Venerdì, 23 aprile 2021 - ore 11.10

La macchina per contar le stelle di Enzo Ronco Recensione di Gian Carlo Storti

A Marzio l’alba in mare aperto garbava assai, se ne stava appoggiato al candeliere a guardar giù nel blu profondo, che magari un delfino gli venisse a dar la mano.

| Scritto da Redazione
La macchina per contar le stelle di Enzo Ronco  Recensione di Gian Carlo Storti

La macchina per contar le stelle di Enzo Ronco  Recensione di Gian Carlo Storti

Bentornato da queste parti, ispettore Lazzari.

Il barcone resse degnamente il mare quella notte al fumo di pipa, tra sbirri e ciminiera sul tetto, lontane le luci dei traghetti e sempre acceso il piccolo sonar per destare le balene appisolate sotto il pelo dell’acqua: fate largo capodogli, arrivano sti quattro scanzonati a far la pulizia dei fondali.

A Marzio l’alba in mare aperto garbava assai, se ne stava appoggiato al candeliere a guardar giù nel blu profondo, che magari un delfino gli venisse a dar la mano.

Questa stringata ma efficace presentazione ti apre la fantasia. Quale sarà la trama di questo giallo scritto da Enzo Ronco?

Ovviamente non lo svelo . Presento solo alcuni personaggi la cui descrizione mi particolarmente colpito.

In particolare Marzio Lazzari. Impiegato da sempre presso il commissariato della  Polizia di Stato di Mirafiori, vive con l'anziano padre Romano da  quando la moglie Flavia, impaurita dagli eventi narrati ne "L'estate  devi addii", ha fatto ritorno nel piccolo borgo di Grotte Santo Stefano  (VT) assieme alle due figlie. Marzio ha circa cinquantacinque anni, di  cui trenta spesi nell'indifferenza del suo superiore, il commissario  Bottini, che da qualche mese ha dovuto sostituire pro tempore (vedi:  'Come una città del sud'); spinto dall'amico Francesco Meucci,  vicequestore, Marzio ha recentemente vinto un concorso interno che  lo vede in attesa di promozione a commissario capo presso la sede di  Viterbo, città natale del padre Romano. Marzio è un appassionato  sub e spesso viene chiamato in missioni marine e lacustri, nonché  tiene corsi di nuoto a disabili e ragazzi del carcere minorile. E solito  andare al mare alla spiaggia di Santa Severa (RM), dove trascorre le  giornate a ronfare sotto una coltre di alghe secche, mentre la famiglia  lo veglia scuotendo la testa.

Romano I’ anziano poliziotto in pensione, abita con Marzio al pian terreno di un piccolo stabile tra i quartieri Santa Rita e Mirafiori nord, appartamento che un tempo divideva con la moglie. Una volta vedovo, ha dedicato gli anni migliori della carriera alle calcagna del  boss dei Mercati Generali, Biagio Busacca (vedi: Mehari di Marzio '3. Proprio al culmine di un estenuante inseguimento ferroviario, gli  scagnozzi di Busacca sparano a Romano frantumandogli il  ginocchio, cosi da costringerlo ad una vita lavorativa d'ufficio.

E l' avvenente parrucchiera cinquantenne Agata Golosi  è la sorella di  Paolo 'Pablo", migliore amico di Marzio deceduto in una torbida  vicenda che ha visto coinvolto il malvivente Cuor di Cane (in dialetto  lucano: 'Cnreculi'), ultimo luogotenente di Biagio Busacca prima che  questi abbia fatto perdere le sue tracce (vedi: "L'estate degli addii/ La  Mehari di AlaRio'). Agata è separata dal marito camionista e vive con  il nipote Ninetto, unico figlio di Pablo, che mantiene aiutata da  Marzio.

Ed infine Santo "Santino" Caricabotti: figlio e nipote di fornai a Castelvetrano  UP), è un giovane agente di Polizia che Marzio ha preso con sé.  Tullio Franti: ispettore della squadra mobile prestato in più occasioni al  piccolo commissariato di Mirafiori. Nato a Roma da padre di  Ancona e madre slava, Tullio sogna un giomo di tornare tra le  braccia della sua città natale.

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Un trama avvincete che parte così: “Maledetti inglesi, quasi mezzanotte e un cielo senza stelle,  quelli ancora tiravano saette tra le onde a sfiorar l'ombra del  mercantile. Scintille di siluri da spiaggiarne la metà fin sulla  sabbia di Cap Corse, tanto che i bambini trascorsero l'estate  successiva a giocarci a cavalcioni uno ln fila all'altro: dapprima  l'ammiraglio gli piazzò alle calcagna un piccolo sottomarino buono a nulla, poi un incrociatore stipato di bengala da far  giorno sul Tirreno, ma a ben poco servi, impavido delle  muraglie d'acqua il barcone avanzava solenne come frate nel  salo.  Maledetti inglesi, alla fine dovettero speronarlo quel  bastimento coraggioso, imposero la gloria ad un vetusto  cacciamine li alla fonda che conficcò il rostro nelle carni di  tribordo a farlo sanguinare: andarono giù abbracciati i due  pezzi di ferraglia, laggiù che il fondale di sabbia non va Oltre i  trenta metrl. Nafta, cisterne e barili, ecco che portava in pancia quella  bestia tedesca: quando il lenzuolo sull'acqua pareva ormai  quieto per il requiem però, d'improvviso il vortice di risucchio  eruttÒ una lingua di fuoco da incendiarci il mare, cosi da  scaldare quell'ultimo inverno sul fronte. Dai borghi di  pescatori arroccati sul capo, i giovani impavidi si buttarono a  remi tra le vampe pur di trascinare in secca i barili e  riaccendere i trattori”

Ed il resto è tutto da scoprire e da gustare

Gian Carlo Storti

Cremona Novembre 2020

Pubblicato su  https://ilmiolibro.kataweb.it/ 

 

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