Lunedì, 24 giugno 2019 - ore 11.59

L’ECOSTORIA 105 … ed oltre Cremona ricorda Coppetti

Nel precedente articolo avevamo osservato che il fato gli aveva consentito di lambire il settantatreesimo anniversario della Liberazione (una ricorrenza centrale e didascalica nella sua lunga testimonianza civile), ma non gli avrebbe fatto traguardare le 105 primavere.

| Scritto da Redazione
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L’ECOSTORIA  105 … ed oltre  Cremona ricorda Coppetti

 Nel precedente articolo avevamo osservato che il fato gli aveva consentito di lambire il settantatreesimo anniversario della Liberazione (una ricorrenza centrale e didascalica nella sua lunga testimonianza civile), ma non gli avrebbe fatto traguardare le 105 primavere.

 Dopo il compleanno “postumo” celebrato (ma non festeggiato come i precedenti, a partire da quello a tre cifre) comunitariamente nell’edifico principe che è il Municipio siamo certi del fatto che la figura di Mario Coppetti appartiene ormai alla memoria consolidata della sua Cremona. Nell’affetto, nella stima, nella considerazione che la sua figura riuscirà a suscitare ancora nel tempo, in termini di riferimento per il senso di appartenenza e di dedizione comunitaria. 

Un riferimento, accreditato da una lunga esistenza scandita da una dirittura costante e coerente e da gesti di generosità.

E’ questo, in sintesi, il messaggio che era implicito nelle aspettative dell’evento convocato nella sala dei Quadri e che è diventato manifesto nel suo scorrere e nelle sue conclusioni. Anche grazie alle testimonianze di cui daremo conto ed alla vasta partecipazione di chi non ha voluto mancare. Semplici cittadini come cremonesi investiti di pubblica funzione. Per dovere di cronaca segnaliamo, oltre che una rappresentanza delle autorità militari, il deputato cremonese Luciano Pizzetti, il Presidente della Provincia Davide Viola, il Presidente del Consiglio Comunale Simona Pasquali, il presidente della Commissione Cultura Rodolfo Bona, il presidente della Fondazione Cremona Uliana Garoli, le rappresentanze delle associazione partigiane, numerosi soci della Società Filodrammatica, la presidente dell’Associazione Zanoni, Clara Rossini; oltre che ovviamente la figlia ed il genero ed altri congiunti.

D’altro lato, il significato della convivio era anticipatamente racchiuso nel roster dei protagonisti della rievocazione della figura; scelti tra coloro che più dei molti altri erano stati vicini a Coppetti nei tanti “rami” di attività, in cui l’artista-partigiano aveva esplicitato la sua poliedrica personalità.

A coordinare gli interventi ha provveduto Fabrizio Loffi, giornalista ed apprezzato ricercatore di storia cremonese; il quale, inframmezzando con apprezzati spunti aneddotici, ha sottolineato la suggestione evocativa del protagonista di una lunga testimonianza. Che, va ricordato, gli è valsa, nel 2015, il riconoscimento di “cremonese dell’anno”.

Il presidente della partecipata assemblea ha voluto ricordare il merito indiscusso di Coppetti nell’aver contribuito a togliere dall’oblio e dalla trascuratezza la “Vittoria Alata” finita, nel corso delle peripezie belliche e post-belliche, nei negletti depositi del museo di San Pietroburgo. E, a seguito della perseverante campagna di Coppetti, restituita all’ostensione pubblica, per essere ammirata.

Il Sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti è partito da lontano, nell’evidente intento di delineare il ricco profilo esistenziale, attraverso la contestualizzazione della memoria storica.

“Stamattina, ha rivelato nell’approccio, ho partecipato alla cerimonia evocativa dell’esperienza dei campi di concentramento dei militari combattenti. Domani si svolgerà a Bonemerse la rievocazione, attinta dalle testimonianze dei diretti partecipi, della tragedia bellica. Si tratta di due momenti che riaprono le ferite che ci portiamo dentro. E che, invece, vanno metabolizzate dalla memoria storica, affinché quelle tragedie non abbiano a ripetersi”. Anche a ciò deve servire l’evocazione della sua figura, eclettica e poliedrica. Attorno a cui gravitano spunti e riflessioni, meritevoli di andare oltre la sua scomparsa.

Non ce ne siamo accorti subito, ma dopo. Ne ricorderò il tratto inclinante ad un sorriso, non di ostentazione ma di accoglienza. Di rivelazione dell’essere uomo ad un tempo di rivoluzione, implicita nella Resistenza militante, e di istituzioni, scaturite nei successivi scenari.

L’essere stato per una lunga vita anche artista ha completato questa complessa personalità, capace di suscitare speranza ed essere creativa nel generare buone e feconde relazioni.

E’ toccato ad Agostino Melega, apprezzato divulgatore di cultura e tradizione cremonese, mettere a frutto il senso di una lunga familiarità con cui, attraverso interviste  e raccolta di memorie, si è in grado di dispensare tasselli inediti del lungo percorso esistenziale.

In proposito si ricorderà il lungometraggio “Una lunga testimonianza scolpita nel secolo breve”, presentato nel giugno 2011 e realizzato, su commissione del Presidente della Società Filodrammatica Cremonese Giorgio Mantovani, da  Mino Baiocchi e Matteo Sessa con dialoghi curati dallo stesso Agostino Melega e da Gemma Mantovani.

Melega, custode di molte rivelazioni, è stato scelto da Coppetti per tramandare un’inedita circostanza, che ha unito in un comune edificio le vite di due patrioti, la sua e quella del poeta risorgimentale Giovanni Chiosi.

A rappresentare nello sforzo di rievocazione il segmento della testimonianza antifascista è stato il prof. Angelo Rescaglio, attuale presidente dell’Associazione Partigiani Cristiani, che l’ha conosciuto profondamente, anche per la comune attività di educatore, come collega del Liceo Scientifico.

Il tratto prevalente della sua personalità emergeva per un profondo culto della libertà, a voler essere preciso, della crociana religione della libertà, sempre correlata ad un senso del rispetto, della tolleranza e del ripudio della violenza. Che, nel corso degli anni della nostra lunga consuetudine nella scuola e nella testimonianza politica ed antifascista, ha sempre rimandato alle grandi riflessioni mazzolariane (La più bella avventura e Tu non uccidere). Se mi viene chiesto di indicare un tratto prevalente di questa ricca personalità, sottolineerei la grande capacità di dialogo discendente da una predisposizione all’apertura relazionale, anche di fronte a sensibilità ed interpretazioni antitetiche alla sua.

Come uomo delle istituzioni, indubbiamente, ha rivelato una coerente tempra poco incline a compromessi deteriori; nonché la capacità di interpretare la storia della sua Cremona.

Tra gli interventi programmati non possiamo non dare ampio spazio a Graziano Bertoldi, scultore e pittore, animatore eventi ed esposizioni d’arte, sull’artista Mario Coppetti

Il fascino della potente personalità umana dell’artista Mario Coppetti e la suggestione evocativa della sua storia hanno creato alcuni luoghi comuni che la critica ha sempre menzionato: la fuga da Cremona, la partecipazione alle lotte sociali, la resistenza al fascismo.

Ma al di là di tutto questo ammirevole fervore patriottico è ancora tutta da scoprire la complessità operativa di uno scultore protagonista della cultura artistica del ‘900 cremonese, un periodo ancor oggi mutilato dalla cronica titubanza nel riconoscere la titolarità degli artisti operanti nella seconda metà del secolo scorso.

Parlare dell’opera di un artista non è cosa semplice; descriverla brevemente è arduo. Ma l’amicizia con il maestro Mario Coppetti, nel dialogare durante le numerose visite al suo studio di Via Chiara Novella e nelle tante esposizioni artistiche che insieme abbiamo realizzato, mi aiuta a valutare con coerenza il suo lunghissimo operato nell’arte.

 Del profilo di Mario Coppetti scultore è da rilevare non solo l’eccezionale vigore di un uomo che visse fino alla bella età di 104 anni, ma anche lo spirito e l’arguzia che ne contraddistinsero il carattere nelle varie funzioni associative, amministrative, politiche ed artistiche. Testimone di un secolo con  un suo messaggio artistico profondamente umanizzante, modellato nei suoi numerosi ritratti di personaggi cremonesi che rivelano sguardi acutamente accorti, volti che si animano in un’effervescente rievocazione storica, nella quale la prospettiva del tempo e dello spazio si unisce e dà all’opera solidità e coerenza, nella loro dinamicità. Tutte le possibili materie della scultura furono da lui maneggiate attraverso una plasmabilità creativa di eccezionale originalità. Non c’è dubbio che Coppetti raramente iniziò un’opera d’arte attraverso il solo disegno, preferendo elaborare la fase ideativa nella forma del bozzetto in creta o in plastilina.

Più che la pura esaltazione del virtuosismo tecnico, ciò che più lo interessava era la rappresentazione della figura umana nella sua più intima espressione caratteriale. L’abilità di Coppetti era di rendere l’opera piacevole da tutti i punti di vista attraverso i quali solitamente si osserva una figura, in modo che ogni punto di vista trapassa senza soluzione di continuità nell’altro, in un ritmo fluido ed avvolgente che, con apparente semplicità, si coagula in ogni particolare.

Nell’osservare le sue opere si è spinti a girare intorno alla cultura; ma non ci si trova mai di fronte ad una pluralità di vedute, bensì a una metamorfosi di forme, a un fluire dolcissimo dei contorni e delle superfici, ad una serie infinita di trapassi delicatissimi di luce e ombra. Tutto porta alla marca inconfondibile della personalità dello scultore cremonese, che ha dato prova di una straordinaria capacità di rivisitare la tradizione. Vedansi le tante santelle in marmo bianco di Carrara a cominciare dalla Madonnina del 1934 murata in casa Zelioli Lanzini; per non parlare dell’Annunciazione del 1942 installata nella Cappella dell’Oratorio di S.Luca nonché della Madonna in marmo di Carrara realizzata nel 1946 e collocata nel Camposanto di Pieve Delmona nella Cappella Zanini, oppure la Pietà in bronzo realizzata nel 1949 e collocata nel Camposanto di Cremona sulla tomba Vanelli.

Il legame alla tradizione non impedì tuttavia all’artista di valutare come fosse profondamente mutata la condizione degli artisti all’interno della società.

In quel clima nacque in lui una lievitazione spirituale, una laicizzante religiosità, una comparazione tra umano e divino. Coppetti iniziò ad analizzare la figura della Madonna Addolorata, chiedendosi se vi fosse differenza tra quella santa identità e la Madre del Partigiano fucilato. L’artista concluse che l’amore misericordioso le univa.

Con questo stato d’animo realizza in bronzo a cera persa una Pietà nel 1981 ed un’altra nel 1990 ed anche una Deposizione in gesso patinato nel 1995; opere che testimoniano una particolare ispirazione dell’artista nell’immortalare l’immenso dolore per la morte di Gesù riflessa nel cuore di Maria Addolorata, come se i chiodi che trapassarono le mani del figlio trapassassero Lei nell’anima. Allo stesso modo realizzò il Partigiano ucciso dalla ferocia nemica nelle braccia della madre, che vedeva il sangue colare dal corpo del figlio e mai come in quegli istanti si sentì madre, pur con il cuore straziato che le riempiva gli occhi di un fiume di lacrime amare. In proposito vedasi l’opera donata dall’artista ai cremonesi e collocata nella Cappella dei Partigiani nel Camposanto di Cremona, una cappella che da anni attende una degna ristrutturazione.

Dai primi anni Trenta Coppetti scolpiva nel marmo bianco di Carrara opere che esprimevano una benefica famigliarità, una santa umiltà, che dovevano accrescerne agli occhi dei devoti l’aura di sacralità.

Mi è doveroso citare l’opera “ La morte bianca, Russia 1942 “, grande bronzo a cera persa uscito dalla fonderia nel 1910. Un’opera che rivela tutto il suo spirito nel ricordare l’estremo sacrificio della ritirata dalla Russia, una compiuta realizzazione, una scultura monumentale ed espressiva: il soldato accasciato nella neve nella resa alla morte bianca nella sconfinata pianura russa. Lo sviluppo dell’episodio è di un’eccezionale densità plastica, un unico blocco tra la coltre di neve e il corpo assiderato del milite, una composizione che raggiunge il valore di un documento umano ed artistico di grande spessore.

Le caratteristiche formali e compositive dell’opera, la qualità e lo stile ci dimostrano la testimonianza di uno scultore rigorosamente unitario nei suoi intenti espressivi, per cui quest’opera ha una sua purità linguistica che può essere intesa da ognuno e che meriterebbe la collocazione in un luogo a cielo aperto.

Mario Coppetti con le sue opere ha dato la sensazione viva del ritrovamento di una certezza, poiché la storia della sua arte rappresenta l’approdo ad una verità estetica, nel senso più provveduto.

Agli interventi “in cartellone” ne sono seguiti inevitabilmente altri, da parte di chi ha voluto, per essere stato vicino allo scomparso e per aver con lui condiviso interessi comuni, affidare al ricordo il senso di lunghe consuetudini.

La professoressa Vailati, che prima di essere docente dell’Aselli fu allieva del professore di disegno Coppetti, ha portato la voce dell’Associazione degli ex allievi del Liceo Scientifico di Cremona.

Il collega artista Solci ha rivelato alla platea dei partecipanti la lunga amicizia e la colleganza iniziata agli esordi artistici di Coppetti, al quale si prestò come modello.

Da ultimo, ma non ultimo, diremo dell’apprezzato saluto di Giorgio Mantovani, che, come presidente della Società Filodrammatica cremonese, ha ricordato la circostanza dell’appartenenza di Coppetti, per molti anni, ai ranghi sociali del sodalizio artistico e culturale cittadino. Che ha consentito lo sviluppo di importanti eventi memorialistici ed artistici. Tra cui l’indimenticato lungometraggio “Una lunga testimonianza scolpita nel secolo breve”, che andrebbe riproposto. Mantovani ha dichiarato altresì di apprezzare la generosità degli eredi impegnati nella realizzazione del progetto di Fondazione. Che, tra l’altro, farà vivere l’atelier, in cui lo scomparso creò per molti anni, e consentirà a Cremona di ammirare la sua produzione artistica. Altrettanto apprezzabile è la riproposizione, da parte del Sindaco, di una mostra antologica a Palazzo Comunale dei più significativi lavori.

Mantovani, riferendosi ai contesti attuali, ha sottolineato quel tratto di finezza, quasi di eleganza, sempre manifestato da Coppetti nel relazionarsi agli altri. Un tratto che, raffrontato alla sguaiatezza imperante nell’attualità, lo fa rimpiangere anche per questo.

Al termine della cerimonia, è stata data notizia dell’iniziativa di collocare nel Viale degli Artisti del Civico Cimitero il busto che lo ricorderà a fianco di quelli dei colleghi (di cui lo stesso scultore Coppetti ha realizzato larga parte ); nonché l’intitolazione di una via cittadina alla memoria.

In tal senso, si segnala che è in corso una formale petizione; per la quale gli interessati potranno apporre la loro firma.

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