Martedì, 06 dicembre 2022 - ore 15.25

La nuova Strategia nazionale per la biodiversità punterà a difendere il capitale naturale

Cingolani: ''Dobbiamo adottare norme efficaci e agire in favore della biodiversità, con grande intensità, entro i prossimi 5 anni''

| Scritto da Redazione
La nuova Strategia nazionale per la biodiversità punterà a difendere il capitale naturale

Dopo averlo annunciato a inizio aprile, il ministero della Transizione ecologica (Mite) ha ufficialmente presentato il IV Rapporto sul capitale naturale italiano, ovvero sull’intero stock di risorse naturali, organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche che contribuisco alla produzione di “servizi ecosistemici” (es. depurazione delle acque, stoccaggio del carbonio, rifornimento di materie prime, protezione dal dissesto idrogeologico e moltissimi altri) da cui noi stessi siamo strettamente dipendenti per il nostro benessere e la nostra economia.

«La mitigazione è l’obiettivo del Recovery plan: non abbiamo un secondo appello – commenta il ministro Roberto Cingolani – e c’è poco da discutere, dobbiamo adottare norme efficaci e agire in favore della biodiversità, con grande intensità, entro i prossimi 5 anni».

Ecco dunque che, in attuazione degli impegni internazionali, dal Mite annunciano che nel corso del 2021 sarà definita la nuova Strategia nazionale per la biodiversità per il 2030, che verrà impostata proprio a partire dai contenuti e dalle indicazioni derivanti dal IV Rapporto sul capitale naturale: «Un documento – aggiungono dal Mite – destinato a rappresentare il faro che avrà il compito di guidare la strategia italiana nella gestione del Recovery plan, con l’obiettivo di lasciare i sistemi naturali e la biodiversità dell’Italia in uno stato migliore di quello che abbiamo ereditato».

Eppure alcune delle più importanti critiche condivise dalle principali associazioni ambientaliste – Greenpeace, Legambiente e Wwf – nel merito del Pnrr elaborato dal Governo Draghi sottolineano proprio la scarsa attenzione dedicata dal Piano al capitale naturale e più in generale alla tutela della biodiversità.

Una “disattenzione” che del resto dura da molto tempo ormai: secondo il rapporto presentato dal Mite investiamo ogni anno 12,5 miliardi di euro in sussidi pubblici favorevoli alla biodiversità, ma quelli dannosi sono più del doppio (28,8 miliardi di euro). Un contesto che inevitabilmente sta portando al progressivo degrado del capitale naturale, e insieme a lui se ne stanno andando i servizi ecosistemici che ci regala: ad esempio nell’ultimo secolo il 30% delle praterie sottomarine di posidonia (corrispondente a circa 226.000 tonnellate di carbonio sequestrato all’anno) è andato perso, e solo dal 2012 al 2018 si stimano perdite potenziali fino a 3,8 miliardi di euro dovute alla riduzione del servizio di regolazione del regime idrologico a livello nazionale.

Compromettere la natura e i suoi servizi, in altre parole, significa compromettere la nostra stessa società e la nostra economia, ma anche la nostra salute.

«La conoscenza scientifica  documenta che se preserviamo la natura, preserviamo noi stessi – spiega Gianfranco Bologna, presidente onorario della Comunità scientifica del Wwf e membro del Comitato per il capitale naturale che redige le varie edizioni del rapporto sin dalla sua istituzione nel 2016 –  Gli ecosistemi e la biodiversità costituiscono la base della nostra salute, del nostro benessere e del nostro sviluppo. Comprendere questo principio è ormai indispensabile anche per il mondo politico ed economico. La nostra errata gestione degli ecosistemi naturali e la conseguente pandemia ci spingono a interrogarci sulla necessità e urgenza di una transizione ecologica per concretizzare un vero e proprio cambiamento trasformativo del nostro vivere sull’unico pianeta che ci consente di esistere. La pandemia da Sars-Cov-2 è una chiara manifestazione del nostro rapporto fortemente malato con la natura ed evidenzia ancora di più la profonda interconnessione tra la salute umana e quella dei sistemi naturali. Il rapporto si propone proprio di dare seguito alla visione che il Comitato stesso ha approvato con l’obiettivo di ottenere entro il 2030 lo stop alla perdita della biodiversità, l’inversione dei processi del suo degrado e i primi risultati di una grande ‘opera pubblica’ di ripristino dei nostri ambienti terrestri e marini, che costituiscono la base fondamentale del benessere e della salute di noi tutti».

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