Venerdì, 17 settembre 2021 - ore 18.50

Crimea, nuove tensioni tra NATO e Russia nel Mar Nero

Crimea, nuove tensioni tra NATO e Russia nel Mar Nero

| Scritto da Redazione
Crimea, nuove tensioni tra NATO e Russia nel Mar Nero

L’ennesimo incidente tra forze militari russe e britanniche nel Mar Nero ribadisce ancora una volta come le tensioni tra la Russia e la NATO rimangono alte. Interessi nazionali opposti e una complessa situazione geopolitica, aggravata da sfiducia reciproca, rendono difficile la conciliazione tra le due parti. Il Mar Nero si conferma uno dei teatri principali di questa rivalità.

L’INCIDENTE

Nonostante il tanto celebrato incontro a Ginevra tra il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, le tensioni e la rivalità tra la Russia e la NATO non sembrano essere diminuite. A darne la prova è stato l’ennesimo incidente diplomatico tra una nave da guerra britannica e alcune forze militari russe. Il caso risale al 23 giugno scorso, quando il cacciatorpediniere HMS Defender, partito dal porto di Odessa nell’Ucraina meridionale in direzione della Georgia, è passato attraverso le acque territoriali della Crimea, suscitando la reazione della Russia, che ha inviato due navi della guardia costiera e una ventina di aerei militari per scortare l’unità britannica e costringerla cambiare rotta. Oltre ad avvisi e minacce verbali via radio, i russi hanno anche sparato alcuni colpi di avvertimento a debita distanza, la prima volta contro un Paese NATO dalla fine della Guerra Fredda. I britannici hanno risposto che avrebbero continuato il proprio percorso, in quanto la condotta rientrava all’interno del diritto internazionale e non aveva intenzioni ostili. L’episodio si è concluso senza alcuno scontro militare e la HMS Defender ha proseguito il proprio tragitto fino ad arrivare a destinazione. Il giorno successivo la nave da guerra olandese HNLMS Evertsen ha accusato la Russia di aver creato situazioni pericolose con il passaggio minaccioso di vari aerei da guerra in prossimità dell’unità e al largo della Crimea. Tali incidenti sono solo gli ultimi di una lunga serie di episodi che ha visto negli ultimi anni forze militari occidentali e russe confrontarsi in spazi geopolitici contestati e nel Mar Nero in particolare.

VISTO DA MOSCA

Secondo la prospettiva della Russia il passaggio della HMS Defender è stata una vera e propria provocazione dei britannici e un test di forza tra le due nazioni. Regione dell’Ucraina, la Crimea è stata infatti annessa da Mosca nel 2014, ma l’Occidente e molti Paesi non la riconoscono come territorio russo, nonostante il tentativo di legittimazione da parte del Cremlino con un referendum popolare basato sul fatto che la maggior parte degli abitanti siano di madrelingua russa. Questioni etiche e legali parte, questa annessione ha portato a una profonda rottura nei rapporti tra la NATO e la Russia e a un deterioramento della sicurezza in Europa. In termini geopolitici per Mosca ciò ha significato la perdita dell’Ucraina, la quale ora riceve diretto supporto dai Paesi occidentali, come dimostrato dall’accordo siglato tra Londra e Kiev in occasione della visita della HMS Defender a Odessa e teso a rafforzare la capacità navali dell’Ucraina in funzione anti-russa. Per il Cremlino l’avvicinamento dell’Ucraina all’Occidente rappresenta un’umiliazione e una sconfitta dal punto di vista strategico e tattico. L’Ucraina e la Crimea infatti sono parte integrante di storia, cultura e identità russe. Allo stesso tempo possiedono anche una certa importanza dal punto di vista della sicurezza nazionale, con l’Ucraina che svolge il ruolo di Paese cuscinetto tra Mosca e l’Europa occidentale, e la Crimea come importante base da cui proiettare influenza geopolitica e forza militare nella regione adiacente, soprattutto nel Caucaso e nell’Europa sud-orientale. Per tutte queste ragioni la Russia si è sentita costretta a mostrare i muscoli per rivendicare il possesso della Crimea e una certa sfera di interesse e di influenza nella regione intorno al Mar Nero. In altri termini Mosca si oppone al sistema unipolare a guida americana ed è determinata a inserirsi in un sistema multipolare in cui essa è rispettata come grande potenza al pari degli Stati Uniti, detenendo un rango più alto rispetto al Regno Unito, considerato solo una media potenza.

VISTO DA LONDRA

Dal punto di vista britannico il passaggio della HMS Defender era legittimo, in quanto quella rotta era la più breve e diretta verso la Georgia e la nave non aveva intenzioni ostili. Se il passaggio della nave in se può essere ritenuto legale dal punto di vista della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982 firmata sia da Londra che da Mosca, alcuni documenti top-secret del Ministero della Difesa, ritrovati curiosamente il giorno prima in una fermata del bus e ottenuti dalla BBC, mostrano chiaramente come Londra fosse consapevole che il passaggio avrebbe provocato Mosca, ma che tale azione fosse comunque necessaria per ribadire il concetto normativo del libero passaggio marittimo nelle acque internazionali, oltre che il rifiuto britannico di riconoscere la Crimea come parte della Russia. Londra infatti teme che la Russia, incoraggiata dall’annessione della penisola, possa usare nuovamente la forza in futuro per occupare altri territori, magari sfruttando le minoranze russe in certi Paesi ex sovietici con la scusa di proteggerle, e incrementare la propria influenza geopolitica in Europa. Per il Governo britannico, quindi, la Russia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza nazionale e all’ordine europeo. Ciò è dovuto non soltanto alle capacità militari russe e a una storia diplomatica caratterizzata perlopiù da sfiducia e rivalità geopolitica, ma anche dall’accentuato carattere autoritario e revisionistico del Governo russo. Da qui la missione britannica nel Mar Nero tesa principalmente a limitare il ritorno della potenza russa nello scacchiere geopolitico europeo e mondiale e a mantenere lo status quo.

(Stefano Marras, Il Caffè Geopolitico, cc by nc nd)

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