Martedì, 25 giugno 2019 - ore 05.49

L’ECOSTORIA COPPETTI, L’ULTIMO TESTIMONE PRESENTATA AL FILO LA DOCU-INTERVISTA PRESENTE VALDO SPINI

LA RELAZIONE DI VALDO SPINI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE ROSSELLI.

| Scritto da Redazione
L’ECOSTORIA COPPETTI, L’ULTIMO TESTIMONE PRESENTATA AL FILO LA DOCU-INTERVISTA  PRESENTE VALDO SPINI L’ECOSTORIA COPPETTI, L’ULTIMO TESTIMONE PRESENTATA AL FILO LA DOCU-INTERVISTA  PRESENTE VALDO SPINI L’ECOSTORIA COPPETTI, L’ULTIMO TESTIMONE PRESENTATA AL FILO LA DOCU-INTERVISTA  PRESENTE VALDO SPINI L’ECOSTORIA COPPETTI, L’ULTIMO TESTIMONE PRESENTATA AL FILO LA DOCU-INTERVISTA  PRESENTE VALDO SPINI

L’ECOSTORIA COPPETTI, L’ULTIMO TESTIMONE PRESENTATA AL FILO LA DOCU-INTERVISTA  PRESENTE VALDO SPINI

LA RELAZIONE DI VALDO SPINI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE ROSSELLI.              

Se è permesso a chi scrive di indulgere ad un irrefrenabile compiacimento, l’incipit della cronaca della conferenza, svoltasi venerdì 17 maggio nella Sala della Società Filodrammatica Cremonese, non può che consegnare l’iniziativa della proiezione della docu-intervista, realizzata da Pierluigi Bonfatti Sabbioni “Mario Coppetti, l’ultimo testimone”, e del relativo approfondimento che si è avvalso del contributo del professor Valdo Spini e di autorevoli esponenti della vita associativa e culturale cremonese, alla confortante consapevolezza di aver aggiunto un significativo segmento alla divulgazione storiografica dell’epoca contemporanea. E, almeno per un tardo pomeriggio di una temperie marcata da una intollerabile regressione civile, reintrodotto segnali di buona politica e di stretta aderenza alla verità storica.

La testimonianza postuma del più volte celebrato scultore/partigiano, che lungo tutto il suo percorso esistenziale ha dispensato coerenza ideale e generosità civile, rappresenta indubitabilmente un gesto a valere, partendo dall’interpretazione feconda degli avvenimenti attraversati nel corso di un secolo, come sicurvia per i posteri che volessero continuare a declinare le consapevolezze della giustizia sociale e del progresso alla luce della fede incrollabile nei valori permanenti della libertà, della democrazia, dell’inclusione civile.

Che costituiranno i perni esistenziali dell’ apprendista scultore cremonese il quale, come si evince dall’intervista, prendeva le distanze dalla cappa opprimente, rappresentata dal contesto che era diventata la Cremona asservita al ras dei ras, per respirare a pieni polmoni l’aria eccitante (ancora per poco) dell’apertura, dei fermenti culturali, delle libertà collettive ed individuali, dell’avanguardia sperimentale, offerta dalla capitale transalpina.

L’aspettativa del giovane cremonese, figlio di un ferroviere socialista, interessato a perfezionare una maestria artistica già avviata sia presso l’affermata scuola Ala Ponzone sia coll’apprendistato presso autorevoli scultori dell’epoca, con un modello esistenziale e civile, che in Italia e a Cremona veniva (semmai fosse mai esistito) conculcato da un corso regressivo, si sarebbe materializzata già all’arrivo alla Gare de Paris-Saint-Lazare, nelle sembianze di uno sciopero generale dei ferrovieri. Un evento, questo che, intanto per cominciare, era completamente scomparso da oltre un decennio dal radar delle prerogative civili, a seguito delle terapie praticate con dosi da cavallo da un certo avventuriero massimalista d’ordine praticata a dosi da cavallo da un certo avventuriero, esordito sulla scena politica e giornalistica col proposito dichiarato di riscattare il popolo.

Diamo conto degli interventi di apertura dell’incontro di Giorgio Mantovani, presidente della Società Filodrammatica Cremonese (che congiuntamente ad ANPI, ANPC, L’Eco del Popolo) ha promosso l’iniziativa, e di Silvia Coppetti, figlia del personaggio scomparso un anno fa.

E qui finiamo la presentazione della cronaca del bell’evento di approfondimento storico-culturale, che affidiamo alla sintesi dei contributi dei suoi protagonisti. In primis a Giuseppe Azzoni, che è stato, si potrebbe dire, il talent scout dell’apprezzabile lavoro di Pierluigi Bonfatti Sabbioni (assente fisicamente a causa di precedenti impegni, benché col suo lavoro al centro delle riflessioni).

Come ha premesso Azzoni, “il regista ha una lunga ed apprezzabile esperienza nella produzione di video. Già negli anni 80 ci lavorava e partecipò con un suo “corto” al Torino Film Festival. Nel corso degli anni ha effettuato numerosi film – documenti su personalità e vicende del nostro territorio o su temi più generali: cito solo l'intervista a Mario Lodi e quella a Giuseppe Morandi, ricche di inserti sulla scuola e la civiltà contadina; ed ancora una ricostruzione della nostra Resistenza con gli interventi di protagonisti della stessa nella nostra provincia, tanto più importante in quanto molti di essi oggi non sono più tra noi. E poi ha documentato memorabili lotte sociali del nostro territorio e quant'altro. Lavora per Scuole ed Istituzioni e mi ha parlato di un Centro di video storia territoriale a Casalmaggiore.

Il titolo di questo video, “L'ultimo testimone”, evoca il fatto che al momento dell'intervista Mario Coppetti era – con tutta probabilità – l'ultimo compagno ancora vivente ad aver visto ancora in vita Carlo Rosselli nel giugno 1937, appena prima dei tragici fatti di cui qui lui racconta.

L'intervista è opportunamente arricchita con immagini d'epoca appropriate, alcune anche molto rare.

Chi ha avuto modo di frequentare Mario Coppetti credo rimarrà colpito, almeno io lo sono stato, dalla naturalezza e veridicità della ripresa... Coppetti in questo filmato è in pieno, tranquillamente, proprio lui... nel suo modo di essere e di fare... risponde, spiega, ricorda esperienze eccezionali in maniera sobria e chiara... spesso si muove, mentre parla, va a prendere un documento in un cassetto per mostrarlo, si alza per indicare un giornale dell'epoca o immagini appese al muro... si china a raccogliere la posta appena arrivata ed infilata dal postino sotto il portone di casa.

Insomma ci viene riportata una immagine viva e genuina, rimane un ricordo privo di ogni apparenza artificiosa.

Ed è così che ci fa ripercorrere vicende politiche ed umane, incontri e frequentazioni straordinarie quali furono quelle nella Parigi degli anni '30 con Carlo Rosselli, Guido Miglioli, il futuro padre costituente Ernesto Caporali...

Così racconta di come ha maturato la piena condivisione degli ideali del socialismo democratico e liberale di Giustizia e Libertà: di questo ci parlerà, dopo la proiezione, il Presidente della Fondazione “Carlo e Nello Rosselli” che ringraziamo vivamente per essere qui oggi.

Parla del fascismo, dei suoi crimini e della sua soffocante dittatura, dell'arroganza di Farinacci, del disastro al quale tutto ciò ha portato l'Italia.

E parla dei valori, dei sacrifici, degli eroismi dell'antifascismo, ma anche delle sue difficoltà a mantenersi unito.

In particolare parla in più punti del comunismo... un tema che era in lui sempre presente, io stesso tante volte l'ho sentito e ne ho discusso con lui. In merito vorrei dire che il suo era un pensiero ed una coerente pratica nella sua vita politica che non vanno banalizzati. Totale è la ripulsa dello stalinismo e relativa torsione comunismo – dittatura, ripulsa che si scontrava all'epoca con la posizione dei partiti comunisti tutti. Nel video sentiamo come questa ripulsa sia stata rafforzata da testimonianze che ci riporta: di Carlo Rosselli di ritorno dalla Spagna, di Guido Miglioli di ritorno dalla Russia... Accanto a questa ripulsa c'è, su un piano diverso, una critica, certamente serrata e senza concessioni, del massimalismo e del comunismo anche italiano, particolarmente in rapporto al tema della libertà. Un critica che viene dal pensiero di Bissolati, di Turati, dei Rosselli, di Saragat. Critica, questa, volta a mostrare le contraddizioni con le comuni radici, idealità, finalità del movimento operaio e che non ha certo impedito, in generale e nella stessa esperienza politica ed umana di Coppetti esperienze comuni e battaglie unitarie sui temi dell'antifascismo, della giustizia sociale e nelle istituzioni democratiche. Nel video stesso riprende peraltro anche amicizie fraterne e profonde con compagni di fede comunista, come sappiamo, da Franz Cortese al dottor Pugnoli ad altri.

Scorrono nell'intervista tante altre cose: gli affetti familiari, gli stretti legami con altri artisti, a partire dallo scultore Ruffini al pittore Sartori, l'intenso rapporto con l'insegnamento e la scuola.

Ed infine appare davvero preziosa la parte dedicata alle riprese di sculture, presenti nelle stanze che vengono percorse durante l'intervista... Sottolineo “parte davvero preziosa” (anche per la qualità delle riprese pur non fatte certo in uno studio attrezzato) sia per la bellezza e spesso l'intensità espressiva delle opere che vediamo sia per il privilegio di sentirle commentare dall'autore stesso con particolari e ricordi … appunto preziosi! 

Al termine della presentazione e della proiezione è toccato a Valdo Spini, presidente della Fondazione Carlo e Nello Rosselli (un’istituzione di carattere storico-culturale che svolge un impressionante volume di attività di alto livello), nonché indimenticato ed apprezzato  protagonista di una recente stagione del socialismo riformista italiano, tracciare e rimarcare le connessioni tra il percorso della testimonianza di Mario Coppetti ed il retroterra più ampio della stagione in cui fu definito il progetto del Socialismo Liberale e della fondazione del movimento di Giustizia e Libertà.

Il relatore ha più volte sottolineato che i fratelli Rosselli, figli di una famiglia agiata ed evoluta, costantemente impegnata dalla metà dell’800 nelle vicende politiche sul versante risorgimentale e nella causa dell’irredentismo nazionale, avevano costituito, proprio nel contesto di massimo consenso popolare de regime totalitario, la contestazione più temibile (come era stato un decennio prima l’opposizione di Giacomo Matteotti) del fascismo e di Mussolini.”

Valdo Spini ha ricordato che in quello scenario di metà ventennio il regime aveva consolidato il processo di fascistizzazione e l’indotto delle velleità colonialiste (che tanta presa emotiva avevano suscitato nelle masse popolari come inaspettatamente in certe élites intellettuali); mentre, anche come conseguenza di tutto ciò, il fronte antifascista, diviso e soprattutto estirpato (ad eccezione dell’azione clandestina prevalentemente comunista) dalla realtà interna, appariva incapace di esercitare una credibile azione sovvertitrice.

Rosselli come Matteotti, che aveva nel 1924 inferto un colpo potenzialmente letale alla credibilità morale ed etica dell’incombente rivoluzione fascista, dieci anni dopo avanza, con la formazione delle brigate antifasciste nella guerra civile spagnola e con l’indicazione di una concreta sollevazione contro il regime, un progetto antifascista credibile.

Che, diversamente da altre letture e testimonianze, mette, attraverso le tesi del Socialismo Liberale del 1929 e la formazione del nuovo movimento di Giustizia e Libertà, mette in campo intelligenze, risorse civili e culturali, apporti nuovi e giovanili, suscettibili di costituire un’alternativa credibile. Che il tradizionale antifascismo non era stato, fin lì, in grado di fornire.

L’aggregato ideale, teorico e pratico risultante dalla capacità di far convergere vecchie scuole di pensiero (come il riformismo socialista turatiano e come il liberalismo di Gobetti) ed inediti ed originali apporti, destinati nel prosieguo a permeare la cultura civile nazionale, come quelli di Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei e Spartaco Lavagnini (che simbolicamente riposano nello stesso Cimitero Monumentale di Trespiano, nella tomba  sormontata dalla "spada di fiamma", emblema di GL, e dall’epitaffio vergato da Calamandrei “Giustizia e libertà, per questo morirono e per questo vivono”) rappresentava, in quegli anni Trenta, un attacco temibile alla continuità del regime liberticida, ma anche una risposta credibile di alternativa sostenibile per l’archiviazione della dittatura e per gli scenari successivi. Ai fini tanto della fuoruscita quanto della prefigurazione di un sostenibile modello liberaldemocratico e progressista. Come avrebbe dimostrato quella Costituzione repubblicana, che avrebbe tratto molta linfa da quelle intuizioni e da quell’aggregato di pensiero politico e sociale.

Con quella sua testimonianza Rosselli, rivelatosi capace di attrarre (come rivela Mario Coppetti) nuovi, giovani ed appassionati contributi, costituiva il più serio pericolo per la continuità del regime e, a valere negli scenari internazionali come negli equilibri interni, un accreditata alternativa nella transizione.

Se si ha presente tale attendibile presupposto, allora è facile comprendere che l’agguato sfociante in un esecrabile delitto, perpetrato  a Bagnoles-de-l'Orne il  9 giugno 1937, non costituisce un gesto isolato della lunga catena sanguinaria del capo del fascismo, bensì soprattutto una risposta mirata alla consapevolezza di ciò che rappresentava l’antifascismo di Giustizia e Libertà.

Del fondamento di tale riflessione si ha riscontro tanto nell’intervista di Coppetti quanto nell’ampio e documentato ragionamento di Valdo Spini.

I successivi contributi di Giancarlo Corada e di Angelo Rescaglio, presidenti rispettivamente dell’ANPI e dei Partigiani Cristiani, entrambi con un riconosciuto ed apprezzato passato di educatori e docenti in discipline storico-umanistiche, hanno accesso il riflettore dell’attenzione sulla correlazione tra il senso della testimonianza di Mario Coppetti e la finalizzazione negli scenari correnti.

Scenari in cui la memoria incapace di leggere quel che accadde allora e che arrischia di ripetersi oggi si rivela sempre più di rivelarsi nella migliore delle ipotesi un una memoria addomesticata, quando non una studiata opzione transitoria e funzionale a certi ritorni.

Una deduzione eccessiva ed arbitra, questa? A prescindere dalla continuità incessante con cui ogni giorno si manifestano segnali inquietanti di negazionismo e di banalizzazione del passato, come diversamente può essere percepito l’episodio che ha visto definire dalla madre di uno scolaro “comunista” (in un intento non esattamente elogiativo) la maestra che ha fatto leggere in classe il Diario di Anna Frank e che ha visto la direttrice didattica assumere provvedimenti disciplinari nei confronti della stessa (accusata di plagio nei confronti degli scolari)?

Che andrebbero preservati da letture su “avvenimenti funesti e luttuosi”, anziché resi, nel processo educativo, essere partecipi della memoria storica.

Anche sotto tale profilo la docu-intervista di Bonfatti Sabbioni, la testimonianza di Mario Coppetti, la relazione di Valdo Spini, il contributo di Azzoni, Corada e Rescaglio costituiscono oggi e costituiranno nel tempo un edificante apporto educativo.

 

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