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Il 1° Congresso del Partito Comunista d'Italia nato a Livorno il 21 gennaio 1921

Il I Congresso del Partito Comunista d'Italia si tenne a Livorno il 21 gennaio 1921, in seguito alla scissione della frazione comunista al termine del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano.

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Il 1° Congresso del Partito Comunista d'Italia nato  a Livorno il 21 gennaio 1921 Il 1° Congresso del Partito Comunista d'Italia nato  a Livorno il 21 gennaio 1921 Il 1° Congresso del Partito Comunista d'Italia nato  a Livorno il 21 gennaio 1921 Il 1° Congresso del Partito Comunista d'Italia nato  a Livorno il 21 gennaio 1921

Il 1° Congresso del Partito Comunista d'Italia nato  a Livorno il 21 gennaio 1921

Il I Congresso del Partito Comunista d'Italia si tenne a Livorno il 21 gennaio 1921, in seguito alla scissione della frazione comunista al termine del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano.

Dopo il II Congresso del Comintern del luglio e agosto 1920, che aveva fissato i 21 punti da rispettare per entrare a far parte dell'Internazionale Comunista, si erano create nel Partito socialista forti divergenze sulle modalità e il grado di autonomia con cui applicare le direttive internazionali. Uno dei temi di maggiore contrasto fu quello dell'espulsione degli esponenti riformisti, espressamente prevista dai 21 punti ma osteggiata, oltre che dall'ala destra del PSI vicina a Filippo Turati, anche dalla maggioranza dei massimalisti che avevano vinto il precedente congresso

A settembre l'ala sinistra del partito ottenne l'approvazione in Direzione di un ordine del giorno firmato da Umberto Terracini che proponeva il recepimento integrale ed incondizionato dei 21 punti, e con esso l'espulsione dei riformisti. Tale votazione, conclusasi con sette voti favorevoli contro cinque, delineò quelle che sarebbero state al successivo congresso le due frazioni principali, quella comunista pura, guidata da Amadeo Bordiga, e quella dei comunisti unitari di Giacinto Menotti Serrati. La minoranza di destra del PSI avrebbe invece dato vita, con un convegno tenuto ad ottobre a Reggio Emilia, alla frazione di concentrazione socialista. A queste tre correnti si aggiunsero poi due componenti minoritarie, quella dei rivoluzionari intransigenti e quella della circolare.

La frazione comunista

Le due principali aree della frazione comunista facevano capo ad Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci

L'esigenza di dare alla classe operaia una guida radicalmente diversa dalla «tradizione pseudorivoluzionaria» del PSI e di costituire un nuovo organo, il Partito comunista, ormai «indispensabile per la rivoluzione proletaria», portò nel mese di ottobre al consolidamento della frazione comunista. In essa si riunirono l'area che faceva capo a Bordiga, principale ispiratore ed organizzatore della frazione, il gruppo torinese sviluppatosi attorno a Gramsci e a L'Ordine Nuovo, esponenti del massimalismo di sinistra e gran parte della Federazione giovanile

L'atto ufficiale di costituzione fu un manifesto-programma sottoscritto a Milano il 15 ottobre 1920 da Bordiga, Gramsci, Misiano, Terracini, Bombacci, Repossi, Fortichiari e Polano. Pochi giorni dopo la frazione ebbe l'approvazione di Zinov'ev che, anche a nome di Lenin, Trockij e Bucharin, sottolineò come essa costituisse l'unico appoggio dell'Internazionale in Italia

La mozione che i comunisti avrebbero presentato al congresso socialista fu ratificata definitivamente in un convegno svoltosi al Teatro comunale di Imola tra il 28 e il 29 novembre, e per questo fu detta anche mozione di Imola. Il testo mirava alla trasformazione del Partito socialista in Partito comunista, da cui sarebbe stato necessario escludere i concentrazionisti e comunque tutti coloro che al congresso avrebbero votato «contro il programma comunista del Partito e contro l'impegno all'osservanza completa delle 21 condizioni d'ammissione all'Internazionale». Il convegno di Imola non trattò esplicitamente il percorso da seguire nel caso che la mozione fosse rimasta in minoranza al congresso, ma l'ipotesi della scissione era già concretamente delineata.

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