Giovedì, 06 maggio 2021 - ore 00.04

Recensione di “La Torta Rossa” | di Gian Carlo Storti

L’anima invisibile di Carlo. Corpi nudi ed eccitati alla ricerca di sé stessi

| Scritto da Redazione
Recensione di “La Torta Rossa” | di Gian Carlo Storti

Recensione di “La Torta Rossa” | di Gian Carlo Storti

L’anima invisibile di Carlo. Corpi nudi ed eccitati alla ricerca di sé stessi

Non so perché sono stata io a commentare questi racconti. L’autore  che con il suo protagonista,io narrante Carlo, ha in comune i riccioli biondi svaniti insieme all’infanzia-ha posto una fiducia disarmante nelle mie capacità di comprendere senza giudicare. Perché,poi, egli come il suo Carlo, si affida ancora all’arbitrio di  una donna?

Scrivere di storie che trattano la sessualità in modo così esplicito, non è compito facile .Non diventa piu’ facile  per una donna per il solo fatto di trovarsi di fronte ad una scrittura per certi versi molto “ femminile” nel suo modo di registrare reazioni e sensazioni fisiche. Corpi nudi ed eccitati in fila lungo decenni:ammetto di provare disagio di fronte a tale argomento. Una quindicina di anni fa, a questo punto, sarebbe saltato fuori una voce da collettivo femminile pronta a rimproverarmi per la mia arretratezza culturale. Oggi sono convinta che il mio pudore, ben distinto dall’ipocrisia del non dire, è una ricchezza. Il pudore non vuole né rimuovere né coprire ma solo proteggere l’intimità  consapevole che forse ci si è conquistati grazie anche all’abbattimento di logore recinzioni del “ non dicibile”.

L’autore, a detta di sua madre, meritava undici in fantasia ma i personaggi delle sue storie- tutte inventate  e tutte vere- si muovono sullo sfondo reale, benché appena abbozzato, delle vie e delle campagne di una cittadina delle pianura. In quanti, inconsapevolmente , ci siamo prestati come modelli e modelle? Non vorremmo forse tutti essere almeno co-protagonisti di qualche storia che sopravvive a noi grazie al potere della parola scritta? Guai, però, se chi ci ha osservati e immortalati ha colto le nostre debolezze, i nostri veri  o presunti errori. Ma saranno poi  proprio questi tratti ritrovati nei personaggi a farci tirare un sospiro di sollievo: quel tale non sono io, non posso essere io, io sono migliore, quantomeno diverso. A guardare bene,   nei confronti di Carlo non usiamo il beneficio di questo dubbio: lui, per noi, può essere solo così come dalle parole viene cristallizzato.

Un’amica

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La dedica di Gian Carlo a Carlo Ho dedicato questi racconti all’ amico Carlo. Ci siamo confidati per anni . Con lui l’amicizia fu vera, intensa. L’evolversi della vita ci portò su sponde contrapposte. Da amici siamo diventati nemici e per anni uno ha fatto del male all’altro. Poi lui se né andato nelle tenebre ed oggi mi sento più solo. Gli anni che qui racconto sono stati splendidi. I pilastri del nostro vivere erano due. Il sesso e la politica entrambi come strumenti di liberazione di una storia buia che ci veniva raccontata dai nostri genitori e nonni. Anni caotici ma pieni di passione e felicità . I personaggi sono inventati ma veri. O meglio vere, solo in parte, le loro storie. Non mi interessa il vostro giudizio morale. Ho voluto raccontare ciò che negli anni '60-'90 accadeva con totale realismo e trasporto. Se sarò costretto a passare il resto dei miei giorni nel caldo inferno dantesco amen. Nessun problema.

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Il libro lo trovi qui

 

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