Giovedì, 25 giugno 2026 - ore 01.54

La repubblica di Villa Certosa | Rosario Amico Roxas

| Scritto da Redazione
La repubblica di Villa Certosa | Rosario Amico Roxas

Si tratta di 50 ettari della costa Nord della Sardegna  che, in pratica si è auto identificata come Repubblica indipendente; una repubblica nella quale  è vietato l’ingresso alla magistratura, alle forze dell’ordine, alla legge dello Stato italiano. Lì vige solamente la legge di Berlusconi.

Quei 50 ettari fronte mare, con tanto di porto privato, è zona franca, in quanto residenza privata di Silvio Berlusconi.  Un paradosso tutto italiano, così come è tutto italiano il silenzio colpevole che non intende affrontare tale specificità irripetibile per restituire un minimo di normalità.

Quell’area è stata manomessa con abusivismi edilizi, con appropriazione di aree demaniali, con vincoli anche su porzione di mare circostante, il tutto a spese dei contribuenti, proprio perché “segreto di Stato”

Lì possono entrare solamente le escort a pagamento e i posteggiatori abusivi dediti al canto.

Tutta quell’area è stata indicata come “segreto di Stato”, per cui nessuno può permettersi di svolgere un minimo di indagine in quanto violerebbe le leggi che riguardano la sicurezza nazionale.  Trattandosi della residenza del premier dell’epoca, il segreto di Stato avrebbe garantito la sua incolumità, la sua sicurezza, anche perché le sole persone con permesso di ingresso libero, non avrebbero mai attentato al premier se non al suo ricco portafogli.

Praticamente la villa privata di un cittadino non più presidente del consiglio e quindi  normalissimo cittadino di uno Stato sovrano, gode di extraterritorialità, e, di conseguenza, anche di impunità per un qualsiasi fatto di rilievo penale che si verificasse al suo interno.

L’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, diventa così una semplice battuta di una commedia all’italiana, con tanto di chitarra, mandolini, pizza e giochi pirotecnici.

La Procura di Tempio Pausania il suo dovere lo ha compiuto, ricorrendo alla Corte Costituzionale, con un ricorso firmato dai professori Alessandro Pace e Pietro Ciarlo, nel quale si contestano vari profili di incostituzionalità.

1)      "Le ispezioni, così come le perquisizioni, non conoscono limitazioni in dipendenza della normativa sul segreto di Stato", che riguarda solo testimonianze e sequestri di atti.

2)      Il segreto di Stato non può riguardare luoghi, "realizzando così una sorta di extraterritorialità per una parte del territorio nazionale e di impunità per un qualsiasi fatto di rilievo penale che si verificasse al suo interno".

3)       Anche a voler ammettere che il segreto di Stato si applichi ai luoghi, nel caso in esame viene coperto dal segreto non una sede istituzionale, "ma un'area privata, concessa  al presidente del Consiglio", area che godrebbe così di una sorta di immunità territoriale, rendendo impossibile ogni controllo su "qualunque violazione della legge compiuta in loco".

4)      La legge 801 del 1977 giustifica il segreto di Stato solo a "difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento" e non anche a tutela delle persone fisiche. "L'esigenza di salvaguardare l'incolumità fisica del presidente del Consiglio - si legge nel ricorso - non può mai giustificare l'assoggettamento al segreto di Stato di un'intera area privata in maniera stabile e permanente".

E’ superfluo aggiungere che del ricorso citato non si è saputo più nulla, grazie alla legge berlusconiana che premia l’omertà.

 

Rosario Amico Roxas

 

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