Lunedì, 24 giugno 2019 - ore 21.54

Pianeta migranti. Emergenza migranti o emergenza clima?

I politici al governo amplificano ad arte l’emergenza migranti per nascondere la vera emergenza che sovrasta tutti e che incute paura: il cambiamento climatico.

| Scritto da Redazione
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Pianeta migranti. Emergenza migranti o emergenza clima?

I politici al governo amplificano ad arte l’emergenza migranti per nascondere la vera emergenza che sovrasta tutti e che incute paura: il cambiamento climatico.

Depistare l’attenzione e l’umore della gente verso i migranti e sottrarsi dal mettere al centro il grave problema globale del clima è nascondersi dietro la foglia di fico. Greta, ragazzina di 16 anni, ha avuto il coraggio di togliere la foglia mostrando che  il re è nudo. Lo hanno gridato in tante le piazze del mondo.

Il re è nudo perché la politica del “prima i nostri, padroni a casa nostra, porti chiusi, respingimenti…ecc.” è solo propaganda e mistificazione. La crisi migratoria è destinata a crescere a dismisura a causa dei cambiamenti climatici. Lo dicono i dati.

Secondo IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre dal 2008 al 2014, oltre 150 milioni di persone sono fuggite dal loro paese e l’85% di loro lo ha fatto per cause ambientali. Sempre secondo l’IDMC, oggi, le persone hanno il 60% in più di rischio di abbandonare la propria casa rispetto al 1975. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) prevede che a livello globale ci saranno tra i 25 milioni e 1 miliardo di migranti ambientali entro il 2050.

L’aumento delle temperature dell’aria e della superficie dei mari, il cambiamento delle precipitazioni (frequenza, intensità); l’innalzamento del livello dei mari causato dalla fusione dei ghiacciai; eventi “regionali” come il Nino e monsoni asiatici, migrazioni bibliche.

Lo scenario più estremo studiato dall’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC ) prevede entro il 2100 un incremento dell’innalzamento del livello dei mari di 98 centimetri. Se l’aumento della temperatura raggiungerà i 2°C è possibile un aumento del livello del mare di 5 metri entro 50 anni. Per le città costiere, i piccoli stati insulari e le regioni dei delta dei fiumi, l’innalzamento del livello dei mari potrebbe avere conseguenze catastrofiche.

Se la temperatura aumenterà di 4 gradi, sarebbero a rischio il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche i paesi dell’America Latina e i Caraibi. Ne sarebbero colpite le attività economiche e umane, a partire dall’agricoltura. La scarsità di risorse per la sopravvivenza porterebbe conflitti, disgregazione sociale, aumento della povertà e, come conseguenza grandi ondate migratorie.

Nessun paese al mondo può dirsi fuori da questi rischi, ma i più colpiti saranno sicuramente le comunità e i paesi più poveri, che non hanno risorse per garantire il diritto ad una vita dignitosa e al riparo dagli eventi climatici estremi.

Dunque, contenere i cambiamenti climatici, emergenza di estrema priorità, significa anche contenere i flussi migratori. Siamo su questa strada? No, se folle di giovani e bambini, i giorni scorsi, hanno manifestato in tante città del mondo per chiedere alla politica un impegno serio contro il riscaldamento del pianeta assumendo con responsabilità gli impegni decisi dai governi nelle conferenze internazionali sul clima.

Si resta allibiti, dopo le ultime manifestazioni forti e travolgenti che hanno posto con indiscutibile evidenza l’urgenza climatica, sentire i nostri politici rilanciare ancora i loro slogan logori contro i migranti; vederli sdoganare con disinvoltura le connivenze con le torture dei campi libici, con i morti in mare, con i salvataggi vietati ed esibire tutto ciò come risposta politica al problema migratorio.

“Il sonno della ragione genera mostri”.

 

 

 

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