Signor direttore, vorrei commentare questa affermazione dell’assessore regionale lombardo Mantovani: «La salute non è di destra né di sinistra». Si sta parlando di una ‘riforma’ degli ospedali di cui non appaiono ben chiari i termini, comunque essa si baserebbe su questo assunto. Totò, con la sua nota (e molto forte) poesia ‘A livella’ rendeva ben visibile alla ragione e al sentimento come la morte non faccia differenze.
Così la malattia può colpire un ricco, un povero, uno comunque la pensi. Ma l’argomento della salute e della cura è stato ed è affrontato storicamente e tuttora in modo ben diverso tra le rappresentanze politiche delle fondamentali classi sociali e tra conservatori e progressisti. Carità o dovere della pubblica istituzione?
Da affrontare con strumenti pubblici o delegando al privato? La cura è diritto assicurato dal sistema sanitario pubblico o va perseguito dalle varie categorie con sistemi mutualistici ovvero dagli individui con assicurazione privata? Chi è ricco può curarsi meglio di chi è povero, ma fino a dove si spinge questa disparità? Come si suddivide il rilevante carico delle risorse necessarie? Lo stato di salute dipende da condizioni di vita, di lavoro, di ambiente: in che misura le scelte delle istituzioni ne tengono conto?
Le risposte a domande come queste hanno fortemente differenziato le risposte politiche della destra e della sinistra, per il passato e per il presente, nella storia e nel mondo di oggi. Io, iscritto a Sel, sono per risposte di sinistra.
Quello che con questa lettera contesto è l’affermazione che questa problematica «non è né di destra né di sinistra». Un assessore regionale lo sa, penso che dietro quelle parole ci siano probabilmente scelte ben di destra, mascherate come scelte ‘oggettive’, appunto «né di destra né di sinistra».
Giuseppe Azzoni
(Cremona)
2013-09-26



