Mercoledì, 18 luglio 2018 - ore 03.17

Pianeta Migranti. L’Africa paga la nostra aria pulita.

In un articolo pubblicato sul sito web di Nigrizia Riccardo Barlaam ci informa su un altro problema emergente per l’Africa e gli africani: l’accaparramento dei minerali necessari a evitare l’inquinamento nei nostri paesi a costo di creare instabilità e conflitti in intere regioni e con metodi inaccettabili perché pericolosi per l’ambiente e per i lavoratori locali.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. L’Africa paga la nostra aria pulita. Pianeta Migranti. L’Africa paga la nostra aria pulita. Pianeta Migranti. L’Africa paga la nostra aria pulita. Pianeta Migranti. L’Africa paga la nostra aria pulita.

Pianeta Migranti. L’Africa paga la nostra aria pulita.

In un articolo pubblicato sul sito web di Nigrizia (http://www.nigrizia.it/ ) Riccardo Barlaam ci informa su un altro problema emergente per l’Africa e gli africani: l’accaparramento  dei minerali necessari a evitare l’inquinamento nei nostri paesi a costo di creare instabilità e conflitti in intere regioni e con metodi inaccettabili perché pericolosi per l’ambiente e per i lavoratori locali.

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“Nel mondo ricco i governi impongono limiti nelle emissioni delle automobili. Ora si punta su auto elettriche e ibride. Nel mondo povero è partita la nuova corsa dell’oro, legata alla conquista dei minerali per alimentare le nuove batterie e i componenti delle auto elettriche del futuro. Le società minerarie, piccole e grandi, fanno a gara per aggiudicarsi nuove licenze di esplorazione.

L’Africa, il continente più povero, è quello più ricco di materie prime. Dal Niger alla Costa d’Avorio, dall’Rd Congo alla Tanzania la domanda di metalli per lo sviluppo delle “tecnologie pulite” ha aperto nuove frontiere all’industria mineraria. A caccia di coltan, cobalto, grafite, litio, neodimio, niobio, terre rare. I prezzi delle materie prime sono alle stelle. Le società minerarie aumentano i loro ricavi e la loro capitalizzazione di Borsa. Centinaia di migliaia di persone in Africa lavorano nelle miniere, compresi i bambini, in condizioni di lavoro durissime e spesso pericolose. A centinaia di metri nel sottosuolo con dispositivi di sicurezza minimi, spesso solo con le mani, con mazze e picconi, senza ausili tecnologici. Morti e incidenti gravi sono la norma.

Come ha raccontato un reporter del Washington Post in un reportage da una miniera in Congo dove si estrae cobalto. Un minerale essenziale nelle nuove batterie ricaricabili agli ioni di litio che alimentano le auto elettriche di nuova generazione, ma anche i nostri smartphone, i tablet e i computer che usiamo tutti i giorni. L’attività mineraria inquina l’ambiente ed espone le comunità locali a livelli di esposizione a metalli tossici mai visti prima, che inquinano i terreni e le falde acquifere. In Africa aumentano le neoplasie, malattia quasi sconosciuta fino a qualche anno fa.

L’aria pulita dell’Occidente ha così un prezzo salato per l’Africa. Almeno fino a quando le grandi corporation non renderanno chiara la provenienza delle materie prime che alimentano le proprie batterie. Non sarà facile. Apple ha fatto sapere di aver aumentato i controlli sulla provenienza del cobalto che alimenta le pile dei suoi iPhone. Lg, uno dei principali produttori di batterie, ha bloccato l’import di cobalto dal Congo. Ma la corsa dell’oro non si ferma. E sarà difficile normarla.”

http://www.nigrizia.it/notizia/lafrica-paga-la-nostra-aria-pulita/blog

Molte di queste materie prime utili alla nostra “tecnologia verde” alimentano proprio le aree di conflitto in Africa. Dopo tante pressioni da parte degli organismi civili della comunità internazionale, il Consiglio d’Europa nel 2017 e il Parlamento Europeo hanno approvato una legge che rende più stringente il monitoraggio delle materie prime provenienti da zone di guerra o dove avvengono gravi violazioni dei diritti umani. E’ un passo significativo a livello giuridico, anche se le nuove norme diventeranno vincolanti solo dal 2021.

Negli Usa però, Trump ha firmato il decreto per la revisione del Dodd-Frank Act che cancellerebbe anche le regole che obbligano le compagnie statunitensi a tracciare meticolosamente quei minerali rari che stanno alla base di molti conflitti africani.

Evidentemente, lo sfruttamento coloniale delle risorse africane continua…e non si spegne nemmeno l’arroganza di quanti osano ancora pensare e dire dei migranti “vengono qui a portarci via le ri

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