Sabato, 15 maggio 2021 - ore 19.09

Dagli attentati di Teheran al rinnovamento delle fonti energetiche di Benito Fiori (Cremona)

Gli USA, con l’arrivo di Khomeini, ossia da 38 anni, non hanno rapporti con l’Iran e il rozzo e miope Trump pensa di avere fatto un gran colpo politico alleandosi strettamente con l’Arabia e gli Emirati che con l’Iran si trovano da sempre in conflitto religioso che oggi si manifesta con sanguinosi attentati addirittura nelle moschee.

| Scritto da Redazione
Dagli attentati di Teheran al rinnovamento delle fonti energetiche di Benito Fiori (Cremona)

Oggi anche a Teheran il terrorismo ha fatto sentire forte il suo urlo bestiale. Ai telegiornali i commentatori hanno messo subito al centro delle loro opinioni la scelta di Trump di vendere alla Arabia Saudita e agli Emirati armi e sistemi di difesa per 110 miliardi di dollari, cifra da triplicare fra 10 anni, ricordando quindi i probabili effetti sulla guerra “nascosta” nello Yemen che i sunniti combattono contro gli sciiti. Ma forse, guardando un po’ più lontano, le cose potrebbero risultare più complesse.

Gli USA, con l’arrivo di Khomeini, ossia da 38 anni, non hanno rapporti con l’Iran e il rozzo e miope Trump pensa di avere fatto un gran colpo politico alleandosi strettamente con l’Arabia e gli Emirati che con l’Iran si trovano da sempre in conflitto religioso che oggi si manifesta con sanguinosi attentati addirittura nelle moschee.

  Sarà forse solo uno schiaffo degli USA all’odiato nemico, oppure è perché la vecchia Persia, dopo la Russia, ha le più importanti riserve di gas naturale del mondo? Da qualche giorno, subito dopo la visita di Trump, gli acquirenti delle sue armi hanno di fatto dichiarato guerra, benché anch’esso di fede sunnita, al Qatar. C’è per caso un elemento “non religioso” che avvicina questo emirato all’Iran? Ebbene sì, le ricche e quasi uguali riserve di gas naturale.

Cosa notoria è che piuttosto che produrre un kWh con del petrolio (720gr di CO ogni kWh) è meglio con il gas naturale (500gr di CO2 ogni kWh, meno circa il 20%) con la seguente conseguenza: diminuzione di interesse strategico per il primo e aumento per il secondo.

L’ineffabile Trump, pur volendo uscire dall’Accordo di Parigi, sembra quindi volersi preparare al calo della domanda di petrolio, sostituendolo con un aumento del controllo nel mondo sul gas naturale.

Insomma, potrebbe essere iniziata l’era della fine del petrolio, ma, purtroppo, potrebbe essersene aperta una nuova caratterizzata da conflitti causati da una folle corsa: quella per il controllo del nuovo “oro nero”, ovvero, tra paesi produttori della fonte energetica fino a ieri più importante, il petrolio, e paesi, come Iran e Qatar, che per il gas del loro sottosuolo assurgono a ben altro rilievo nello scenario internazionale.

Peggiore inizio però non poteva esserci e chi ringraziare se non il più vistoso esempio di insipienza politica, Donald Trump? Egli il 2 giugno tra le tante sciocchezze dette in diretta ai microfoni di tutta il mondo (https://aspoitalia.wordpress.com/2017/06/02/tanti-saluti-alla-leadership-usa/), ha accusato la Cina di essere una grande inquinatrice di gas serra. Il rapporto “Who’s Winning the Clean Energy Race” basato sui dati Bloomberg New Energy Finance, la Cina si aggiudica il primo posto nella classifica delle nazioni che hanno investito maggiormente nelle energie pulite e rinnovabili, superando gli Stati Uniti, scesi al terzo posto dopo la Germania. Ma questo grande paese fa sapere di volere fare di più, vuole diventare la prima potenza globale nelle rinnovabili.

È questa la rivoluzione da fare, quella delle scelte virtuose, non quella di favorire le guerre!

Benito Fiori (Circolo culturale “AmbienteScienze”)

 

 

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