Quando un politico come Carlo Malvezzi, che ha avuto un ruolo di primo piano nel governo della città e che tuttora lo riveste in ambito regionale, interviene nel dibattito politico cremonese, credo sia doveroso prestare attenzione alle argomentazioni e provare a fornire alcune risposte. Anche se confesso, non è facile controbattere ad affermazioni apodittiche, cioè pronunciate con tono dogmatico e senza sostegno di prove, come quella secondo la quale ‘i nostri amministratori mettono in atto strategie e pianificazioni capaci di dirottare altrove turisti e consumatori’. In cosa consisterebbero tali ‘strategie e pianificazioni’ Malvezzi non lo rivela, ma ciò gli basta per stabilire che i nostri amministratori avrebbero ‘un’idea di città totalmente slegata dalla vita dei cittadini e dei loro bisogni’. Io penso invece che l’attuale esperienza di governo della città nasca, innanzitutto, proprio dal forte desiderio di cambiamento espresso dai cittadini cremonesi nei confronti della precedente amministrazione, della quale Malvezzi era autorevole esponente e che, evidentemente, non è stata in grado di rispondere in modo convincente al tema centrale che oggi egli pone: quello di‘ridare stabilmente vitalità al tessuto urbano’. La grande maggioranza dei cittadini cremonesi ha probabilmente scelto di cambiare non sulla base di ‘totem’, ma pensando pragmaticamente alla soluzione dei propri problemi, che sono molteplici e chiedendo un rilancio, ad esempio sui temi economici e del lavoro e su quelli della vivibilità urbana. Chiedendo cioè a chi governa di intervenire concretamente in un quadro articolato, che impone a tutti di misurarsi con la realtà e con la complessità delle questioni e delle scelte conseguenti. Ad esempio in tema di ‘Rigenerazione urbana’, al di là delle critiche, le azioni effettuate hanno consentito di rendere più vivi alcuni luoghi.
occorre senza dubbio riflettere su come migliorare e soprattutto rendere strutturali e durevoli gli interventi, purché non ci si limiti, come fece la precedente amministrazione, a costosi bandi di idee, che non hanno portato nulla di concreto se non una bella mostra di progetti su piazza Stradivari o un’irrealistica ipotesi di trasformazione dell’intero comparto del City Hub, possibile solo sull’area del Polo Tecnologico. Mi permetto poi alcune domande in tema di mobilità. Perché continuare a contrapporre automobile e bicicletta, come fa Malvezzi, quando il compito è semmai quello di integrare, nel quadro di una mobilità sostenibile, varie tipologie di mezzo di trasporto? Non crede Malvezzi che in questo modo egli applichi uno schema ideologico, contrario ma esattamente speculare, a quello dei sostenitori ‘a priori’ della circolazione ciclabile? In fondo, la recente soluzione del sottopasso di via Brescia, che Malvezzi osteggia, consente il transito in sicurezza, sia delle automobili che dei pedoni,delle biciclette e di alti mezzi di trasporto. Cosa ci sia di ideologico in questo proprio non lo vedo. Personalmente continuo a pensare che aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti e provare a ridurne contestualmente la produzione, corrisponda non ad un pensiero ideologico deteriore ma sia invece un atto di semplice buonsenso. Non so nemmeno, con tutta sincerità, se corrisponda alla realtà l’immagine di una città con ‘l’immondizia sui marciapiedi (…) in un maleodorante panorama multicolore’. Questa ‘realtà’, che Malvezzi vagheggia, è forse solo la proiezione di un desiderio tutto suo. Io vedo solo una città che, con intelligenza, si misura con un cambiamento, non semplice ma possibile perché già attuato in moltissime altre realtà. Un processo che è,soprattutto, migliorabile attraverso la pratica e la consuetudine, in uno spirito di collaborazione fra Amministrazione, gestore e cittadini. Se l’attuale Amministrazione considerasse ‘il cittadino a servizio dei capricci ideologici’ propri o, come afferma sempre Malvezzi ‘un intralcio, un impiccio (…) un granello di sabbia pericoloso per gli ingranaggi della macchina burocratica’, perché avrebbe scommesso sull ’intelligenza e sulla collaborazione della cittadinanza? Malvezzi dovrebbe avere più fiducia nei propri concittadini ed evitare di farsi condizionare da visioni deterministiche della realtà, che non aiutano a risolvere i problemi ma, semmai, a riprodurli nel tempo.
Del resto, della precedente Giunta faceva parte un assessore che promise di raggiungere in qualche mese il 100/% di raccolta differenziata. Una promessa che non fu realizzata. Carlo Malvezzi ha un ruolo importante nel governo della nostra Regione e io credo che potrebbe esercitare una funzione positiva per il bene della nostra città, invece che, come si coglie nel suo recente intervento, impostare la propria visibilità sulla polemica politica nei confronti della Giunta Galimberti. La complessità dei problemi che abbiamo di fronte richiede la collaborazione di tutti e ci impone di costruire ponti e soluzioni, al di là delle differenze politiche e di visione della realtà. Se alziamo lo sguardo, vediamo in fondo che ci sono parlamentari che esercitano in città una funzione di raccordo con le altre Istituzioni dello Stato e lo fanno senza guardare al colore politico del governo locale, come fecero ad esempio Cinzia Fontana e Luciano Pizzetti in occasione dell’accordo Tamoil, operando in collaborazione con il centro-destra, a salvaguardia dei lavoratori e delle loro famiglie e della messa in sicurezza dell’area. Anche oggi, sul tema imprese e sviluppo ad esempio, più della sterile polemica da parte di chi nel recente passato non ha saputo fornire convincenti traiettorie progettuali, per il bene del nostro territorio forse servirebbe una maggiore collaborazione istituzionale fra Comune, Regione, Area vasta e Governo nazionale.
Rodolfo Bona (Capogruppo Pd Cremona)



