La sentenza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione che si allega
è di quelle che si possono definire "storiche".
Dopo un lunghissimo contenzioso - durato ben 5 gradi di giudizio - il
contenzioso dell'INPS avverso la Cooperativa sociale Noncello di
Pordenone si è concluso con una pronuncia che riconosce il diritto di
un'amministrazione regionale, in questo caso la Regione Autonoma Friuli
Venezia Giulia, di allargare la platea delle persone "svantaggiate",
andando oltre - ma non contro - l'art. 4 della legge 381/1991 sulla
cooperazione sociale.
Si tratta di una sentenza che non si è limitata a riconoscere alla Coop
Noncello il suo più che trentennale lavoro di inserimento lavorativo
(migliaia di persone hanno così potuto ri/acquisire una chance di vita e
dignità sociale loro precedentemente negata), ma ha posto il Legislatore
di fronte all'urgenza di attuare quella possibilità che lo stesso art. 4
aveva consegnato al governo, ipotizzando un decreto interministeriale
per estendere le categorie di svantaggio non originariamente individuate
dalla legge. In caso contrario, le stesse Amministrazioni Regionali,
sulla base di questo pronunciamento, vedranno loro aperta la via di un
intervento legislativo autonomo.
Ancora una volta la Coop Noncello - che, fondata nel 1981 nell'ambito
del processo di attuazione delle riforma "Basaglia", è stata a lungo la
più grande cooperativa sociale di inserimento lavorativo di tutto il
territorio nazionale, e forse dell'intera Europa - si conferma luogo di
sperimentazione ed innovazione per tutto il settore sociale.
Gian Luigi Bettoli, presidente Legacoopsociali Fvg
Al proposito, il presidente della Coop Noncello, Stefano Mantovani, ha dichiarato:
"La sentenza della Cassazione che ha dato ragione alla coop Noncello conclude un
lungo periodo di incertezze e apre certamente per tutti noi e non solo una nuova stagione.
Vorremmo cogliere questo momento con grande entusiasmo, ma ogni nostro slancio viene frenato,
non tanto dall'insoddisfazione o dal pessimismo ma semmai dalla necessità di rileggere
ciò nella contemporaneità con un approccio critico e concreto.
Le considerazioni sono molteplici e complesse ma in questo istante vorrei focalizzare
due punti in particolare:
1) i costi sostenuti per più dieci anni nelle aule dei tribunali sono importanti.
Oggi la Cassazione conferma che il nostro operato andava bene, ma quanto abbiamo speso
(parliamo di qualche centinaio di migliaia di euro) non verrà reso. E questo ci fa pensare.
2) La sentenza inoltre esprime la necessità dell'ampliamento delle categorie dello svantaggio
per i quali è prevista la decontribuzione nella gestione dei relativi stipendi, seguendo
le strategie e le indicazioni dell'UE. Credo però che questa questione non possa essere
semplificata all'ampliamento delle categorie dello svantagio nell'art.4 della L.381/91,
ma semmai che si provveda al più presto ad una ridefinizione delle modalità di gestione
dell'inserimento lavorativo al fine di garantire l'accesso al lavoro anche ai soggetti
più problematici.



