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Dossier Donna n. 12 LE SCHIAVE DEL SESSO | Piero Carelli

Le schiave del sesso. Un fenomeno che alimenta un “affare plurimiliardario” e che è stato ingigantito in seguito al crollo del comunismo (il Muro di Berlino, col trionfo del liberismo, è caduto proprio sulle spalle delle donne!).

| Scritto da Redazione
Dossier Donna n. 12 LE SCHIAVE DEL SESSO | Piero Carelli

Dossier Donna n. 12 LE SCHIAVE DEL SESSO | Piero Carelli

Le schiave del sesso. Un fenomeno che alimenta un “affare plurimiliardario” e che è stato ingigantito in seguito al crollo del comunismo (il Muro di Berlino, col trionfo del liberismo, è caduto proprio sulle spalle delle donne!).

Vittime di organizzazioni criminali - dalla mafia nigeriana a quella albanese - e vittime, nel contempo, dei tanti clienti (svariati milioni solo in Italia: in crescita gli anziani, grazie alle virtù “taumaturgiche” del viagra)

Una vera e propria ondata, quella proveniente dall’Est europeo: “belle, poco costose e figlie della disperazione”, costrette a vendere il loro corpo “per dare da mangiare ai figli”.

Quante, in Italia, le vittime della tratta? Una cifra imponente: da 75.000 a 120.000 di cui il 65% “lavora” in strada. Un “atto criminale”, apostrofa papa Francesco, quello dei carnefici, ma anche un atto immorale quello dei tanti clienti, tra cui molti sedicenti cristiani.

E Crema che cosa c’entra? C’entra, non tanto perché le schiave del sesso operano nelle prossimità del nostro territorio (ma pare anche a Crema), quanto perché è qui che non poche di loro (alcune centinaia), quelle che, supportate dalle forze dell’ordine e da associazioni di volontariato, hanno avuto il coraggio di denunciare il racket, iniziano un lungo percorso di “redenzione”. Un percorso difficile per le ex prostitute sempre in preda alla paura di subire ritorsioni (anche nei confronti dei loro famigliari in patria).

È qui che le ex “donne crocifisse” (ancora parole del papa) trovano delle mani tese, un sorriso, un sostegno psicologico. È qui che le vittime della violenza trovano altre donne, impegnate in varie associazioni umanitarie (dalla Comunità “Giulia Colbert” dell’Istituto Buon Pastore alle “case-famiglia” dell’Associazione Papa Giovanni XXIII e alla “casa di accoglienza” di Pianengo), pronte a “condividere” le loro paure e speranze. Ed è qui che le ex schiave del sesso (quelle che hanno deciso di rimanere a Crema) vivono. Hanno ancora le ferite aperte, è vero, ma sono fiere della dignità riscoperta e sono orgogliose di svolgere un lavoro “onesto” prima solo un “sogno proibito” (si veda il saggio di forte impatto emotivo di Antonietta Valvassori in “Donne al lavoro”).

Piero Carelli

27 gennaio 2020

 

 

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