Venerdì, 18 giugno 2021 - ore 19.52

Il vaccino contro il Covid-19 si avvicina, ma quello contro la sfiducia resta tutto da creare

''Il problema dell'esitazione vaccinale è fortemente correlato alla mancanza di fiducia nel governo''

| Scritto da Redazione
Il vaccino contro il Covid-19 si avvicina, ma quello contro la sfiducia resta tutto da creare

Non si fa in tempo a esultare per la notizia che il vaccino per il Covid-19 della Pfizer-Biontech sembra efficace al 90% – siamo alle fasi finali della sperimentazione, ma non è ancora finita – che uno studio internazionale pubblicato su Nature Medicine ci serve il paradosso: i ricercatori hanno intervistato oltre 13mila persone in 19 Paesi diversi, e il 28% dei rispondenti o rifiuterebbe o esiterebbe di fronte alla possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19.

Così, i no vax, o gli scettici vax, o i dubbiosi vax o come li si vogliano chiamare, rischiano di mandare a monte una delle vere speranze per la risoluzione dell’emergenza mondiale? Di sicuro pongono un problema che impone di scavare più a fondo: dietro la sfiducia per i vaccini c’è quella per le istituzioni pubbliche.

Ma andiamo nel dettaglio: il team di ricerca è formato dalla City University of New York Graduate School of Public Health and Health Policy (CUNY SPH), il Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal), il Vaccine Confidence Project alla London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM) e dalla Georgetown University Law School. Il frutto di questo lavoro congiunto è lo studio A global survey of potential acceptance of a COVID-19 vaccine è stato fatto sulla base dei dati raccolti con il sondaggio COVID-SCORE precedentemente convalidato su un campione di oltre 13.400 individui provenienti da 19 paesi che sono stati duramente colpiti dal virus.

I risultati sono disarmanti: solo il 72% dei partecipanti probabilmente prenderebbe il vaccino contro il Covid-19. Del restante 28%, il 14% rifiuterebbe, mentre il 14% esiterebbe, il che “si traduce in decine di milioni di potenziali evitatori di vaccini”.

“Abbiamo scoperto –  ha affermato Jeffrey V. Lazarus, ricercatore ISGlobal e coordinatore dello studi – che il problema dell’esitazione vaccinale è fortemente correlato alla mancanza di fiducia nel governo. La fiducia nei vaccini era invariabilmente più alta nei paesi in cui la fiducia era più alta”.

Per il co-coordinatore dello studio Ayman El-Mohandes, la soluzione sarebbe “aumentare la fiducia nei vaccini e migliorare la comprensione del pubblico su come possono aiutare a controllare la diffusione di COVID-19 nelle loro famiglie e nelle loro comunità”.

Il paese con il punteggio più alto di risposte positive “all’assunzione di un vaccino provato, sicuro ed efficace” è stata la Cina (87%), che ha avuto anche la percentuale più bassa di risposte negative (0,7%. Dall’altro lato, la Polonia ha avuto il maggior numero di risposte negative (27%), mentre gli intervistati russi hanno fornito il numero più basso di risposte positive (55%). Negli Stati Uniti, il 76% degli intervistati ha risposto positivamente, l’11% era negativo e il 13% non aveva opinioni.

Il punto quindi è avere governi capaci, autorevoli oppure autoritari? Di certo il problema è pressante, perché i dati dello studio sono di fine ottobre. Dunque neppure l’esperienza che stiamo vivendo e la possibilità di uscirne valgono di fronte all’idea che tutto questo sia “un complotto”, o nella migliore delle ipotesi, “tutto colpa del malgoverno”. Nel merito, un dato su tutti: “le persone che si erano ammalate di COVID-19, o i cui parenti si erano ammalati, non avevano più probabilità di rispondere positivamente”.

“Sarà tragico se sviluppiamo vaccini sicuri ed efficaci e le persone si rifiutano di prenderli. Dobbiamo sviluppare uno sforzo solido e sostenuto per affrontare l’esitazione del vaccino e ricostruire la fiducia del pubblico nei benefici personali, familiari e comunitari delle immunizzazioni “, avverte Scott C. Ratzan, co-autore dello studio. “I nostri risultati sono coerenti con i recenti sondaggi negli Stati Uniti, che mostrano una diminuzione della fiducia del pubblico in un vaccino COVID-19”, conclude.

Heidi J. Larson, coautrice dello studio e professoressa e direttrice del Vaccine Confidence Project presso LSHTM, afferma: “Questi risultati dovrebbero essere un invito all’azione per la comunità sanitaria internazionale. Se non iniziamo a costruire l’alfabetizzazione vaccinale e a ripristinare la fiducia del pubblico nella scienza oggi, non possiamo sperare di contenere questa pandemia “.

Per chi ha dimestichezza con i temi della green economy, le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori richiamano a un’esigenza pressante per lo sviluppo sostenibile: il superamento delle innumerevoli sindromi Nimby e Nimto che, il caso italiano è lampante, bloccano la possibilità di costruire impianti di pubblica utilità nell’economia circolare come nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Anche in questo caso in buona parte il problema si fonda su una mancanza di fiducia nelle istituzioni – assenti e deboli, come le ha definite in proposito il compianto Zygmunt Bauman –, e anche qui si tratta di prendere di petto al situazione investendo risorse “nel migliorare la comprensione del pubblico” su quali benefici economia circolare e fonti rinnovabili possono portare. Un problema di informazione e comunicazione, dunque.

 
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