Lunedì, 20 novembre 2017 - ore 23.54

Pianeta Migranti. La denuncia-testimonianza di Tina Maffezzoni ostetrica di Medici Senza Frontiere nel campo S. Antonio a Ventimiglia.

Tina Maffezzoni -candidata al premio “Rosa Camuna” per la sua intensa attività umanitaria, da novembre 2016 ad agosto 2017 si è occupata per Medici Senza Frontiere della salute delle donne nel campo Sant’Antonio a Ventimiglia. Ha incontrato donne impaurite, ferite nel corpo, ma soprattutto nell’anima.

| Scritto da Redazione
 Pianeta Migranti. La denuncia-testimonianza di Tina Maffezzoni ostetrica di Medici Senza Frontiere nel campo S. Antonio a Ventimiglia.  Pianeta Migranti. La denuncia-testimonianza di Tina Maffezzoni ostetrica di Medici Senza Frontiere nel campo S. Antonio a Ventimiglia.  Pianeta Migranti. La denuncia-testimonianza di Tina Maffezzoni ostetrica di Medici Senza Frontiere nel campo S. Antonio a Ventimiglia.

Donne provenienti da Etiopia, Eritrea, Chad, e anche Costa d’Avorio, Senegal, che hanno attraversato l’Africa con mille difficoltà per finire nei campi di detenzione in Libia in attesa di essere imbarcate. I trafficanti di esseri umani, sottopongono tutti quanti a torture di ogni genere e stupri per ottenere somme di denaro sempre più alte per il trasporto in Italia. Quando non è più possibile ottenere denaro, i trafficanti ricattano le donne obbligandole, una volta in Italia, a pagare il loro debito con la prostituzione.

I migranti che sbarcano al sud Italia, riescono a risalire ed ad attendere il momento opportuno per passare la frontiera con la Francia a Ventimiglia, al  fine di raggiungere altri paesi europei dove magari ci sono famiglia o amici ad attenderli.

I migranti a Ventimiglia, NON VOGLIONO RIMANERE IN ITALIA, ma cercare  fortuna altrove.

La prefettura della città, dal luglio 2016, ha predisposto un campo accoglienza chiamato Roja dove vengono accolti  migranti maschi adulti, campo dato in gestione alla CRI; molto lontano dalla città, raggiungibile solo a piedi.

La parrocchia di San Antonio ha scelto di accogliere donne sole, bambini, famiglie in oratorio, luogo più protetto e sicuro. Questo luogo non ha mai avuto riconoscimenti dalle istituzioni, ma è stato sfruttato da esse. Infatti, al momento del bisogno veniva utilizzato per inserire minori non accompagnati, famiglie problematiche. Volontari della città, organizzazioni umanitarie italiane e straniere, hanno sostenuto, aiutato le  attività in questo luogo, che in 440 giorni di apertura  ha accolto, sfamato, curato, 14.000 persone, solo con contributi economici privati.

In agosto di quest’anno la prefettura ha velocemente predisposto la chiusura all’accoglienza del campo S. Antonio, con il trasferimento di donne e bambini al Campo Roja, luogo non idoneo per accogliere una fascia di popolazione cosi vulnerabile. Ad oggi non riusciamo a sapere, nonostante le mie pressioni e di altre ONG (terminato il progetto con Medici Senza Frontiere ho continuato ad occuparmi della situazione come volontaria Caritas Ventimiglia) le condizioni di vita di queste persone, se hanno accesso a servizi, cibo, vestiario, cure sanitarie. Difficile la collaborazione e l’informazione tra le istituzioni, prefettura, comune, ASL, CRI. Sappiamo che funzionari regionali di varie realtà hanno mandato report in prefettura denunciando il fenomeno della tratta a Ventimiglia a danno delle  donne migranti. E il Campo Roja è un luogo che potrebbe favorire il fenomeno. Infatti molte donne hanno paura e vivono in ulteriore promiscuità e rischio nascoste tra gli arbusti del greto del fiume, oppure dormono in stazione insieme ai loro bambini.

Immobilismo istituzionale e della società civile: la Liguria è una regione con bassa partecipazione civile e una realtà molto limitata del  Terzo Settore.

Tanto è vero che da due anni a Ventimiglia, sul greto del torrente Roja, sotto i ponti della tangenziale, vivono centinaia di migranti tra topi e sporcizia, senza servizi, accesso all’acqua potabile, alle cure sanitarie. Se non sono ancora scoppiati  eclatanti problemi di epidemie, senza contare rifiuti ed inquinamento del fiume che tutto porta in mare, è solo grazie al contributo della Caritas locale, anche se può garantire solo un  minimo di servizi a causa della penuria di volontari. Alcune associazioni francesi collaborano per cibo e minime cure di base.

E’ inaccettabile continuare a permettere una tale violazione dei diritti umani, spesso con iniziative istituzionali che rasentano l’illegalità. Infatti minori non accompagnati sono ospitati presso strutture non adeguate alla recente normativa del luglio di questo anno, legge Zampa.

Nostro dovere è proteggere, accogliere chi fugge da guerre e carestie. Spesso provocati dal mondo occidentale…..Soprattutto coloro che sono più fragili e che rappresentano il futuro dell’umanità,  donne e bambini.

Il recente sbarco a Salerno di 31 cadaveri di donne dovrebbe farci riflettere per  arrestare quel fiume dilagante di non empatia, disumanità, egocentrismo, che, secondo me, non sono nella natura dell’uomo, ma manipolati dalla politica, e da quanti istigano alla violenza e al sopruso a carico di ogni essere umano.

Cremona, 6-11-2017

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