Terminato il periodo elettorale, il Parlamento dovrebbe essere finalmente in grado di lavorare a pieno regime, dopo la nomina delle Commissioni parlamentari.
Per fortuna, la stragrande maggioranza dei Parlamentari è di prima nomina, rendendo il Parlamento italiano il più giovane in Europa.
Ma rimangono tagliati fuori le migliaia di cittadini che, pur avendo votato, non riescono più a comunicare e ad incidere sul percorso formativo dei provvedimenti.
E’ tutto bloccato.
E ha buon gioco chi cerca di conquistare consensi elettorali con operazioni di facile impatto, ma di dubbia efficacia e tutto sommato demagogiche.
In questa situazione preoccupante, l’opera di collegamento in corso tra i Presidenti delle Camere e la Società informata (e isolata) dei nostri giorni deve essere la bussola nella ricerca di una legittimazione smarrita. In questo modo la voce dei cittadini potrebbe continuare a sentirsi nelle procedure della democrazia parlamentare, lungo un cammino sepolto dal tempo e dalla cattiva volontà di molti politici.
Infatti se la grande ansia di comunicazione con i cittadini fosse condivisa dalla maggioranza dei parlamentari, “..le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni” potrebbero essere utilizzate come innovativi canali di comunicazione grazie alla revisione dei Regolamenti Parlamentari (art. 72), dal contenuto velocemente modificabile senza passare per le lungaggini parlamentari.
Così come tra le “..inchieste su materie di pubblico interesse (art. 82) potrebbero essere inserite non solo quella sacrosanta sulla Mafia, ma anche altre indagini indicate dall’esterno, secondo criteri di pubblica utilità ed una procedura informatizzata.
Poi sappiamo che la Costituzione prevede Progetti di Legge, per cui è prevista la raccolta di almeno 50000 firme senza la possibilità di raccogliere sottoscrizioni elettroniche certificate ed un percorso certo sino alla decisione obbligatoria: ma sarebbe un problema modificarli, anche alla luce della Normativa Europea che prevede la possibilità di collegare iniziative popolari nazionali a iniziative europee (cfr. art. 11 del Trattato: cittadini di almeno sette Stati dell’Unione che promuovono insieme “leggi” europee, sempre più incisive sul destino di tutti i cittadini)?
E le Petizioni, eccellente esempio di azione popolare? Referendum a parte, la Normativa Europea in materia è molto più ampia e dettagliata: a partire dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione (art. 44), presso il Parlamento Europeo è stato istituito un Registro informatizzato sul quale i cittadini possono segnalare il proprio appoggio alle richieste più svariate, apponendo soltanto la propria firma elettronica. Ed apprendiamo che esiste addirittura una Commissione Parlamentare per le Petizioni,a cui è dedicata una procedura articolata in 24 commi, contro i nostri 9 distribuiti tra Camera e Senato……
Anche questo percorso non dovrà sottrarsi a quei valori Etici che, da più parti, sono considerati fuori luogo in questi tempi di crisi, perché lo riteniamo INTOLLERABILE: si potrebbero ricordare soltanto i costi della Criminalità e della Irresponsabilità Sociale per comprendere meglio il peso non trascurabile di una diffusa Immoralità.
Ciò che fa ben sperare sono i principi fondamentali posti dalla stessa Costituzione del ’48 all’art. 3, sostenendo “…l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, sociale ed economica del Paese”.
Pertanto è giunto il momento di rendere effettiva questa Partecipazione e di svilupparla con gli strumenti a disposizione:
COESIONE SOCIALE, LAVORO, DIGNITA’, ETICA, LEGALITA’fanno parte della stessa medaglia.
E ogni giorno ne siamo testimoni.
Stefano Volante – Presidente di Communitas2002
Cittadini per l’etica nella politica
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