Domenica, 25 agosto 2019 - ore 03.26

Pianeta Migranti. Rifugiati che accolgono italiani bisognosi.

A Trento, dal 2012 alcuni richiedenti asilo vivono in case private con persone con poblemi psichiatrici. Ora il Comune ha esteso il progetto a anziani, minori e persone con disabilità.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Rifugiati che accolgono italiani bisognosi. Pianeta Migranti. Rifugiati che accolgono italiani bisognosi. Pianeta Migranti. Rifugiati che accolgono italiani bisognosi. Pianeta Migranti. Rifugiati che accolgono italiani bisognosi.

Il progetto “Amici per Casa” è partito a Trento nell’autunno 2012.

Gli accoglienti, profughi o richiedenti asilo segnalati dal circuito Sprar, provengono dalla Costa d’Avorio, dal Togo, dal Burkina… Hanno un’età media di 37 anni e il problema di non avere nè un reddito né un tetto. Gli accolti invece, sono persone che nei servizi tradizionali non trovano risposte ai loro bisogni. Così i profughi, dopo aver seguito un percorso formativo e un’apposita selezione, sottoscrivono un patto di convivenza e vanno a vivere in casa con persone affette da malattie mentali o con storie di emarginazione. Il patto riconosce ai rifugiati circa 700 euro al mese in cambio della cura quotidiana degli assistiti.

Dal 2012 al 2015 il Comune di Trento ha sottoscritto oltre 70 patti di convivenza; una cinquantina sono ancora attivi. Queste convivenze funzionano e sono la nuova frontiera del welfare su cui il Comune intende puntare nel 2017. Il risultato positivo sfata l’idea che gli immigrati siano solo un problema. A Trento sono diventati una risorsa preziosa per il welfare locale.

Il modello Trento ha alle spalle una lunghissima tradizione basata sul riconoscimento che le persone non sono problemi ma risorse, insieme alla percezione che chi ha vissuto tanti problemi, come i richiedenti asilo, è più capace di stare vicino a chi soffre. A ciò va aggiunto il dato oggettivo che le culture di provenienza dei profughi sono meno stigmatizzanti della nostra nei confronti della diversità e fragilità.

La struttura organizzativa di questo servizio ha come cabina di regia l’Asl, il Centro di Salute Mentale e un team che propone gli abbinamenti, che monitora le accoglienze e poi guida un gruppo di auto-mutuo-aiuto per gli assistiti.  Questi, attraverso la convivenza, guadagnano in qualità di vita perché vivono in un ambiente familiare e con relazioni affettive; i richiedenti asilo guadagnano in dignità perché hanno una casa e un reddito. Molti di loro poi approfittano del patto di convivenza per conseguire la licenza media o per riscattare il loro titolo di studio, dopodiché cercano altri lavori. Alcuni invece, scoprono la loro vocazione al lavoro di cura e decidono di fare i badanti.

Le storie positive di convivenza sono tante: un paziente psichiatrico, quasi sempre ospedalizzato è riuscito a ridurre i ricoveri a pochi all’anno; c’è anche chi è riuscito a ricostruirsi una vita indipendente. Una donna assistita da due ragazzi africani che come lei avevano vissuto in strada, è stata riadattata alla vita di casa. Sono solo alcuni esempi tra i molti.

Per il Comune, il vantaggio del patto di convivenza sta nella qualità di vita degli utenti e del servizio reso oltre che in una evidente riduzione dei costi: il contributo massimo per il Comune arriva a 23 euro al giorno, contro i 100 circa di qualsiasi altra struttura. Ciò ha indotto il Comune a introdurre anche la convivenza diurna per persone che hanno bisogno di un sostegno soltanto per alcune ore della giornata inviando il rifugiato a domicilio part time; in questo modo il target dell’utenza si è esteso anche ad anziani, a minori e a persone con disabilità. C’è così il vantaggio di intercettare in maniera più precisa i bisogni delle persone e di poter diversificare e personalizzare l’offerta.

Per  approfondimenti : www.vita.it  

 

 

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