosita Viola; cui ha fatto seguito, dopo l’ipotizzata ma smentita mossa di affidare all’unico consigliere comunale eletto la funzione di portavoce delle tesi di Rifondazione Comunista in sede di dibattito consigliare, la non equivoca contrarietà della medesima Rifondazione.

Nelle ultime ore, però, questa posizione inizialmente critica o quanto meno interlocutoria, ha lasciato alle spalle, almeno per quanto riguarda Sel, i dubbi.

A conclusione di una lunga riunione, l’assemblea cittadina del movimento vendoliano, pare fortemente influenzato dall’endorsement del primo cittadino di Milano, partner di riferimento di A2A, è approdata alla tesi dell’assenza di alternative all’operazione di integrazione. Che condurrebbe ad  una multi- utility maggioritaria nell’ambito lombardo. Dopo l’operazione di assorbimento della fascia meridionale, c’è da giurarlo, la bulimica super-holding, quotata in Borsa, procederà, nel senso dell’estensione della campagna acquisti.

Il proverbiale cerino è restato, quindi, nelle mani di Rifondazione.

Ma, almeno fino a qualche giorno fa, le riserve nel centro-sinistra non erano state solo quelle del raggruppamento SEL/Rifondazione.

Infatti, la Federazione Provinciale del PSI aveva diramato una presa di posizione, che, pur non essendo preconcetta, sollevava controindicazioni non facilmente eludibili nel confronto.

I socialisti cremonesi in ordine alla  ipotesi di incorporazione di LGH  in A2A, ritengono che  le valutazioni  ascoltate sugli aspetti finanziari della operazione, non possano essere avulse dalla visione politica – amministrativa  propria  di ciascuna forza politica e sociale.

A  questo proposito i Socialisti cremonesi, manifestano chiaramente di non essere per  nulla favorevoli  a perseguire  :

decisioni che mirano a  privilegiare i profitti a scapito della qualità dei servizi pubblici, nonché dei diritti dei cittadini e dell’utenza più debole in particolare,

obiettivi aventi finalità borsistiche, nonchè aggregazioni che si compongono e si scompongono per privatizzare gli utili e scaricare sulla collettività i debiti,

processi  monopolisti nella gestione  dei servizi pubblici,  ove determinanti nelle strategie aziendali siano soggetti privati, mentre subalterne risultino essere  le amministrazioni pubbliche.”

Tale orientamento aveva una valenza provinciale, in quanto il PSI è presente nel Consiglio Comunale di Cremona con l’avv. Paolo Carletti, ma anche in quello di Crema con Rossi.

A poche ore dal Consiglio di Cremona il consigliere socialista Carletti, pur non sciogliendo, per il vero, tutte le riserve di partenza, ha preannunciato un voto di sostegno alla posizione del Sindaco.

Giochi fatti? Assolutamente sì. Per quanto, infatti, il baricentro dell’ operazione di rilevanza strategica sia situato nel campo del centro-sinistra che controlla il governo dei capoluoghi interessati e per quanto localmente l’opposizione di centro-destra abbia tenuto il pallino di un contrasto duro (e non sempre privo di controdeduzioni fondate), l’approdo lunga tutta la filiera dei passaggi procedurali è più che scontato, scontatissimo.

Lo si è potuto desumere qualche settimana fa quando Luciano Pizzetti, il senatore cremonese in forte recupero (per quanto a parere di scrive non ce ne fosse stato bisogno) di prestigio e di consensi  determinati dall’autorevolezza conquistata sul campo delle riforme istituzionali, è intervenuto a sostegno dell’operazione. Con argomenti che, per quanto probabilmente non da tutti (anche a sinistra) condivisibili, lasciavano poco spazio all’immaginazione. Traduciamo noi: la condizione delle “partecipate” cremonesi (gestite per l’ultimo quarto di secolo, dalle “giunte anomale” in poi dal personale politico post-comunista) non ha di fronte a sé seri elementi di sostenibilità al di fuori dell’integrazione (che noi definiamo assorbimento).

Da considerare, inoltre, che lo schieramento politico favorevole, oltre a Pizzetti, comprende altri autorevoli esponenti del nuovo corso renziano: il vicesegretario (e si può dire, braccio destro) Guerrini, per molti anni apprezzato Sindaco di Lodi, e Martina, insediato nel controllo politico zona bresciana/bergamasca ed apprezzatissimo ministro dell’agricoltura e dell’Expo.

Ma si sussurra che favorevoli siano anche, nel campo del centro-destra, la ex ministra (bresciana) Gelmini di Forza Italia (non a caso la rappresentanza istituzionale azzurra in Cogeme non ha marciato contro) ed il pur esso ex ministro Lupi (NCD) basato a Milano ed in Lombardia (nonché ancora saldamente nella sala regia di Comunione e Liberazione).

Rebus sic stanti bus, è di tutto evidenza che non esistano fondati dubbi sull’approdo dell’operazione, che consegnerà, al di là del pur abile intervento cosmetico, il potere decisionale alla Holding incorporante.

Se l’appoggio incondizionato al Sindaco Galimberti integrasse anche un potere esorcistico circa la prospettiva di perdere il controllo del territorio su un’importante struttura di servizi, non ci sarebbe materia per i cultori del pensiero critico.

A maggior ragione di fronte all’irrisolta e più volte posta domanda circa l’assenza di alternativa e circa, soprattutto, le ragioni per le quali la situazione, in un periodo tutto sommato breve, si è evoluta (o involuta) al punto da non far intravvedere ragionevoli prospettive di continuità in regime di autonomia gestionale od in regime di vera integrazione. E non di incorporazione, quale è questa operazione spacciata come sussulto di vigoria pubblica di fronte alle sfide poste dalle liberalizzazioni.

Chi vivrà (come diceva il nonno) vedrà. Noi, in questo ultimo quarto di secolo, ne abbiamo viste molte di cose che inducono a farci una ragione della spirale che ha polverizzato l’AEM. Se non andiamo errati, gli ultimi scorci del ciclo della prima repubblica vedevano la municipalizzata, di cui quest’anno si celebra (un po’ surrealisticamente, secondo chi scrive) il primo (e ahinoi ultimo) centenario, aveva raggiunto vette invidiabili di risultati economici e di autorevolezza presso la cittadinanza. Nell’ultimo esercizio del secondo mandato Zaffanella il bancomat AEM aveva dispensato all’istituzione proprietaria un dividendo di 13 miliardi (di lire) con cui il bilancio comunale aveva potuto pareggiare brillantemente ed affrontare importanti interventi strutturali. Parallelamente, ci è stato confidato, in quel tempo la municipalizzata multi-servizi aveva in banca depositi liquidi per 70 miliardi.

Stamane, nel corso della convention celebrativa del Centenario, l’establishment/management, evidentemente impegnato solo sul versante del festeggiamento storicamente acritico, non ha fatto menzione alcuna della deriva.

Ci penseremo noi con una serie di approfondimenti che posteremo su l’Eco del Popolo.

Se non si sarebbe potuto fare niente di diverso ce lo dirà il futuro.

Con la nostra testimonianza civile vorremmo che, intanto, l’operazione non finisse per fornire l’occasione per un indulto politico e morale nei confronti delle responsabilità di chi è stato al volante della Città e della Partecipata dal 1990.

Contemporaneamente, porteremo avanti un confronto che abbia come filo conduttore la necessità di non accontentarsi della versione di comodo della sfida innovativa e del rafforzamento. Che anche stamane hanno armato, quando sono passati dalla flebile celebrazione storica all’imbarazzante (e non facilmente eludibile) aggancio alla realtà, la verve agiografica del Sindaco e del Presidente dell’AEM.

Ma su questo interverremo nei prossimi giorni.

Intanto, ospitiamo due contributi che, per quanto divergenti nelle conclusioni, sono importanti sia per l’autorevolezza dei due estensori sia per la serietà dei contenuti.

E.V.

In allegato l'intero Forum con gli interventi di Giuseppe Azzoni e Virginio Venturelli

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