Giovedì, 13 maggio 2021 - ore 05.39

Il Cremasco, come area vasta, con il Bergamasco o con Milano di Virginio Venturelli

Il Cremasco dovrebbe trovare l’inserimento entro i confini della nuova area vasta bergamasca, in alternativa a quella ipotizzata dall’accorpamento tra Cremona-Mantova, mancante di ogni ragione geografica, storica, culturale, sociale ed economica, nonché all’ipotesi di far parte della città metropolitana di Milano.

| Scritto da Redazione
Il Cremasco, come area vasta, con il Bergamasco o con Milano di Virginio Venturelli

L’iter parlamentare della riforma costituzionale è quasi giunto alla conclusione; manca l’ultimo passaggio parlamentare alla Camera e dopo la consultazione referendaria confermativa,  prevista  nel prossimo autunno.

Il provvedimento noto per la prevista abolizione del Senato,  prevede  anche la “soppressione” delle Province, in ossequio a quanto anticipato  dalla legge ordinaria 56/2014 ( Del Rio)

Nel nuovo testo la parola “provincia” viene cancellata ovunque e  si legge che  “ La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato….”

Quanto sbandierato tuttavia, non è proprio vero visto il palese ripensamento sulla  eliminazione delle Province , che nella stessa riforma si evince dalla indicazione di  istituire un nuovo ente di area vasta che eserciti, di fatto, le funzioni già esercitate dalle Province.

Nulla di preciso viene detto sul mutamento delle circoscrizioni delle attuali Province,  futuri  nuovi enti di area vasta,  né sulle funzioni di questi ambiti, né  sui finanziamenti che dovrebbero disporre.

Insomma un cambiamento senza una visione d’insieme complessiva che rischia di tradursi in una contrapposizione  di ruoli e  di competenze  generali.

In questo contesto, non ci rimane che sperare nella  Regione Lombardia,  affinché trovi la miglior sintesi possibile tra i compiti da  assegnare alle  aree vaste (pianificazione urbanistica sovraccomunale, gestione dei rifiuti e dell’ambiente, viabilità, trasporti ecc. ) che non possono essere frammentati a livello comunale, né accentrati a livello regionale, ed  il  futuro assetto del territorio necessariamente da pensare in stretto collegamento  con la parallela riorganizzazione dei propri servizi  e  di quelli  decentrati dello Stato.

In altri termini oltre che puntare a far coincidere la maglia amministrativa a quella economica, sociale, infrastrutturale ed ambientale delle nuove vaste aree, alle stesse dovrebbero  far capo  anche :

- le  Aziende sanitarie ed ospedaliere,

- le istituzioni scolastiche, i parchi territoriali,

- gli ambiti territoriali ottimali di erogazione di servizi pubblici (acque, energia, trasporti, rifiuti ),

- le amministrazioni funzionali dipendenti da Ministeri o enti del governo centrale (tribunali, intendenze di finanza, Camere di Commercio, sovrintendenze ai beni culturali e così via)

Nel confronto avviato con la Regione pertanto, è indispensabile che il nostro attuale ambito provinciale, si presenti in modo coordinato  tra i soggetti istituzionali locali,  riconoscente e valorizzante le oggettive ed articolate sensibilità territoriali esistenti.

In questo contesto, senza alcuna velleità, ma con  analisi e ricognizioni  oggettive, il  Cremasco può e deve legittimamente porre sul tavolo le proprie aspettative e quindi, a mio avviso,  chiedere:

-il riconoscimento della nostra zona  come  area  omogenea, ai sensi dell’art 9 del vigente Statuto della Provincia  Cremona , non  chiusa  entro il perimetro attuale,  ma tesa ad una dimensione   sovra-provinciale,  aggregante  altre comunità limitrofe;

-il sostegno dei  Presidenti delle Province  di Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona, già sottoscrittori  di un  protocollo  sulla gestione unitaria di diversi servizi a favore dei cittadini e delle imprese, al riconoscimento di un’ area omogenea comprendente il territorio cremasco, i comuni bergamaschi e quelli lodigiani posti lungo il fiume Serio e Adda, ovvero  interessati  dalle stesse  vie di comunicazione;

-l’inserimento del nostro territorio entro i confini della nuova area vasta  bergamasca, in alternativa a quella ipotizzata dall’accorpamento tra Cremona-Mantova,  mancante di ogni ragione geografica, storica, culturale, sociale ed economica, nonché  all’ipotesi di  far parte della città metropolitana di Milano.

Sull’argomento è tempo di proposte definite, di partecipare  più decisamente  alla costruzione del nostro futuro anziché passivamente attendere che altri decidano per noi, a tavolino, davanti ad  una carta geografica.

Per quanto appena accennato credo sia giunto il tempo anche di ascoltare  l’orientamento dei  cittadini cremaschi,  finora  scarsamente coinvolti sul tema e sulle variegate prospettive.

A chi ha le maggiori responsabilità politiche ed amministrative nel riordino  degli assetti in corso, suggerisco pertanto di non ignorare ulteriormente il parere del territorio,  facilmente acquisibile anche tramite una organizzata, semplice ed economica  consultazione on-line nei siti  comunali e/o delle associazioni di categoria.

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