La morte del giovanissimo lavoratore nei campi di Stagno Lombardo, in provincia di Cremona, è un fatto drammatico che colpisce nel profondo tutta la nostra comunità.
Non possiamo e non dobbiamo considerarlo un incidente come tanti: è una tragedia che interpella tutti noi.
Di fronte a una vita spezzata così presto, mentre si raccoglievano i frutti della terra sotto un caldo insopportabile, sentiamo anzitutto il dovere del cordoglio, della vicinanza e del rispetto verso la sua famiglia, i suoi amici e tutte le persone che gli volevano bene. A loro va il nostro pensiero più sincero.
Ma il dolore, da solo, non basta. Perché quanto accaduto rappresenta una sconfitta collettiva. È una sconfitta per la comunità cremonese, per il sistema imprenditoriale, per il mondo sindacale, per le istituzioni e anche per la politica. Nel 2026 non è pensabile che un ragazzo così giovane possa morire di lavoro, in un campo, stroncato da condizioni estreme e da un sistema che evidentemente non ha saputo proteggere fino in fondo la sua vita.
Dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità: questo è l'ennesimo lavoratore equiparato a mezzo di produzione. Pagato poco e sfruttato finché funziona. E questo succede ovunque in Italia: non solo nel sud (dove lo si ritiene scontato) ma anche nel nord presunto civile ed evoluto. Il deterioramento delle condizioni del lavoro e dei salari, l’abbassamento delle tutele, la normalizzazione della fatica estrema e dei rischi legati al caldo eccessivo stanno attraversando tutto il Paese, anche i territori più produttivi, più sviluppati, più forti.
Per questo questa tragedia deve essere una sveglia fortissima. Non possiamo limitarci alla commozione del momento. Servono più controlli, più prevenzione, più responsabilità da parte delle imprese, più strumenti per fermare il lavoro quando le condizioni climatiche diventano incompatibili con la sicurezza e la dignità della persona. E serve una battaglia culturale e politica che rimetta al centro il valore del lavoro, ma soprattutto il valore della vita umana.
Come Partito Democratico della città di Cremona sentiamo il dovere di contribuire a questa assunzione di responsabilità collettiva. Nessuno può voltarsi dall’altra parte. Per la nostra Costituzione l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ma ormai per molti si fonda sullo sfruttamento. Evidentemente sempre di "risorse" si tratta...
Roberto galletti segretario cittadino Pd
Rosolino Azzali, Segreterio provinciale Pd



