Pianeta Migranti. Il buco nero del CPR di via Corelli a Milano
La struttura è stata al centro di una serie di episodi gravi che hanno allarmato la rete Mai più lager – No ai CPR.
Il 21 aprile, la rete ha denunciato la presenza di 5 minorenni anche di 14 anni, poco più che bambini, nel CPR di via Corelli.
“È rigorosamente vietato dalla legge il trattenimento di persone minorenni, che per definizione sono inespellibili e vanno tutelate. È gravissimo che nel CPR di via Corelli ve ne siano più di uno”, ha scritto la rete sui propri canali social. “Non riusciamo a smettere di chiederci quale dottore possa aver mai certificato l’idoneità al trattenimento di un 14enne e dei suoi compagni che sono visibilmente poco più che dei bambini”.
Nicola Cocco, medico della rete e della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), ha sollevato sulla stampa una questione precisa: «In Italia non esiste una certificazione dell’età tramite strumenti biometrici. Mi chiedo: il medico che ha valutato l’idoneità al trattenimento di un ragazzo di 14 anni su quali elementi si è basato e quale valutazione ha redatto?».
Dopo le segnalazioni urgenti al Garante per l’infanzia e alla Prefettura, e grazie anche alla copertura mediatica, almeno quattro ragazzi sono stati liberati, una volta che gli esami medici ospedalieri hanno confermato la loro età.
Vietare i cellulari per nascondere le violazioni.
La rete ha sottolineato un elemento preoccupante: “Se i detenuti non avessero avuto cellulari con videocamera per inviarci le foto dei minorenni, non avremmo saputo nulla”.
Non è un caso, dunque, che il governo Meloni, con il nuovo DDL immigrazione, voglia vietare nei CPR l’uso di telefoni dotati di fotocamera.
Nei giorni successivi, tra il 24 e il 26 aprile, il CPR ha registrato una serie ravvicinata di gravi episodi di autolesionismo tra i detenuti, descritti dalla rete come un «terrificante effetto domino». Secondo le testimonianze raccolte, assistere continuamente a scene di violenza in un contesto di isolamento totale e incertezza sul proprio futuro genera una spirale di disperazione difficile da arginare.
“La vita in CPR è una notte infinita: senza fine pena, non sai se e quando uscirai, se tornerai dalla tua famiglia o in un paese che non è più il tuo, per colpa di un pezzo di carta che è impossibile acquisire”, spiega la rete.
Gli attivisti segnalano inoltre che i soccorsi, in alcuni casi, sarebbero arrivati con ritardi significativi, e che il personale in servizio sarebbe risultato insufficiente e in un’occasione persino il pasto è arrivato con ore di ritardo. “Dobbiamo interrompere questa spirale”, conclude la rete Mai più lager – No ai CPR.
La situazione del CPR di via Corelli
Negli anni, ci sono state inchieste giudiziarie, condanne, denunce pubbliche e rilievi istituzionali, tutte senza una risposta politica adeguata e risolutiva. Da luglio 2025 è disponibile un importante strumento in più: la sentenza n. 96 della Corte Costituzionale sottolinea chiaramente come manchi una legge che disciplini le modalità di trattenimento delle persone all’interno dei CPR, che operano quindi letteralmente fuori dalla legge.



