Scarica il report nazionale MalAria 2026
Scarica il comunicato stampa nazionale
Scarica le tabelle con i dati lombardi
Scarica questo comunicato stampa
Se anziché guardare i dati di concentrazione si vuole risalire alla fonte, cioè alle emissioni, la situazione mostra chiare differenze. In Lombardia le emissioni inquinanti sono valutate da ARPA, che ha sviluppato un proprio inventario (INEMAR, www.arpalombardia.it/temi-ambientali/aria/inventario/inventario-delle-emissioni/) per monitorare le fonti di inquinanti. Come nel resto d'Europa, nell'ultimo decennio le emissioni da traffico (NOx) si sono ridotte in misura significativa grazie alla normativa europea sulle emissioni dei veicoli (-28% nell'ultimo decennio). La stessa normativa ha permesso anche di ridurre, seppure in misura meno incisiva, le emissioni di PM2.5 (-21%), mentre le misure attivate in ambito industriale hanno consentito moderati miglioramenti per i vapori di solventi organici, riducendo di circa il 18% le emissioni di COV. Nessun miglioramento invece si misura per l'ammoniaca (NH3), rimasta invariata su valori elevati (circa 80.000 tonnellate anno, emesse per il 96% dal settore agricolo e in particolare dagli allevamenti).
“L’ammoniaca, insieme al metano, sta accrescendo il proprio peso relativo sul bilancio delle emissioni, con un effetto rilevante sulla qualità dell'aria, considerato che si tratta del principale precursore gassoso della formazione di particolato sottile, mentre il metano è all’origine del micidiale smog fotochimico, che si sviluppa durante la stagione estiva. La Lombardia non deve girare la testa dall'altra parte, ma avviare politiche incisive di riduzione dei contributi emissivi che, per questi due gas, significa in primo luogo ridurre il numero davvero eccessivo di capi allevati nelle grandi stalle lombarde”.
Approfondimento - La nuova procedura di infrazione
La notizia della recente, ennesima procedura infrazione avviata contro l'Italia - unico Paese europeo colpito dal provvedimento - per inadempimento della direttiva (UE) 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di Göteborg sull'inquinamento transfrontaliero, è un'altra tegola per un governo che dovrebbe essere in prima fila nella lotta all'inquinamento atmosferico, ma che evidentemente continua a considerarla non prioritaria. La nuova contestazione da Bruxelles riguarda il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC, che disciplina le emissioni di inquinanti classificati come ‘transfrontalieri’: la sola Lombardia libera nell’atmosfera terrestre ben 420.000 tonnellate di queste sostanze, oltre un quinto del totale nazionale (poco meno di 2 milioni di tonnellate secondo i dati ISPRA) a cui occorrerebbe aggiungere, sempre per la Lombardia, 325.000 tonnellate di metano. Gli inquinanti normati dalla direttiva, per i quali vengono stabilite delle soglie obiettivo (National Emission Ceilngs) in attuazione del Protocollo di Gothenburg, sono: il particolato sottile (PM2.5), gli ossidi d'azoto (NOx), principalmente generati dal traffico, il diossido di zolfo (SO2) che deriva principalmente dal settore industriale e della raffinazione petrolifera, le sostanze organiche volatili (VOC) che si sprigionano da una pluralità di processi industriali e in particolare dai solventi, e l'ammoniaca (NH3), che invece deriva dall'uso di fertilizzanti agricoli e dall'attività di allevamento. Da tempo si sta discutendo dell'introduzione anche del gas metano, di cui è ormai riconosciuto il ruolo, oltre che come potente gas serra, anche di precursore della formazione del micidiale ozono.
Se le emissioni inquinanti sono in via di progressiva riduzione, è anche vero che questo miglioramento sta avvenendo a ritmi molto più lenti di quelli che sarebbero consentiti dall’avanzamento tecnologico (ad esempio nelle emissioni industriali), dall'adeguamento ed elettrificazione degli impianti termici (nel riscaldamento domestico) e dalla trasformazione del sistema della mobilità e dei trasporti (riduzione del traffico veicolare privato, elettrificazione). Per quanto riguarda le emissioni di fonte agricola (ammoniaca) la situazione di stagnazione lombarda è simile a quella di aree a forte intensità agrozootecnica europea, come i Paesi Bassi, il nord della Germania, la Bretagna e l’Irlanda, dove troppi allevamenti intensivi e abusi di fertilizzanti portano a copiosi rilasci di composti azotati che ammorbano l’aria ed inquinano le acque.