Giovedì, 06 ottobre 2022 - ore 16.51

Pianeta Migranti Cremona . Tanti giovani tunisini spariscono lungo la rotta per l’Europa.

Si è riattivata la rotta dalla Tunisia di migranti giovani anche minori e molti scompaiono nel nulla. Libera International e l'associazione ARDEPTE col progetto ‘Memoria Mediterranea’ raccolgono dati e nomi al fine di ridare volto e dignità ai dispersi.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti Cremona . Tanti giovani tunisini spariscono lungo la rotta per l’Europa. Pianeta Migranti Cremona . Tanti giovani tunisini spariscono lungo la rotta per l’Europa. Pianeta Migranti Cremona . Tanti giovani tunisini spariscono lungo la rotta per l’Europa.

Pianeta Migranti Cremona . Tanti giovani tunisini spariscono lungo la rotta per l’Europa.

Si è riattivata la rotta dalla Tunisia di migranti giovani anche minori e molti scompaiono nel nulla. Libera International e l'associazione ARDEPTE col progetto ‘Memoria Mediterranea’ raccolgono dati e nomi al fine di ridare volto e dignità ai dispersi. Le loro madri accusano lo Stato tunisino di 'lassismo' sui dossier relativi agli scomparsi e chiedono verità e giustizia.

Secondo Libera, i migranti tunisini scomparsi sono anch’essi vittime delle mafie, di quelle reti criminali che lucrano sul vuoto lasciato dalle politiche istituzionali, le prime responsabili di un’immigrazione non governata in modo razionale e lungimirante. Obbligati alla partenza illegale per le insormontabili difficoltà ad avere il visto, vengono aiutati da trafficanti, che fanno pagare un prezzo esorbitante per superare ostacoli naturali – mare, fiumi, montagne – e umani – posti di frontiera – in condizioni precarie. Le conseguenze sono disastrose: morti, sparizioni; i vivi costretti a rimborsare per anni il costo del passaggio. Cadono nelle mani di reti mafiose che li sfruttano con forme di schiavitù moderne: prostituzione, commercio di droga, vagabondaggio. Oppure sono vittime del commercio di organi o intrappolati in reti terroriste. Di loro, i governi tunisino e italiano non parlano. Occorre fare informazione perché si sappia, e i governi si facciano carico della ricerca. L’ennesimo naufragio lo scorso luglio al largo delle coste tunisine è costato la vita a 56 persone. Una tragedia-fotocopia rispetto a quanto accaduto quaranta giorni prima, il 15 giugno ed altre volte.

Dal 2011 più di 20 mila tunisini sono sbarcati in Italia irregolarmente rischiando la vita; difficilmente essi avranno lo status di rifugiati. Rimarranno dei migranti di serie B, quelli economici, a rischio di espulsione o di clandestinità, che significa marginalità e criminalità.

Perché questi giovani lasciano il loro paese? Perché scompaiono e nessuno ne parla?

Una crisi sociale esplosiva sta minacciando la Tunisia, specialmente nelle regioni dell’entroterra e del sud del paese dove il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 35%. Le disuguaglianze sociali generate dall’economia neoliberista in Tunisia sono esacerbate dal cambiamento climatico e ora pure dalla crisi sanitaria dovuta alla pandemia che ha peggiorato notevolmente le condizioni di vita, già precarie. I giovani partono cercando una vita migliore e nella speranza di tornare. Prima partivano solo i ceti più bassi, ora emigrano anche i ceti più abbienti, i ragazzi che hanno un diploma. Soprattutto quelli delle grandi città, che non vedono un futuro nel paese anche se hanno studiato. Partono e di loro non si sa più nulla.

Tante sono le testimonianze raccolte dai promotori del progetto ‘Memoria Mediterranea’ da parte delle madri che mostrano le foto dei figli e cercano notizie: “Mio figlio aveva16 anni e studiava. Il padre è morto. Voleva lavorare per far studiare il fratello. Partito come altri il 6 settembre 2012. Nessuna notizia”

Un’altra madre ha venduto la propria fede di nozze per raggiungere il mare, dove il figlio è scomparso.

Il marito di Lobna, è partito pensando di aiutare la famiglia, con 5 figli. “Sono partiti in 4; sono stati visti da un pescatore di Pantelleria. Poi più niente”.

Nel loro strazio, le famiglie accusano lo Stato di non aver creato condizioni di lavoro nel paese e di aver costretto i loro figli a tentare la sorte e rischiare la vita. Le madri non si danno per vinte: periodicamente si radunano davanti all'ambasciata d'Italia a Tunisi per sollecitare anche le autorità italiane a far luce sugli scomparsi.

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