Mercoledì, 16 ottobre 2019 - ore 08.49

Pianeta migranti. Le morti in mare richiamano la responsabilità dell'accoglienza.

Per mons. Perego occorre fermare la vendita delle armi, aprire corridoi umanitari, fare un piano Marshall per l’Africa, controllare le partenze, organizzare un’accoglienza diffusa in Europa, dare il permesso di soggiorno umanitario a chi è in Europa dal 2014.

| Scritto da Redazione
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“ Morte e vita si sono affrontati in un prodigioso duello”.

La morte di decine di persone nel Mediterraneo e il salvataggio di una bimba orfana del Camerun sulla nave della Marina militare ci ricordano e attualizzano il passaggio della sequenza pasquale. E’ una lotta che certamente, per la speranza cristiana, avrà come esito la vita, ma che chiede impegno e responsabilità”.

E’ quanto ha affermato Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes dopo i recenti naufragi che hanno causato la morte di decine di persone.

 “La crescita esponenziale della vendita di armi da parte dei paesi europei – aggiunge il sacerdote - un piano Marshall per l’Africa che stenta a partire, i corridoi umanitari non lasciati alla buona volontà di qualcuno, ma organizzati da tutti i paesi europei e da altri paesi del mondo, in forza di un diritto internazionale che già li prevede, un’operazione nel Mediterraneo che non controlla fin dalla partenza i viaggi delle imbarcazioni nel Mediterraneo, un sistema di accoglienza non diffuso nei Paesi europei, un permesso di soggiorno per protezione umanitaria negato a tutti coloro che sono arrivati in Europa nel 2014 e nel 2015 e che attendono da oltre un anno e mezzo un permesso nei centri o che sono stati più volte rimandati da un paese all’altro, in attesa che si possa realmente e concretamente – grazie al piano Marshall per l’Africa – offrire condizioni per un rimpatrio assistito, sono gli atti di responsabilità che mancano all’Europa e che faranno ulteriormente crescere le morti nel Mediterraneo nei prossimi mesi, anche di numerosi bambini, e alimenteranno sfruttamento, violenze, oltre che la ricchezza dei trafficanti di esseri umani”.

Nelle comunità cristiane – sottolinea il direttore Migrantes – “siamo chiamati ad alimentare, dopo l’appello di papa Francesco e il vademecum dei Vescovi italiani, una corretta informazione sulle storie di chi sbarca sulle nostre coste, per evitare letture distorte e false che alimentano paure e discriminazioni; esperienze di accoglienza diffusa, in parrocchia e famiglia, che si aggiungono ai circa 2.000 luoghi accoglienza che ospitano nelle strutture ecclesiali oltre 23.000 persone; 1000 microprogetti che possano dare una segno chiaro e concreto di cooperazione allo sviluppo nei Paesi di origine delle persone migranti che sbarcano sulle nostre coste. A tutto questo si aggiunga una nuova storia di ‘obiezione di coscienza alle armi’, a fronte di chi alimenta paura e sicurezza solo attraverso muri e armi diffuse.

Dalla responsabilità di ciascuno per la pace e per la giustizia, per l’accoglienza e la cooperazione rinasce la democrazia in Europa e si prepara il futuro. Per l’Italia, Lampedusa, Pozzallo, Augusta e tutti i porti devono diventare una ‘porta aperta’ e non un luogo chiuso (hot spot) per salvare, accogliere e tutelare le vittime di conflitti, di disastri ambientali, di tratta e violenza”, (Comunicato di Migrantes, 27 maggio 2016)

 

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