Mercoledì, 29 giugno 2022 - ore 00.45

L’impatto di covid e restrizioni sulle imprese italiane in Cina

| Scritto da Redazione
L’impatto di covid e restrizioni sulle imprese italiane in Cina

Guidata da Paolo Bazzoni, la Camera di Commercio Italiana in Cina ha pubblicato oggi un importante report sull’impatto che le recenti restrizioni imposte in Cina per il COVID stanno avendo sulle aziende italiane che operano nel Paese.

I dati raccolti e analizzati si basano su un sondaggio (il secondo di quest’anno) condotto dalla Camera dal 15 al 21 aprile su un campione di aziende assai significativo: quasi il 50% della base associativa della CCIC, che al momento del lancio raggruppava oltre 580 imprese.

Dal sondaggio è emerso che il 77% delle imprese italiane localizzate nella Cina Orientale è sottoposto a un regime di lockdown; il 16% delle aziende italiane prevede di spostare le proprie attività al di fuori della Cina continentale se le attuali restrizioni dovessero persistere nel prossimo anno.

“Siamo di fronte a una situazione complicata, che sta avendo un notevole impatto sul quadro industriale e produttivo del Paese e sulle nostre aziende”, conferma il presidente Bazzoni nella nota che apre la pubblicazione. “A differenza del 2020, quando l'impatto è stato marginale” sia per gli “interventi del governo” che per la “resilienza delle imprese”, “questa nuova crisi nel 2022 ci sta colpendo profondamente”.

Il risultato dell’indagine, spiega, “evidenzia un'importante perdita di fatturato, con rischi elevati associati alla logistica e alla filiera che generano una riduzione della penetrazione nel mercato interno”. Ripercussioni anche sui target d’impresa e, come anticipato, sulle intenzioni di rimanere o no in Cina.

A confronto con i risultati del sondaggio promosso a marzo, da quest'ultimo di aprile emerge un grande cambiamento: se un mese fa la maggior parte delle aziende era ottimista sulla ripresa del lavoro e della produzione a breve termine, ora lo scenario si presenta molto diverso, con il 61% aziende a livello nazionale in lockdown (percentuale che sale al 77% per quelle sul delta del fiume Yangtze e al 100% a Shanghai).

Oggi il 40% delle imprese italiane che ha risposto al sondaggio della CCIC indica incertezza sul loro futuro in Cina, esprimendo una “preoccupazione senza precedenti”.

L'80% degli intervistati è stato penalizzato dalla mobilità tra Cina e Italia: le restrizioni sulla politica dei visti e la persistente cancellazione dei voli ha impedito agli esperti italiani di giungere in Cina per ricambi o supporto tecnico, ed è stato un ostacolo per il congiungimento familiare.

Difficile anche il trasporto di materiali, con conseguenti ritardi o interruzioni nella catena di approvvigionamento, e quindi impossibilità di produrre come pianificato per spedire le merci a destinazione (Cina, Italia, Europa). per il 50% delle aziende la produzione è stata ritardata di oltre 2 settimane. Quasi l'80% delle imprese ha assistito ad un aumento dei costi di approvvigionamento del 30-50%.

Più del 50% delle imprese prevede che il fatturato nel 2022 diminuirà di oltre il 20% rispetto al 2021, mentre per i profitti si prevede una diminuzione del 50%.

Diminuito anche il numero dei dipendenti stranieri di aziende italiane in Cina. Il 16% intende spostare gli affari fuori dalla Cina se le restrizioni attuali persisteranno nel prossimo anno.

La versione integrale del rapporto è disponibile qui. (aise) 

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