Sabato, 15 maggio 2021 - ore 10.25

Pianeta Migranti. La falsa sindrome dell’invasione.

Una sindrome che genera muri, fili spinati, eserciti alle frontiere, respingimenti in mare e perfino ‘l’aiutiamoli a casa loro’, senza però farlo sul serio.

| Scritto da Redazione
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Il contagio avviene attraverso i media che spargono fake-news cavalcate dalla propaganda elettorale di politici populisti. In Italia, parlano di invasione con una presenza di tre migranti ogni mille persone. Un rapporto del World Economic Forum e i dati del “Dossier statistico dell’immigrazione” sono in grado di contenere la sindrome invasione.

Il rapporto “Migration and its impact on the cities” raccoglie le storie di migrazione di 22 grandi città del mondo. Ha il pregio di inquadrare il problema da un punto di vista globale e di smontare un bel po’ di luoghi comuni facendo emergere numerose evidenze.  Eccone alcune.

Le migrazioni non sono un’emergenza ma sono una dinamica costituiva delle comunità e dei popoli. La gente non smetterà di partire e di arrivare, neanche se gli darete il pesce, e nemmeno la canna per pescare. In questo preciso momento, nel mondo, ci sono più di un miliardo di persone emigrate o che stanno migrando: si tratta di un settimo della popolazione globale. 

L’Europa è toccata solo di lato dalla questione migratoria. Che rappresenta per l’UE un’opportunità di sviluppo economico e sociale, oltre che un fattore di inversione demografica fondamentale per l’unico continente al mondo la cui popolazione decresce. Ma l’Europa è contemporaneamente un paese di migrazione: un abitante su cinque dell’Unione Europea, infatti, vorrebbe migrare. Il dato è quasi uguale a quello degli abitanti del Nord Africa e del Medio Oriente devastati da miseria e guerre (22%) e che perciò sono costretti a fuggire. A gennaio 2016, risulta che 19,3 milioni di europei vivevano in un altro Stato membro dell’UE rispetto a quello di nascita.

In Europa, i migranti si muovono nel 61% dei casi, verso le grandi città; solo il restante 39% si dirige verso città medie (25%) e aree rurali (14%). In altre parole, i migranti vanno in città come Parigi e Londra, non in Polonia o in Ungheria che non compaiono neanche nelle classifiche di destinazione dei flussi migratori e nemmeno in tutta l’ex Germania Est, Berlino esclusa, in cui dominano le frange più estreme di Alternative fur Deutschland. E’ come dire: gli “stranieri” sono indesiderati e fanno paura ai paesi che non li hanno, soprattutto alle fasce di popolazione che risiedono in campagna o nelle valli.

In Italia, non possiamo parlare affatto di invasione perchè abbiamo 3 migranti ogni mille abitanti. Siamo l’undicesimo Paese di arrivo dei migranti dopo gli Stati Uniti, la Germania, il Canada, il Regno Unito, la Francia, l’Australia, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, la Russia e la Spagna. E in percentuale sul totale della popolazione, hanno più migranti di noi anche paesi come l’Ucraina, la Svizzera, il Kazakhstan, la Giordania.

Stando ai dati Istat, a dicembre 2016, i cittadini stranieri residenti in Italia erano poco più di 5 milioni, cioè l’8,3% della popolazione, mentre la percezione comune fa dire agli italiani che gli stranieri nel nostro paese sono il 30%. Risulta che la distorsione, della realtà sia più ampia fra le persone più anziane, fra quelle con titolo di studio più basso, fra le casalinghe e i pen­sionati e fra le persone più dipendenti della TV. Viviamo un’epoca nella quale la reazione di fronte a una notizia o a un fatto è più importante del dato oggettivo. L’opinione pubblica si muove in questa direzione.

 

Link: http://www3.weforum.org/docs/Migration_Impact_Cities_report_2017_low.p

http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2017_scheda%20dossier.pdf

 

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