Mercoledì, 14 aprile 2021 - ore 19.40

Perché i bombi stanno sparendo nell’era del “caos climatico” - VIDEO

Una nuova tecnica per prevedere l’impatto dei cambiamenti climatici sulla sesta estinzione di massa delle specie

| Scritto da Redazione
Perché i bombi stanno sparendo nell’era del “caos climatico” - VIDEO

Lo studio “Climate change contributes to widespread declines among bumble bees across continents”, pubblicato su Science da Peter Soroye e Jeremy Kerr del Department of Biology dell’università di Ottawa e da Tim Newbold del Centre for Biodiversity and Environment Research del’University College London , dimostra che «nello spazio di una sola generazione, la probabilità che una popolazione di bombi sopravviva in un certo luogo è diminuita in media di oltre il 30%».

I ricercatori canadesi e quello britannico dicono di aver «stabilito un legame tra l’idea allarmate di “caos climatico” e le estinzioni» e hanno dimostrato che «Queste estinzioni sono già iniziate da decenni».

Soroye spiega: «Sappiamo da un cero tempo che i cambiamenti climatici sono legati al crescente rischio di estinzione degli animali in tutto il mondo. In questo articolo, forniamo una risposta a delle questioni cruciali: come e perché. Abbiamo constatato che l’estinzione delle specie su due continenti è causata da temperature estreme più elevate e più frequenti. Adesso siamo entrati nella sesta fase di estinzione di massa planetaria, la più grande e la più rapida crisi mondiale della biodiversità da quando una meteeora a messo fine all’era dei dinosauri».

In questa crisi della biodiversità spicca il declino di massa degli impollinatori e Soroye fa notare che «I bombi sono i migliori impollinatori che abbiamo negli ambienti selvatici e gli impollinatori più efficaci per colture come pomodori, zucche e bacche. I nostri risultati dimostrano che siamo di fronte a un futuro con molti meno bombi e molti meno diversità, sia nei territorio che ci circonda che nei nostri piatti»-

I ricercatori hanno scoperto che i bombi «Scompaiono a un ritmo paragonabile a quello di un’estinzione di massa» e Soroye avverte: «Se il declino prosegue a questo ritmo diverse di queste specie potrebbero essere completamente scomparse entro qualche decennio. Sappiamo che questa crisi è completamente attribuibile alle attività umane. Quindi, per mitigare questa crisi, dovremmo sviluppare degli strumenti che ci aiutino a sapere dove e perché queste estinzioni si producono».

I ricercatori hanno indagato sui cambiamenti climatici e sulla maniera in cui aumentano la frequenza di eventi estremi, come le ondate di caldo e le siccità, creando una specie di “caos climatico” che può essere pericoloso per gli animali. Sapendo che le specie hanni diversi livelli di tolleranza alle temperature e che il troppo caldo per alcune non ne danneggia altre, hanno messo a punto una nuova misura della temperatura.

Newbold spiega a sua volta: «Abbiamo creato un nuovo modo di predire le estinzioni locali che ci indica, per ogni specie singolarmente, se i cambiamenti climatici provocano delle temperature che superano quelle che sopportano i bombi«.

Per testare la loro ipotesi e la loro nuova tecnica, i ricercatori hanno utilizzato i dati su 66 specie di bombi nordamericane ed europee raccolti in 115 anni (1900-2015), paragonando l’attuale areale dei bombi con quello storico, Hanno così scoperto come sono cambiate le popolazioni di bombi.

Soroye evidenzia che «Abbiamo constatato che le popolazioni scompaiono dalle zone dove le temperature sono diventate più calde. Utilizzando il nostro nuovo strumento di previsione dell’impatto dei cambiamenti climatici, abbiamo potuto prevedere i cambiamenti sia per le singole specie che per intere comunità di bombi e questo con una precisione clamorosamente elevata».

E lo studio apre le porte a nuovi orizzonti di ricerca per capite i livelli di estinzione di altre specie come i rettili, gli uccelli e i mammiferi.

Per Soroye, «L’elemento che potrebbe essere il più esaltante in tutto questo è che abbiamo messo a punto un metodo di previsione del rischio di estinzione che funziona molto bene per i bombi e che potrebbe, in teoria, essere applicato universalmente ad altri organismi. Con uno strumento di previsione come questo, speriamo di poter identificare le aree dove sarebbero essenziali delle misure di conservazione per arrestare il declino».

Kerr concorda e conclude:

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