Il drammatico gesto avvenuto nel carcere di Cremona impone una riflessione seria e non più rinviabile sulle condizioni del sistema penitenziario nel nostro Paese.
Quanto accaduto non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca: è il segnale evidente di un sistema che troppo spesso non riesce a garantire dignità, tutela della salute e reali percorsi di recupero.
Le carceri italiane, in troppe realtà, non rappresentano oggi un luogo capace di accompagnare le persone in un autentico percorso sociale, educativo e di reinserimento.
Al contrario, finiscono per aggravare fragilità, produrre ulteriore disagio e alimentare condizioni di sofferenza e patologia. Un sistema che genera nuovo disagio non rafforza la sicurezza delle comunità, ma contribuisce a renderle più fragili e più esposte.
Accanto a questo, non si può ignorare la condizione di chi ogni giorno lavora negli istituti penitenziari. Anche il personale del carcere ha bisogno di maggiore attenzione, tutele e supporto, perché si trova troppo spesso a gestire situazioni drammatiche, complesse e ad altissimo impatto umano e psicologico.
Chiedere un sistema penitenziario più giusto ed efficace significa anche riconoscere il valore del lavoro svolto dagli operatori e mettere queste donne e questi uomini nelle condizioni di operare con strumenti adeguati, organici sufficienti e sostegno concreto.
Per questa ragione serve una riforma vera, profonda e coraggiosa del sistema carcerario nazionale: più personale, più sostegno psicologico e sanitario, più formazione, più opportunità educative e lavorative, più attenzione alla dignità della persona e al reinserimento sociale. La sicurezza non si costruisce con la propaganda né con i commenti di circostanza a ogni fatto di cronaca, ma affrontando alla radice i problemi.
È sempre più inaccettabile l’atteggiamento di un Governo che preferisce rincorrere l’emergenza con slogan e operazioni di facciata, invece di assumersi fino in fondo la responsabilità di una riforma strutturale.
Continuare a prendere in giro i cittadini con campagne propagandistiche non risolve nulla, né per chi vive negli istituti penitenziari né per chi vi lavora, né per le comunità che chiedono sicurezza vera, legalità e coesione sociale.
Come Partito Democratico di Cremona ribadiamo con forza che il carcere deve tornare a essere uno strumento di giustizia e recupero, non un luogo in cui si accumulano sofferenza, abbandono e nuove marginalità.
Roberto Galletti , segretario cittadino PD Cremona



