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Nicolosi.Europa: la protesta dei sindacati

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Nicolosi.Europa: la protesta dei sindacati

Nicola Nicolosi – Antonio Morandi  La crisi in Europa: la protesta dei sindacati 
Grande partecipazione alla manifestazione che si è tenuta sabato a Budapest, organizzata dalla Confederazione Europea dei Sindacati per protestare contro l’austerità e per chiedere più Europa sociale, salari equi e posti di lavoro di qualità. Proprio nella capitale ungherese, dove i Ministri delle Finanze (ECOFIN) si incontrano per esaminare lo stato della crisi in Europa.

50 mila persone hanno partecipato al corteo partito dal piazzale degli Eroi e arrivato lungo il corso Andrássy sino a piazza Oktogon dove si è tenuto il comizio conclusivo. Sono arrivate nella capitale ungherese delegazioni da tutta Europa, ma particolarmente massiccia era la presenza dei sindacati dell’Europa dell’Est: Romania, Polonia, Slovacchia e repubblica Ceca, Serbia e Croazia, Slovena e Bulgaria, Macedonia e Lituania, Lettonia e tanta, tanta gente ungherese.

Austerità, tagli di spesa pubblica, diminuzione di servizi pubblici, blocco dei contratti e dei salari: queste sono le scelte politiche che le istituzioni europee ed i governi nazionali stanno portando avanti dopo i tracolli finanziari e mentre la crisi continua a colpire duro l'economia reale e la vita di milioni di lavoratori e pensionati in Europa.

Sono misure di austerità iniqua e di tentativi di risanamento dei bilanci con interventi e progetti che si concentrano solo sui tagli e con pericolose interferenze con i processi di contrattazione collettiva e di dialogo sociale a livello nazionale.

Il movimento sindacale europeo si è dichiarato nettamente contro queste politiche ed ha affermato che questo è ingiusto e l'onere è pagato solo da quelli che non sono responsabili della crisi,  ed anche sbagliato dal punto di vista economico e strategico.

Peter Pataki, presidente dell’MSZOSZ, l’Unione Nazionale dei Sindacati Ungheresi, ha detto che la grande presenza al corteo significa che non è possibile escludere i lavoratori e i sindacati dalla gestione dell’interesse pubblico. “Siamo in molti e siamo parte di un forte movimento europeo”. Gasko Istvanh, presidente del sindacato ungherese Liga, nel suo breve intervento conclusivo ha detto che questa manifestazione peserà molto dei rapporti con il governo ungherese.

John Monks, al suo ultimo appuntamento pubblico come Segretario generale della Ces ha ricordato come la governance economica europea presenti oggi gravi omissioni. “Sul salario, non si fa menzione dei livelli crescenti di disuguaglianza, del divario sempre crescente tra i dirigenti ricchi e dipendenti poveri, oppure dei banchieri e dei loro grandi bonus. Vi è il deterioramento dei contratti di lavoro di molti occupati causato dalla crescita del lavoro precario che è il discredito del termine "flessicurezza. Per questi motivi ci siamo mobilitati in varie città europee, per chiedere un Patto per maggiore equità ed uguaglianza e contro l'austerità.”

Monks ha anche sottolineato come "La CES vede con favore le imposte sulle transazioni finanziarie, la emissione di Euro-bond per reprimere le speculazione e finanziare un piano europeo di ripresa e di sviluppo delle dinamiche delle politiche industriali.”

Alla manifestazione era presente anche una delegazione della Cgil (guidata da Fulvio Fammoni, segretario confederale) e di Cisl e Uil.

Quella di Budapest è solo l’ultima di una lunga serie di proteste che in questi mesi si sono susseguite in tanti Paesi dell’ Europa: in Italia, in Spagna, Portogallo, Grecia, Belgio, Germania, Francia, in Romania, Slovena, Lettonia, nel Regno Unito (proprio 15 giorni fa con una grande manifestazione a Londra) scioperi e manifestazioni che hanno espresso la rabbia dei lavoratori contro le misure di austerità e rivendicato giustizia sociale.
12/04/2011

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