Sabato, 10 aprile 2021 - ore 16.59

Governo Draghi tra tecnocrazia e transizione ecologica | Marco Pezzoni (CR)

Si apre una fase nuova e una sfida nuova, consapevoli che non sarebbe utile alla nostra società e alla nostra democrazia una modernizzazione pilotata dall'alto con territori

| Scritto da Redazione
Governo Draghi tra tecnocrazia e transizione ecologica | Marco Pezzoni (CR)

Governo Draghi tra tecnocrazia e transizione ecologica | Marco Pezzoni (Cremona)

Ad un primo approfondimento  della "struttura" di questo Governo e analizzando le biografie dei nuovi Ministri, mi pare di poter dire:

1) l'ambientalismo serio viene collocato da Draghi non come motore di un nuovo modello di sviluppo, non come fine principale dell'attività di governo, ma come "argine", come fattore di limitazione di un eccesso di sfruttamento di risorse naturali e di suolo. Si spiega così la scelta di Enrico Giovannini al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. La sensibilità ecologista e la cultura riformista di Giovannini, già portavoce nazionale di ASviS, dovrà misurarsi con la spinta del partito del cemento e dei cantieri aperti a tutti i costi e indirizzarlo al meglio se non limitarlo.

2) Enrico Giovannini sarebbe stato più opportuno utilizzarlo al nuovo Ministero della transizione ecologica. Ma Draghi ha scelto Roberto Cingolani, cioè un'altra strada molto tecnocratica e molto "tecnopolitica". Cingolani è un fisico, uno scienziato di primo piano che ha lavorato sulle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale, della robotica, degli umanoidi. Ha diretto  Centri di ricerca per l'innovazione tecnologica fino ad approdare a dirigere il settore in Leonardo, ex Finmeccanica. Dunque anche un manager, molto più affine a Vittorio Colao nominato all'altro Ministero, quello della digitalizzazione.

3) La transizione che Draghi sostiene potrebbe essere dunque soprattutto  quella digitale perché più rapida a modernizzare l'economia così com'è e migliorare  la stessa competitività senza toccare troppo gli equilibri di potere. Invece la riconversione ecologica, quella che incide sulle cause dell'inquinamento e delle malattie, quella che riduce la produzione di CO2 e non si limita a catturarla dopo averla prodotta, quella che punta sulle fonti rinnovabili, sulla biodiversità, sul ripristino degli ecosistemi e sulla mobilità sostenibile, insomma quella chiamata a trasformare la stessa "struttura" produttiva del Paese è invece troppo faticosa e dolorosa, richiede un cambiamento di mentalità troppo profondo e troppo radicale per gli attuali imprenditori pubblici e privati. Pensiamo all'ENI, pensiamo ad A2A, pensiamo ad Arvedi, pensiamo al pacchetto di investimenti elaborato dallo Steering Committee di Cremona, dal sostegno all'idrogeno blu al biometano,  dalla cattura e stoccaggio della CO2 al megaprogetto di far alimentare il teleriscaldamento cittadino dall'acciaieria. Si rischia così di usare la transizione ecologica ed enegetica per acquisire e gestire  grossi  investimenti che sono ancora economia "estrattiva" e assai poco economia "circolare".

4) Meglio di niente, si dirà, visto che servono per la ripartenza economica e occupazionale. Però se la ripartenza sbaglia direzione e manca gli obiettivi della sostenibilità ecologica e sociale, non possiamo esultare solo perché riparte il Pil. Abbiamo bisogno di un keynesismo intelligente che cominci a modificare  il modo di produrre, di muoversi, di consumare, di abitare. Dobbiamo vigilare, analizzare ancora più a fondo la qualità degli investimenti e la loro utilità sociale. Spendere, ma spendere e investire bene non per colonizzare un territorio ma per mettere in moto nuove energie.  E poi essere pronti a riconoscere che, se siamo di fronte ad una modernizzazione solo di tipo tecnocratico, dobbiamo reagire e mobilitarci per non  rinunciare agli  obiettivi della giustizia ambientale e della giustizia sociale.

5) Insomma si apre una fase nuova e una sfida nuova, consapevoli che non sarebbe utile alla nostra società e alla nostra democrazia una  modernizzazione pilotata dall'alto con territori, comunità locali, cittadini considerati come clienti, come semplici consumatori passivi.

Ci aiuta in questo cammino l'insegnamento di papa Francesco e il monito di tanti scienziati dell'IPCC a prendere sul serio le misure politiche ed economiche più efficaci nella lotta non più rinviabile ai cambiamenti climatici

Marco Pezzoni (Cremona)

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