Giovedì, 21 giugno 2018 - ore 14.26

Pianeta Migranti. Le ferite invisibili dei migranti.

Un nuovo studio pubblicato da un ricercatore italiano (Prof. Paolo Fusar-Poli) del King’s College London ed Università degli Studi di Pavia, pubblicato sulla più importante rivista psichiatrica internazionale (World Psychiatry, Impact Factor 26), ha riassunto i principali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi mentali severi, quali i disturbi psicotici.

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti. Le ferite invisibili dei migranti.

Un nuovo studio pubblicato da un ricercatore italiano (Prof. Paolo Fusar-Poli) del King’s College London ed Università degli Studi di Pavia, pubblicato sulla più importante rivista psichiatrica internazionale (World Psychiatry, Impact Factor 26), ha riassunto i principali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi mentali severi, quali i disturbi psicotici.

L’Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà) ha realizzato un primo studio sul tema, limitandosi però agli stranieri residenti: in base ai dati Istat provenienti dall’indagine multiscopo sulla salute (anno 2013) ha rilevato una prevalenza di cattiva salute mentale percepita nella popolazione immigrata residente pari al 32 per cento del totale (uno su tre). Restano fuori da questa stima gli irregolari, i transitanti e le persone appena salvate in mare. Ma un’indagine sul campo, realizzata da Medici senza frontiere (Msf) in Sicilia dà risultati simili. Nel 2014 l’organizzazione ha attivato un presidio medico in uno dei principali luoghi di sbarco, il porto di Augusta. Qui sono state visitate 2593 persone in sei mesi: nel 40 per cento dei casi sono stati riscontrati disturbi di natura psicologica e cognitiva.

Un nuovo studio pubblicato da un ricercatore italiano (Prof. Paolo Fusar-Poli) del King’s College London ed Università degli Studi di Pavia, pubblicato sulla più importante rivista psichiatrica internazionale (World Psychiatry, Impact Factor 26), ha riassunto i principali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi mentali severi, quali i disturbi psicotici.

Lo studio ha utilizzato una metodologia di revisione della letteratura che raccoglie tutti gli studi pubblicati su un determinato argomento nei più importanti database internazionali. Pertanto questo tipo di analisi rappresenta il livello di evidenza più robusto in campo scientifico.

Lo studio ha analizzato 683 studi individuali e circa 170 fattori di rischio per l’insorgenza di disturbi psicotici. Il risultato principale è che fattori sociodemografici quali una condizione di immigrato (di prima o seconda generazione) o di minoranza etnica risultino fortemente associati ad un aumentato rischio di sviluppare disturbi mentali.

Lo studio indica chiaramente come le avversità socio-economiche, che includono isolamento, frammentazione sociale, discriminazione e stigmatizzazione delle minoranze etniche siano alla radice di sofferenza psicologica, di stress, aumentando la probabilità di insorgenza di disturbi mentali.

Gli autori intervistati (PFP) hanno commentato come “questi risultati dimostrino, da un punto di vista scientifico, la necessità urgente di sostenere, espandere ed ampliare politiche sanitarie e più generalmente sociali di tolleranza, accoglienza ed inclusione sociale, in particolar modo nei confronti dei migranti e delle minoranze etniche presenti in Italia. In questo modo potrebbe essere anche possibile prevenire sofferenza psichica e disturbi mentali gravi. Al contempo risulta importante riconoscere e sterilizzare qualsiasi atteggiamento o politica discriminatoria o di intolleranza che, amplificando i processi di frammentazione sociale sopra descritti, possono peggiorare la salute mentale dell’intera popolazione Italiana."

 

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