Martedì, 31 marzo 2020 - ore 17.33

Ora i telefoni dei centri antiviolenza non squillano più

Le vittime di maltrattamenti costrette alla convivenza forzata con i compagni 'aguzzini' hanno paura di denunciare. Preoccupazione delle responsabili di due associazioni di Cagliari

| Scritto da Redazione
Ora i telefoni dei centri antiviolenza non squillano più

Con le restrizioni del governo per l’emergenza Coronavirus, che obbligano tutti a stare a casa, hanno smesso di squillare i telefoni dei centri assistono le donne vittime di violenza in Sardegna.

“In questo momento - conferma all’AGI Silvana Migoni, presidente dell'associazione - al numero del centro non chiama più nessuna. Dovendo stare in casa, le donne vittime di violenza domestica non riescono a contattarci perché gli spazi di libertà sono azzerati. Il nostro timore è che possa esserci un’esplosione di richieste d’aiuto, quando terminerà quest'emergenza che costringe tutti a stare a casa. Chi è vittima di abusi e viene picchiata, inoltre, in questo momento, ha doppiamente paura, perché non si reca neppure negli ospedali per farsi medicare”. Il numero di telefono 070.2080137 dell’associazione Donne al traguardo è comunque sempre attivo, 24 ore su 24, tutti i giorni, inclusi i festivi, per richieste di aiuto e supporto.

 Un’altra associazione impegnata sul territorio sardo contro la violenza sulle donne è quella di 'Donna Ceteris', dove lavorano psicologhe, avvocatesse, assistenti sociali e operatrici volontarie. Le donne vittime di abusi possono contattare il numero 070.492400. “Dall’indomani della restrizione per l’emergenza Coronavirus - sottolinea all’AGI la presidente Silvana Maniscalco - non abbiamo ricevuto alcuna nuova richieste d’aiuto. Cerchiamo di mantenerci in contatto con le donne che già stavamo seguendo, anche se spesso non è facile”.

Vi sono anche difficoltà nel garantire una casa protetta a coloro che dovessero riuscire a denunciare. “In questo momento - spiega Silvana Maniscalco - quelle che abbiamo in Sardegna non possono accoglierle per la paura di eventuali contagi. Come 'Donna Ceteris' ci stiamo muovendo anche in altri modi e con altri strumenti che, per ovvie ragioni non posso spiegare, per cercare di raggiungere e tutelare le donne vittime e anche i loro figli che spesso, purtroppo, assistono alla violenza psicologica e fisica che subiscono le loro madri”. 

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