Lunedì, 25 ottobre 2021 - ore 05.59

Il ghiacciaio dell’Adamello perde ogni anno 14 milioni di metri cubi di acqua

L'area del ghiacciaio era 19 km2 del 1957 e circa 17.7 nel 2015. Riduzione dello spessore di 10-12 metri dal 2016 ad oggi

| Scritto da Redazione
Il ghiacciaio dell’Adamello perde ogni anno 14 milioni di metri cubi di acqua

Secondo il monitoraggio effettuato nella prima tappa della Carovana dei ghiacciai di Legambiente sui ghiacciai dell’Adamello in Lombardia, «Ogni anno sull’Adamello, il ghiacciaio più esteso d’Italia, spariscono 14 milioni di metri cubi di acqua pari a 5600 piscine olimpioniche. La sua estensione areale infatti si sta riducendo progressivamente, passando dai circa 19 km2 del 1957 ai circa 17.7 del 2015. Seppure lo spessore del ghiacciaio sia notevole (sono stati misurati 270 metri a Pian della Neve nel 2016), negli ultimi anni si sta registrando anche una progressiva riduzione pari a 10-12 metri dal 2016 ad oggi».  Carlo Baroni, responsabile Alpi Centrali del Comitato Glaciologico CGI, aggiunge che «Si registra anche un marcato ritiro della sua fronte di oltre 2000 m negli ultimi 160 anni tanto da poter parlare, dati CGI alla mano, di un progressivo ritiro, interrotto da blande pulsazioni positive, l’ultima durante i primi anni del 1980. Durante la Piccola Età Glaciale (terminata a metà del 1800), il Massiccio dell’Adamello insieme al Presanella ha ospitato oltre 100 corpi glaciali. Da allora, i ghiacciai presenti sul Massiccio hanno perso oltre il 50% della superficie totale».

Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente, ha ricordato che «Le masse glaciali dell’Adamello, il più grande ghiacciaio d’Italia, colpiscono in quando a dimensioni e bellezza e lasciano  grande sconcerto al pensiero che nei prossimi decenni se continueremo con il trend attuale di immissioni di gas climaterianti, non potranno più essere ammirate dai numerosi turisti che raggiungono il passo del Presena. Sicuramente un motivo in più perché si costruisca una maggiore consapevolezza nei cittadini e nei governanti. Stiamo assistendo alla scomparsa di un patrimonio inestimabile poiché non si tratta solo di bellezza e di importanti riduzioni di risorse idriche oltre che di aumento del dissesto. Gli studi di Valter Maggi (CGI- Università Milano Bicocca) ci fanno capire come attraverso la memoria custodita dal ghiacciaio è possibile raccontare la storia di come si sono evoluti l’umanità e l’ambiente. Ciò nonostante  noi stiamo perdendo questi preziosissimi archivi. Per recuperare ancora qualcosa bisogna andare in fretta, sempre più in fretta per portare a casa il maggior numero di informazioni possibili che tra poco spariranno poiché non c’è nulla di diverso da una casa che va in fiamme e si perde tutto».

Il segretario del CGI, Marco Giardino, ha sottolineato che «Se si potesse esprimere la Tappa dell’Adamello con un’immagine, questa sarebbe una fotografia in bianconero ad elevato contrasto. Un’immagine forte, d’impatto, in grado di mettere chiaramente a confronto i segni delle espansioni glaciali del passato e gli attuali diffusi fenomeni di deglaciazione del massiccio. Il contrasto tra la piccola massa di neve e ghiaccio del Presena e l’ancora imponente altopiano glaciale dell’Adamello, che pure mostra nettamente segni di sofferenza ai suoi margini, dai circhi di alimentazione alle lingue effluenti. Il contrasto fra diversi strati di neve, nevato e ghiaccio con evidenze sia in superficie sia nelle profondità del ghiacciaio, come evidenziano i rilievi nivologici, i monitoraggi glaciologici e le perforazioni che hanno permesso di estrarre informazioni preziosissime sulla storia antica e recente del ghiacciaio dell’Adamello. Studi che oggi si rivelano fondamentali per disegnare gli scenari ambientali del futuro, indispensabili per progettare ed attuare la mitigazione e l’adattamento al riscaldamento climatico. La prima tappa della Carovana dei ghiacciai ha dimostrato che la cooperazione che si realizza oggi fra ricercatori e operatori glaciologici sull’Adamello è di buon auspicio per superare l’apparente contrasto fra uomo e natura. Un’impresa necessaria anche in retrospettiva, pensando alle tracce della Prima Guerra Mondiale che sull’Adamello ci parlano di contrasti e conflitti: non solo fra eserciti di nazioni belligeranti, ma anche fra gli uomini e la natura glaciale inospitale».

Particolarmente suggestivo e emozionante, durante l’escursione verso il ghiacciaio del Presena effettuata dalla Carovana, il Saluto al ghiacciaio con l’artista Paola Turroni che ha letto di brani e poesie.

Come testimoniato dai rilevamenti effettuati da Amerigo Lendvai del Servizio Glaciologico Lombardo (SGL), Christian  Casarotto del MUSE, Museo delle Scienze di Trento e Gianluca Tognoni di Meteotrentino, l’altipiano sul quale si estende il ghiaccio dell’Adamello si trova al di sotto delle condizioni di equilibrio in cui sono abitualmente i ghiacciai delle Alpi lombarde (3400 m di quota contro i 3000 m dell’Adamello) e da questo derivano le condizioni di particolare fragilità del ghiacciaio

Dalle osservazioni effettuate in questa tappa della Carovana di Legambiente nell’area del ghiacciaio  si registrano  «Affioramenti di isole rocciose che trasmettendo più calore enfatizzano così il processo di fusione glaciale. Nello stesso tempo il ghiacciaio si frammenta come è accaduto di recente al settore di ghiacciaio accanto al rifugio Caduti dell’Adamello, il quale fino a dieci anni fa era in contatto con la massa glaciale principale e ora è staccato. Altri circhi glaciali si stanno staccando dalla massa glaciale. Con le misure tramite paline ablatometriche (aste graduate inserite nella massa glaciale attraverso perforazioni) si osservano ovunque dati negativi che vanno da meno 0.7 metri all’anno del Pian di Neve ai meno 2,9 metri all’anno nella lingua effluente del Mandrone, a meno 4,5 metri all’anno nella parte inferiore della stessa».

Anche nel 2019, nonostante l’innevamento di inizio estate sia stato abbondante, la fine della stagione si è chiusa con un’ingente fusione di ghiaccio e le osservazioni del 2021 evidenziano che «La neve residua è già quasi esaurita nel mese di agosto nella stazione di misura nei pressi del passo Veneracolo (3100 metri s.l.m.).

Altre osservazioni della superficie del ghiacciaio permettono di individuare le aree più sofferenti: «Una serie di crepacciature con andamento semicircolare definiscono dei calderoni, ovvero delle depressioni in cui la superficie del ghiacciaio collassa in corrispondenza di cavità endoglaciali, che si vanno allargando progressivamente. Le dimensioni di una di queste depressioni misurate dal SGL alcuni anni fa erano pari a 90 metri di larghezza e 15 di profondità».

Dopo la prima tappa, la Carovana dei Ghiacciai continua il suo viaggio attraverso le Alpi, e da domani 26 agosto fino al 28 sarà in Alto Adige per monitorare il Ghiacciaio Vedretta Lunga.

 

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