Domenica, 16 dicembre 2018 - ore 21.32

Pianeta Migranti. L’Agenzia Onu per i rifugiati contro il Decreto Sicurezza

L’UNHCR smonta il decreto. Molto preoccupante l’effetto di alcuni provvedimenti. Una voce autorevole tra le tante, inascoltata dalla caparbia autoreferenziata dei politici al governo che guardano solo ai consensi elettorali in dispregio anche delle convenzioni internazionali.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. L’Agenzia Onu per i rifugiati contro il Decreto Sicurezza Pianeta Migranti. L’Agenzia Onu per i rifugiati contro il Decreto Sicurezza Pianeta Migranti. L’Agenzia Onu per i rifugiati contro il Decreto Sicurezza Pianeta Migranti. L’Agenzia Onu per i rifugiati contro il Decreto Sicurezza

Pianeta Migranti. L’Agenzia Onu per i rifugiati contro il Decreto Sicurezza

L’UNHCR smonta il decreto. Molto preoccupante l’effetto di alcuni provvedimenti. Una voce autorevole tra le tante, inascoltata dalla caparbia autoreferenziata dei politici al governo che guardano solo ai consensi elettorali in dispregio anche delle convenzioni internazionali.

In merito al ddl n. 840, di conversione del decreto-legge n. 113, in materia di protezione internazionale e immigrazione e sicurezza pubblica l’UNHCR richiama l’attenzione sull’impatto che i nuovi provvedimenti potrebbero avere sul sistema di accoglienza e asilo in Italia. Qualora fossero approvati nella loro forma attuale, questi potrebbero influire negativamente sull’accesso alla protezione e ai diritti dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia. L’UNHCR ricorda come qualsiasi nuovo provvedimento debba essere conforme alla Convenzione di Ginevra, alla normativa internazionale e agli standard europei esistenti.

Come già esplicitato nelle osservazioni e raccomandazioni dettagliate inviate al Governo e al Parlamento nelle ultime settimane (disponibili sul sito www.unhcr.it), l’UNHCR intravede un rischio, in particolare, rispetto alle nuove misure relative alla detenzione amministrativa in attesa dell’identificazione o dell’espulsione, le cosiddette procedure accelerate alla frontiera, e le domande d’asilo reiterate. Questi nuovi provvedimenti, nella formulazione attuale, non forniscono garanzie adeguate, soprattutto per le persone vulnerabili e quelle con esigenze particolari, come per esempio le persone che hanno subito abusi e torture.

Inoltre, gli standard ed i servizi offerti nei centri di prima accoglienza devono poi essere garantiti. Questo è particolarmente vero poiché ora tali centri ospiteranno tutti i richiedenti asilo (tranne i minori non accompagnati) per l’intera durata della procedura d’asilo. Questi centri sono spesso sovradimensionati, sovraffollati e relegati in zone remote, lontane dai servizi di base. Sono spesso inadeguati per rispondere alle reali esigenze delle persone accolte – persone che hanno spesso subito indicibili sofferenze non solo nel loro Paese di origine, ma anche durante il lungo e pericoloso viaggio verso l’Italia. È fondamentale aiutare i nuovi arrivati ad adattarsi, integrarsi e partecipare pienamente alla vita culturale, sociale e economica dell’Italia, anche attraverso l’accesso a diritti fondamentali quali l’istruzione, il lavoro, la salute, l’abitazione. Questo processo comincia al loro arrivo.

L’UNHCR raccomanda inoltre che gli standard nel sistema di seconda accoglienza per i beneficiari di protezione internazionale, casi speciali e minori non accompagnati siano conservati. L’ex SPRAR è un modello di buone pratiche di integrazione, ed è nell’interesse non solo dei rifugiati ma anche delle comunità che li ospitano che questo sia mantenuto.

Infine, l’UNHCR prende atto dell’intenzione del Governo di regolamentare la protezione umanitaria, ma si aspetta un approccio aperto all’applicazione delle nuove norme per garantire un sostegno alle persone più vulnerabili.

L’UNHCR impegnata nel promuovere la creazione di una società equa e inclusiva, dove la dignità di ogni donna, uomo e bambino sia garantita monitorerà attentamente l’impatto dei nuovi provvedimenti sulle persone sotto il suo mandato. E’ importante che i rifugiati siano visti non come una questione politica, ma come persone, parte della comune famiglia umana, e che le leggi portino un effettivo miglioramento della loro condizione.

 

 

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