Sabato, 25 gennaio 2020 - ore 21.32

Garofalo. Rivoluzionari e conservatori

| Scritto da Redazione
Garofalo. Rivoluzionari e conservatori

Rivoluzionari e conservatori
Non è lontano il tempo in cui i giovani erano accusati di essere
disimpegnati politicamente. Ora che iniziano a mobilitarsi per i propri
diritti sono temuti e stigmatizzati  quali "terroristi" e "potenziali
assassini". Come si fa a giustificare una simile discordanza di valutazioni?
E' evidente l'incapacità di cogliere la reale natura di un fenomeno che in
molti temevano, una sollevazione generazionale che finora ha raggiunto il
suo culmine nelle agitazioni di massa del 14 dicembre, lo spauracchio di una
rivolta sociale contro la condanna del precariato che incombe sull'avvenire
dei giovani.

Una battaglia per la salvaguardia dei diritti e dei salari, per il
mantenimento della scuola e della sanità pubblica, per la tutela del
territorio, potrebbe apparire una posizione puramente difensiva e di
retroguardia, di stampo conservatore. E in un certo senso lo è. A tale
proposito richiamo quanto sosteneva Pasolini oltre 35 anni fa, cioè che in
una società capitalistica e consumistica di massa che promuove "rivoluzioni
di destra", i veri rivoluzionari sono i "conservatori". In effetti, le
rivoluzioni in atto nella società contemporanea sono di natura regressiva e
liberticida, sono mutamenti violenti prodotti dalla globalizzazione
neoliberista, in ultima analisi sono "rivoluzioni conservatrici" in quanto
funzionali a un disegno di stabilizzazione conservatrice dell'ordine
vigente.

Dunque, coloro che si impegnano per arginare la deriva autoritaria e
contrastare le offensive capitalistiche contro i diritti e le conquiste dei
lavoratori, per resistere agli assalti eversivi della destra oltranzista,
coloro che si battono per salvaguardare le condizioni residuali di legalità
democratica, le tutele sociali e costituzionali, sono oggi i veri
conservatori, sono cioè i veri rivoluzionari. Per chiarire il concetto
suggerisco di pensare al sedicente "rivoluzionario" Marchionne, il
supermanager della Fiat. Costui, per avallare le proprie tesi eversive, si
appella alla nozione di "progresso", mentre la Fiom rappresenterebbe
un'organizzazione sindacale "conservatrice". In questo ragionamento è
presumibile che gli studenti mobilitati per la difesa della scuola pubblica,
malgrado i limiti e le inefficienze del sistema, siano attestati su
posizioni di "conservazione", dunque siano i veri rivoluzionari dell'attuale
situazione.

I movimenti esprimono un bisogno di protagonismo e di autorganizzazione dei
soggetti sociali che non si sentono più rappresentati dalla politica
ufficiale del palazzo. Mentre l'opposizione parlamentare è paralizzata, le
masse prendono coscienza del loro destino e si sa che "i popoli non vogliono
suicidarsi". Alla recessione internazionale si sta reagendo con forme
spontanee di resistenza, in cui riacquista vigore l'idea dell'unità delle
lotte. Fino a ieri le vertenze erano disperse e atomizzate. Di fronte alla
gravità della situazione economica la convergenza delle lotte in un unico
movimento diventa vitale. E' possibile organizzare una opposizione di massa,
formata da voci plurali e diverse, unite nel tentativo di salvaguardare il
futuro e la dignità dei lavoratori, contro le politiche concertate da
Governo e Confindustria che mirano a riaffermare il primato del profitto
individuale a discapito dell'interesse generale.

Lucio Garofalo

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