Lunedì, 26 ottobre 2020 - ore 06.13

Mezzi pubblici affollati? La proposta di Bertolaso per contenere i contagi

Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile, ha la ricetta per risolvere la questione dei mezzi pubblici affollati e veicoli di contagio

| Scritto da Redazione
Mezzi pubblici affollati? La proposta di Bertolaso per contenere i contagi

L’aumento dei contagi degli ultimi giorni ha inevitabilmente innalzato l’attenzione su una questione mai profondamente affrontata dal governo e dalle istituzioni locali: i mezzi pubblici. Nemmeno l’ultimo Dpcm approvato solo qualche giorno fa ha dato risposte concrete a quello che può essere uno dei veicoli principali della trasmissione del virus. Attualmente è previsto che i mezzi pubblici – bus, metro, treni etc. – possano essere riempiti al massimo all’80% della loro capienza. La questione è che i controlli partiti con le riaperture estive si sono allentati con il passare delle settimane e negli ultimi tempi ci sono state testimonianze sui social di assembramenti impressionanti sui mezzi pubblici in diversi angoli dello Stivale.

Da Bergamo a Milano, dalla capitale a Palermo, la giornalista Selvaggia Lucarelli nei giorni scorsi ha documentato tramite il proprio account Twitter che i mezzi pubblici siano spesso carichi ben oltre l’80% della loro capienza. Un blackout totale che purtroppo evidenzia uno dei grossi buchi lasciati dal legislatore dopo la prima ondata di Covid-19. Non c’è ancora stata una riflessione seria e un’ottimizzazione delle presenze sui mezzi pubblici. In occasione della discussione dell’ultimo Dpcm (attenzione, ne starebbe per arrivare già un altro), l’argomento è stato trattato solo di striscio, con la proposta di ridurre le presenze sui bus e in metro chiudendo le scuole superiori e ponendo gli studenti in didattica a distanza. Ipotesi subito bloccata dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che ci tiene a difendere a tutti i costi le scuole.

 

C’è in queste ore però una proposta alternativa che sta facendo molto discutere, nel bene e nel male, perché avanzata da Guido Bertolaso. L’ex capo della Protezione Civile, già collaboratore della Lombardia nella prima fase della pandemia, sta proponendo una soluzione alla questione dei mezzi pubblici carichi oltre quanto prevedono le normative vigenti. Già proposto da Matteo Renzi come collaboratore del governo per l’emergenza coronavirus, la proposta di Bertolaso sta incontrando pareri favorevoli tra i partiti dell’opposizione, mentre non sembra interessare alla maggioranza di governo, che osteggia l’ex capo della Protezione Civile per alcune inchieste giudiziarie del passato.

Cosa propone Bertolaso nello specifico? Lo chiarisce in una intervista rilasciata il 14 ottobre a Luca Telese per Tpi: “Si requisiscono i mezzi che non sono utilizzati, con i loro conducenti, e si destinano a fare quel servizio”. Ovviamente, il 70enne romano non intende di sequestrare letteralmente i mezzi, ma propone “un censimento, di destinazione d’uso retribuita e Volontaria”. “Con la caduta dei flussi turistici – insiste – ci sono migliaia di noleggiatori e di conducenti che sarebbero contenti di questa soluzione. Non aspettano altro che tornare a lavorare. Sarebbe quindi un doppio vantaggio”.

A chi gli chiede se sia legalmente fattibile una cosa del genere, Bertolaso replica che si tratta di un esperimento che è già stato effettuato e con successo: “Io, da capo della protezione civile, in tanti casi. Ma soprattutto in Abruzzo (dopo il terremoto del 2009, ndr). In scala ridotta, nelle aree colpite dal terremoto, abbiamo fatto anche questo. Per noi non è stata una impresa, ma una prassi operativa. Come funzionava? La Protezione Civile requisisce ogni mezzo disponibile in nome dell’interesse pubblico […] indennizzando i proprietari e gli autisti, di fatto retribuendoli”.

In questo caso, insiste l’ex capo della Protezione Civile, il costo sarebbe sicuramente inferiore rispetto a quanto costerebbe aumentare il numero di mezzi dei servizi esistenti acquistandone ex novo e assumendo ulteriore personale. Il perché è presto detto, visto che “molti già li paghiamo: con le indennità, con la disoccupazione. Peggio ancora con il rischio licenziamento di tante piccole imprese che operavano nel settore della mobilità. Invece di sopravvivere con i sussidi, potrebbero tornare la lavorare”. E se questa soluzione non dovesse bastare? Bertolaso ha già pronto il piano B: “Per poter servire i paesini più piccoli e sperduti (in Abruzzo, ndr), quando serviva, ci siamo arrivati con i mezzi dell’esercito […] Ha funzionato tutto, e benissimo”.

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