Martedì, 04 agosto 2020 - ore 16.26

Pianeta migranti Cremona . Stessa sorte per i malati di coronavirus e per i naufraghi.

Pianeta migranti Cremona . Stessa sorte per i malati di coronavirus e per i naufraghi.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti Cremona . Stessa sorte per i malati di coronavirus e per i naufraghi. Pianeta migranti Cremona . Stessa sorte per i malati di coronavirus e per i naufraghi. Pianeta migranti Cremona . Stessa sorte per i malati di coronavirus e per i naufraghi.

Pianeta migranti Cremona . Stessa sorte per i malati di coronavirus e per i naufraghi.

Sea Watch Italia denuncia: “Chi muore in mare, muore nello stesso modo atroce di chi muore per Covid-19, lucido e senz’aria. Non è una morte diversa, per questo ha lo stesso diritto di avere aiuto”. La differenza sta nel diritto al soccorso. Ai primi, i crocifissi del Mediterraneo, il soccorso viene negato per decreto.

Dopo il decreto interministeriale che sancisce l’Italia un porto non più sicuro, anche Malta e la Libia hanno assunto la stessa decisione. La conseguenza è che centinaia di donne, uomini e bambini, muoiono abbandonati dall'Italia e dall'Europa nel mezzo del Mediterraneo. Proprio il giorno di Pasqua, in seguito al naufragio di un barcone affondato tra Malta e Tripoli, la ong Sea Watch denunciava che 250 persone erano alla deriva. Altri barconi partiti dalla Libia i giorni successivi hanno subito naufragi.

La Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani ha scritto al riguardo: “Lasciati morire soli nel giorno di Pasqua da un’Europa che parla a vuoto di solidarietà verso le persone che soffrono. Questo ci addolora ancora di più in un tempo in cui ormai parliamo solo della pandemia e siamo attanagliati da paura e chiusura. Tre giorni fa, un criminale decreto interministeriale ha chiuso di fatto i porti italiani fino al 31 luglio appellandosi all’emergenza coronavirus. In questi ultimi giorni il generale Khalifa Haftar a capo dell’esercito libico di liberazione nazionale ha bombardato a Tripoli l’ospedale Al Kadra, scelto come avamposto anti-coronavirus e il mercato del pesce. Infine, ha assediato la città tagliando l’acqua a 3 milioni di abitanti. La guerra di Libia non si ferma con la pandemia e anche noi abbiamo gravissime responsabilità. Davanti a queste drammatiche situazioni come  missionari lanciamo un appello e chiediamo:

- all’Ue, patria dei diritti umani, di organizzare corridoi umanitari e aprire i porti alle navi che salvano i migranti;

- al governo italiano di intervenire subito per ritirare il decreto criminale che chiude i porti e di salvare le vite umane nel Mediterraneo;

- alla Conferenza Episcopale Italiana di alzare la voce in favore di questi fratelli e sorelle che sono per noi il Cristo crocifisso in cerca di resurrezione;

- a tutti i cittadini e cittadine di buona volontà e di buon cuore di farsi solidali appoggiando questo appello e la mozione di alcuni parlamentari che stanno chiedendo l’intervento immediato dello Stato per salvare gli altri migranti in pericolo di vita.

Anche per l’Associazione studi giuridici sull’emigrazione (ASGI) il decreto Interministeriale che chiude i porti appare come una “deroga di fatto” alle norme internazionali e costituzionali che vincolano lo Stato italiano.

ASGI ritiene importante lanciare un forte appello per una maggiore solidarietà dei Paesi europei “affinché tutti partecipino al primario compito dell’Europa di salvaguardare le vite di tutte le persone in pericolo in mare e di impedire che possano restare nelle carceri libiche o nella situazione di guerra in tale Paese. Occorre ricordare che se le navi di privati sono oggi impegnate nel salvare vite umane questo accade proprio per l’inerzia delle autorità pubbliche. E’ tempo che le istituzioni italiane e dell’Unione tornino a discutere delle missioni europee nel Mare Mediterraneo e della riforma del sistema europeo di asilo”.

https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/soccorsi-nota/

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