Sabato, 31 ottobre 2020 - ore 07.58

Paolo Zignani: Referendum Se Vince il SI la legittimazione degli eletti rimane la stessa: è il popolo

Non è una riforma storica e nessuno combatterà sulle barricate: il successo del Sì permetterà semplicemente di avviare un processo di riforme, che comprende anche una nuova legge elettorale, secondo l'accordo tra Pd e M5S.

| Scritto da Redazione
Paolo Zignani: Referendum Se Vince il SI la legittimazione degli eletti rimane la stessa: è il popolo

Paolo Zignani: Referensum Se Vince il SI la legittimazione degli eletti rimane la stessa: è il popolo

Non è una riforma storica e nessuno combatterà sulle barricate: il successo del Sì permetterà semplicemente di avviare un processo di riforme, che comprende anche una nuova legge elettorale, secondo l'accordo tra Pd e M5S.

Uno dei curiosi argomenti che si usano contro la riduzione del numero dei parlamentari sostiene che verrebbe meno la rappresentanza. A me sembra incredibile anche questo discorso, e il motivo è che la legittimazione degli eletti rimane la stessa, se vince il Sì: è il popolo. Il sistema è e resta rappresentativo, qualunque sia il numero degli eletti, che siano 400 o 600 o 945 o 1.781. Non cambia proprio niente, perché la fonte della rappresentanza è esattamente la stessa. In concreto, il parlamentare eletto a Pizzighettone rappresenterà un collegio più ampio, ad esempio comprenderà Maleo e qualche altro Comune. La rappresentanza, poi, non coincide con la democrazia. Ci si può sentire o non sentire rappresentati. Il parlamentare eletto a Cremona o a Crema non mi convince? Ho gli stessi identici diritti se mi rivolgo, per ipotesi, a un parlamentare di Lodi o di Bergamo. Il lodigiano e il bergamasco, esattamente come il cremonese e il cremasco, rappresentano la nazione, non il loro territorio e basta. Il campanilismo, va detto, è un problema serio. In parlamento, sin dall'unità d'Italia, si discute persino di problemi locali. Allo stesso modo, ci sono voti del consiglio regionale lombardo che riguardano una rotatoria. Incredibile. Questo significa che le istituzioni funzionano maluccio. Occorre grande onestà intellettuale, da parte di tutti, perché le istituzioni funzionino meglio. Non si risolve tutto riducendo il numero dei parlamentari, è evidente. Ognuno vota secondo la sua idea: spero però che si affermi una mentalità nuova, ad esempio che ci si rispetti, che valgano le stesse regole per tutti, anche quando la maggioranza cambia.

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In questi giorni ho letto dei post incredibili sul prossimo referendum. Pare addirittura che sia in pericolo la democrazia! Pazzesco! Ma che succede se vince il Sì? Proviamo a immaginarlo. Elettori di Comuni confinanti di province diverse, come ad esempio Soncino e Orzinuovi, si troveranno a votare all'interno dello stesso collegio, mentre in passato appartenevano a collegi diversi e avevano candidati diversi. Si cambiano i regolamenti delle camere, si ampliano i collegi, si riduce il numero dei parlamentari eletti, che in Italia è altissimo, quasi mille. E' tutto qui. La fine della democrazia effettivamente dovrebbe essere qualcosa di ben più serio! E non ci sarà nessuna crisi di rappresentanza, dato che gli eletti spesso nemmeno si vedono in parlamento. Il sistema va fatto funzionare meglio. Nemmeno si tratta di una proposta di governo, contro le minoranze, se non nella misura in cui interessa a tutti. Il taglio dei seggi servirà a costringere i parlamentari a cavarsela, a dare una svolta pragmatica, grazie alla quale dovranno rispettare regole condivise e lavorare non di più, ma in modo più produttivo, rispettandosi quindi di più. Il voto non cambia tutto: sarà solo un inizio. Lo stesso che auspicavo negli anni Novanta, con il Pds, quando la riduzione del numero dei parlamentari era un obiettivo ampiamente condiviso. Il dibattito è aperto in tutte le forze politiche, senza rigidità eccessive, voglio sperare. Non sarà facile, ma potrebbe essere un'occasione di cambiamento in meglio

Paolo Zignani (Soresina)

Agosto 2020

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