Venerdì, 17 settembre 2021 - ore 19.08

Gli ambientalisti chiedono una legge quadro sul clima per l’Italia

«La transizione sia giusta e inclusiva», a partire da una riforma fiscale in senso ambientale

| Scritto da Redazione
Gli ambientalisti chiedono una legge quadro sul clima per l’Italia

Dopo l’entrata in vigore della “Normativa europea sul clima”, ovvero il Regolamento europeo 2021/1119, per le principali associazioni ambientaliste italiane – Wwf, Legambiente, Greenpeace, Kyoto club e Transport&Environment – è però sempre più evidente la carenza di strumenti che in Italia accompagnino la transizione.

In particolare, secondo gli ambientalisti c’è la necessità di una legge quadro sul clima: uno strumento legislativo per allineare le politiche e fare della riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas climalteranti, accompagnato ad un indice di programmazione e valutazione di ogni singolo provvedimento, con un approccio strategico, sistemico e di lungo termine per scelte politiche sempre più allineate alle indicazioni della comunità scientifica.

Tutto questo al momento non è presente nella legislazione italiana, nonostante qui la crisi climatica galoppi più velocemente che altrove. Gli Indicatori sul clima in Italia aggiornati dall’Ispra mostrano che se a scala globale sulla terraferma il 2020 è stato l’anno più caldo della serie storica, con un’anomalia di +1.44 °C rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990, in Italia il 2020 è stato “solo” quinto anno più caldo dal 1961, eppure è bastato per segnare un’anomalia media di +1.54 °C.

Gli eventi meteo estremi che si stanno susseguendo a ritmo accelerato in tutto il mondo – da Germania e Belgio alla Cina, passando per Usa e Canada, solo restando alle ultime settimane – sono figli della crisi climatica in corso, e anche sotto questo profilo l’Italia si trova esposta a rischi particolarmente elevati. Eppure nel nostro Paese non solo non c’è ancora una legge quadro sul clima, ma manca all’appello anche il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici (nonostante una bozza pronta dal 2017).

Per recuperare almeno alcuni di questi gap, gli ambientalisti propongono in particolare – sulla scia di quanto previsto da altre legislazioni nazionali – la definizione di un budget totale e budget settoriali di carbonio, commisurati agli obiettivi futuri e al percorso di decarbonizzazione, calcolati su solide basi scientifiche. Tra le proposte spicca anche l’istituzione di un Comitato tecnico scientifico (e indipendente) sulla crisi climatica che agisca da base e supporto per le scelte politiche, per esempio proponendo il budget di carbonio totale e quelli settoriali.

Tutto questo senza dimenticare che la transizione ecologica avverrà solo e soltanto se sarà anche giusta, offrendo occasioni di lavoro e robuste tutele per quanti perderanno il proprio: ecco perché gli ambientalisti richiamano «la necessità che la transizione sia giusta e inclusiva, e avanzano proposte per una riforma fiscale in senso ambientale, a partire dalla tassa sul carbonio e, per i settori Ets, dal presso minimo del carbonio (carbon floor price)».

«Dotarsi di una legge quadro sul clima – argomentano gli ambientalisti – permetterà di governare la complessità della crisi climatica in atto, di monitorare i livelli di emissione per tutti i settori dell’economia, di trasformare il sistema economico senza compromettere in maniera irreversibile la salute del pianeta Terra, ed il futuro delle nuove generazioni e di contribuire all’attuazione degli obiettivi climatici di Parigi e di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite».

Per rispettare in pieno questo percorso, Wwf, Legambiente, Greenpeace, Kyoto club e T&E suggeriscono anche di puntare più in alto rispetto agli obiettivi di decarbonizzazioni fissati dall’Ue per il 2030: ovvero emissioni di gas serra a -65% rispetto al 2030, contro un obiettivo Ue del -55%, e un azzeramento delle emissioni nette al 2040 anziché al 2050.

«Tali scadenze, infatti, sono maggiormente in linea con le indicazioni della comunità scientifica, a partire dal report Ipcc su come limitare il riscaldamento globale a 1,5°C», concludono gli ambientalisti. Ma ci sarà da sudare molto anche solo per allineare l’Italia alle ambizioni europee, dato che il nuovo Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) punta ancora più in basso: -51% per le emissioni italiane contro i livelli del 1990. E ad oggi, a 9 anni dall’obiettivo, siamo appena a -19,4%.

 

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