Sabato, 22 settembre 2018 - ore 09.42

Pianeta migranti. La caccia all’uomo nero.

La strage razzista di Macerata, l’uccisione di un venditore ambulante senegalese richiamano la società e la politica alla responsabilità di creare un clima di convivenza tra culture religioni e lingue, dentro un quadro di legalità e di rispetto dei diritti e doveri di cittadinanza.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. La caccia all’uomo nero. Pianeta migranti. La caccia all’uomo nero. Pianeta migranti. La caccia all’uomo nero. Pianeta migranti. La caccia all’uomo nero.

Pianeta migranti. La caccia all’uomo nero.

La strage razzista di Macerata, l’uccisione di un venditore ambulante senegalese  richiamano la società e la politica alla responsabilità di creare un clima di convivenza tra culture religioni e lingue, dentro un quadro di legalità e di rispetto dei diritti e doveri di cittadinanza.

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Idy Diene, un senegalese di 54 anni è stato ucciso a Firenze da un cittadino, che, intenzionato a suicidarsi, ha puntato la pistola verso di lui. La sua uccisione riapre una ferita ancora aperta. Idy, infatti, era cugino di Samb Modou, ucciso nel dicembre 2011 da un simpatizzante di Casapound e si prendeva cura della figlia pagandole gli studi in Senegal dopo la morte del padre.

Benchè non sia ancora certo il movente d’odio razziale, va sottolineato che, ancora una volta, la vittima è un ‘uomo nero’ e che questo fatto si aggiunge a quelli di Macerata, inserendosi nel clima di odio fomentato dalla recente campagna elettorale.

Secondo mons. Gian Carlo Perego, vescovo di Ferrara, già direttore generale della Fondazione Migrantes (Cei) “sono episodi gravi che chiedono un’assunzione di responsabilità a diversi livelli”.

Circa poi la presenza in Italia di un ventre molle contaminato da razzismo di stampo fascista, mons. Perego ricorda che “il modo di parlare, l’alimentare alcune interpretazioni ed esasperare alcuni fatti che capitano dentro la logica di una cultura di razza, porta chiaramente a far emergere alcuni fenomeni che sono latenti come quelli razzisti, che, fortunatamente, fino ad oggi non si erano molto evidenziati sul piano culturale. Ma soprattutto - precisa - c’è il rischio che alimentino una nuova forma di terrorismo fai da te nelle nostre città”.

“Utilizzare termini per comunicare l’immigrazione come ‘bomba sociale’, ‘disastro sociale’ significa non interpretare una sfida che invece è importante oggi” – lo hanno ripetuto più volte il Papa e i vescovi italiani – “e si chiede un impegno per la sicurezza sociale, per progetti e percorsi di integrazione, mediazione sociale e culturale”. “Utilizzare ancora termini come ‘clandestinità’, ‘irregolarità’, ‘respingimenti’ significa interpretare i fatti dividendo le nostre comunità. Forse è il tempo di impegnarsi di più in sicurezza sociale per interpretare un territorio che ha bisogno di relazioni e costruire nuovi legami”.

Mons. Perego auspica “che l’immigrazione sia governata a partire dall’accoglienza e non a partire da rifiuti e violenza. I fatti accaduti ci interpellano su una politica che sappia rispondere anche a questa esigenza”.

Mons. Perego esprime il serio timore che episodi tragici di questo tipo si ripetano e invita ad essere uniti: “dalla scuola e dai diversi luoghi educativi bisogna lavorare insieme per una responsabilità attorno a fenomeni sociali che stanno cambiando le nostre città, come l’immigrazione”.

L’ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) esprime la propria solidarietà e sostegno alla famiglia di Idy e a tutta la comunità senegalese, e “chiede ai rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali che, oltre a condannare con fermezza qualsiasi episodio di violenza a sfondo razziale, s’impegnino in azioni volte a rafforzare la coesione sociale propria di città come Firenze e dell’Italia”.

ASGI chiede “l’impegno delle autorità preposte a perseguire nelle sedi pertinenti ogni azione che diffonde odio, affinchè i casi di Firenze e Macerata rimangano casi unici e isolati”.

 

 

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