Mercoledì, 14 aprile 2021 - ore 19.43

I vermi del sushi sono aumentati di 283 volte negli ultimi 40 anni

Rischi piuttosto bassi per la salute umana ma enormi e crescenti per i mammiferi marini in pericolo di estinzione

| Scritto da Redazione
I vermi del sushi sono aumentati di 283 volte negli ultimi 40 anni

La prossima volta che mangiamo sashimi, nigiri o altri piatti a base di pesce crudo, è meglio fare un rapido controllo per quanto riguarda i vermi. E’ il consiglio che tutti si sentirebbero di dare dopo aver letto lo studio “It’s a wormy world: Meta-analysis reveals several decades of change in the global abundance of the parasitic nematodes Anisakis spp. and Pseudoterranova spp. in marine fishes and invertebrates”, pubblicato su Global Change Biology, da un team di ricercatori statunitensi guidato da Evan Fiorenza della School of aquatic and fishery sciences dell’università di Washington – Seattle (UW) che rivela clamorosi aumenti -bel 283 volte rispetto agli anni ’70 – nell’abbondanza di un verme che può essere trasmesso agli esseri umani che mangiano pesce crudo o poco cotto. Una crescita dei parassiti trasmissibili dei pesci che potrebbe avere implicazioni per la salute umana e dei mammiferi marini che i possono inavvertitamente mangiare il verme Anisakis o “verme delle aringhe”, conosciuti più popolarmente anche come vermi del sushi.

Sono migliaia gli studi che, anche in luoghi e in momenti particolari, si sono occupati di questo, ma il nuovo studio è il primo a mettere insieme i risultati di tutta quella documentazione scientifica per capire come l’abbondanza globale di questi vermi sia cambiata nel tempo.

Una delle autrici, Chelsea Wood, anche lei della School of Aquatic and Fishery Sciences, spiega che «Questo studio sfrutta la forza di molti studi messi insieme per mostrare un quadro globale dei cambiamenti nel corso di un periodo di quasi 4 decadi. E’ interessante perché mostra come i rischi per l’uomo e i mammiferi marini cambiano nel tempo. E’ importante saperlo sia dal punto di vista della salute pubblica che per capire cosa sta succedendo con le popolazioni di mammiferi marini che sono in calo»

Nonostante il loro nome, i vermi delle aringhe possono essere trovati in una varietà di pesci marini e di calamari. Quando le persone mangiano questi parassiti vivi – cosa quasi impossibile nei nostri ristoranti di sushi che usano abbattitori – il parassita può invadere la parete intestinale e causare sintomi che imitano quelli di intossicazione alimentare, come nausea, vomito e diarrea. Nella maggior parte dei casi, il verme muore dopo pochi giorni e i sintomi scompaiono. La Wood ricorda che «Questa malattia, chiamata anisakiasi o anisakidosi, viene diagnosticata raramente perché la maggior parte delle persone presume di aver subito un brutto caso di intossicazione alimentare, ha spiegato».

Dopo che le uva dei vermi si schiudono nell’oceano, prima infettano i piccoli crostacei, come i gamberi che vivono sul fondale o i copepodi. Quando i piccoli pesci mangiano i crostacei infetti, i vermi si trasferiscono nei loro corpi e poi risalgono tutta la catena alimentare, fino ai pesci più grandi e agli uomini e ai cetacei che li mangiano. Nell’intestino umano i vermi “del sushi” non possono riprodursi o vivere per più di qualche giorno nell’intestino umano, ma possono persistere e riprodursi nei mammiferi marini.

«Chi lavora prodotti ittici e gli chef di sushi sono ben addestrati a individuare i vermi nel pesce e toglierli prima che arrivino nei negozi di alimentari, mercati del pesce o nei sushi bar – evidenzia la Wood – I vermi possono avere una lunghezza massima di 2 centimetri o circa le dimensioni di un nichel da 5 centesimi Usa. In ogni fase della lavorazione del pesce e della preparazione del sushi, le persone sono brave a trovare i vermi e rimuoverli dal pesce».

Ma alcuni vermi possono passare questo primo screening. Tuttavia, la Wood, che studia diverse specie di i parassiti marini dice che lei mangia volentieri e regolarmente sushi e per chi consuma sushi ma è preoccupato per la presenza degli Anisakis, consiglia di «Tagliare ogni pezzo a metà e cercare i vermi prima di mangiarlo».

Per capire quanto sia aumentata la presenza di questi parassiti nei pesci, gli autori dello studio hanno cercato nella letteratura scientifica tutte le menzioni dei vermi Anisakis e di un altro parassita, lo Pseudoterranova o “verme del merluzzo”, scoprendo che «Mentre i vermi Anisakis sono aumentati di 283 volte nel periodo di studio dal 1978 al 2015, i vermi Pseudoterranova non sono cambiati in abbondanza».

Sebbene i rischi per la salute di questi vermi marini siano piuttosto bassi per l’uomo, gli scienziati pensano che potrebbero avere un grande impatto su mammiferi marini come delfini, balene e foche. I vermi si riproducono nell’intestino di questi animali e vengono rilasciati nell’oceano attraverso le feci dei mammiferi marini. Gli scienziati non conoscono ancora gli impatti fisiologici di questi parassiti sui mammiferi marini, ma, come spiega ancora la Wood, «I parassiti possono vivere nel corpo dei mammiferi per anni, è il che potrebbero avere effetti dannosi. Una delle importanti implicazioni di questo studio è che ora sappiamo che esiste un enorme e crescente rischio per la salute dei mammiferi marini. Spesso non si ritiene che i parassiti possano essere la ragione per cui alcune popolazioni di mammiferi marini non riescono a riprendersi. Spero che questo studio incoraggi le persone a considerare i parassiti intestinali come un potenziale limite alla crescita della popolazione di mammiferi marini in via di estinzione e minacciati».

Gli autori dello studio non sono sicuri su cosa abbia causato il grande aumento dei vermi Anisakis negli ultimi decenni, ma dicono che «I cambiamenti climatici, più nutrienti da fertilizzanti e da scarichi e un aumento delle popolazioni di mammiferi marini nello stesso periodo potrebbero essere tutti potenziali motivi».

I ricercatori fanno l’esempio degli Usa dove i mammiferi marini sono protetti dal Marine Mammal Protection Act dal 1972, che ha permesso a molte popolazioni di foche, leoni marini, balene e delfini di crescere. «Poiché i vermi si riproducono all’interno dei mammiferi marini, e la loro insorgenza si è verificata nello stesso periodo dell’aumento dei mammiferi, questa è l’ipotesi più plausibile conclude la Wood – E’ possibile che il recupero di alcune popolazioni di mammiferi marini abbia permesso il recupero dei loro parassiti Anisakis. Quindi, l’aumento dei vermi parassiti in realtà potrebbe essere una buona cosa, un segno che l’ecosistema sta bene. Ma, ironicamente, se una popolazione di mammiferi marini aumenta in risposta alla protezione e i suoi parassiti Anisakis traggono profitto da tale aumento, potrebbe mettere altre popolazioni di mammiferi marini più vulnerabili a rischio di aumento delle infezioni e ciò potrebbe rendere ancora più difficile il recupero di queste popolazioni in pericolo».

La natura, vista anche dall’angolazione di un piccolo verme del sushi è molto complicata, splendidamente terribile e tutta attaccata.

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