Giovedì, 19 settembre 2019 - ore 19.25

Pianeta migranti. I CIE hanno fallito, perché riaprirli?

Continua il dibattito sulla riorganizzazione dei CIE, centri di identificazione ed espulsione. Molti i dubbi. In passato non hanno risolto i problemi, anzi hanno creato tensioni e difficoltà in quanto facenti funzione di carcere.

| Scritto da Redazione
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I CIE vennero chiusi perché non funzionavano, costavano troppo, attiravano le denunce delle organizzazioni umanitarie e le sentenze della Corte dei diritti dell’uomo.

Istituiti nel ’98 come Centri di permanenza temporanea per gli stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno e non aventi titolo per chiedere asilo o protezione internazionale, sono stati a lungo al centro di violente polemiche perché paragonati a delle carceri: non a caso il tempo di "detenzione" (amministrativa) poteva durare da un minimo di 30 giorni a un massimo di 18 mesi.

Dal 1998 ad oggi sono morte almeno 25 persone nei CIE italiani: morte per le botte, per il mancato soccorso, per i soprusi, per la disperazione. Morte perchè private della propria libertà personale in nome della burocrazia. Queste persone non sono numeri, non sono danni collaterali, ma la diretta conseguenza di un sistema che si vorrebbe resuscitare e potenziare oggi, con la falsa promessa della sicurezza, agitando la paura del terrorismo. Infatti, il nuovo Ministro dell’Interno, Marco Minniti e il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, annunciando una stagione di tolleranza zero sul terreno dei respingimenti dei migranti ripropongono l’apertura di Centri di identificazione ed espulsione in ogni Regione italiana.

La proposta di affidare ancora una volta le politiche sull’immigrazione a un investimento sui CIE, è vecchia e superata ancor prima di essere avviata. Ci hanno già provato ministri e governi precedenti senza ottenere alcun risultato concreto, per cui la proposta del ministro Minniti ha il tono di un’uscita propagandistica, che alimenta il razzismo e favorisce i predicatori d’odio. Lo sostiene la presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, in una lettera aperta indirizzata proprio al ministro dell’Interno Marco Minniti.

Mons. Perego, della Fondazione Migrantes ricordando come i Cie «fossero diventati luoghi di radicalizzazione, nei quali avvenivano scontri, proteste, incendi» ricorda che “ è una brutta sorpresa, scoprire una circolare nella quale si riportano in vita strutture che hanno segnato il fallimento delle politiche migratori.” Da anni, la Campagna lasciateCIEntrare  denuncia le condizioni di degrado, disumanità e il mancato rispetto dei più elementari diritti umani all’interno di questi centri. La portavoce della Campagna, Gabriella Guido sostiene che “i CIE sono strutture inefficienti e costose con condizioni di trattenimento lesive della dignità umana e soprattutto inutili al contrasto dell’immigrazione irregolare. Da cinque anni la Campagna svolge una importante azione di trasparenza e di monitoraggio nei CIE  insieme ad avvocati, giornalisti, parlamentari, associazioni della società civile. Ora, intendono continuare ad opporsi compatti “alla nuova stagione di politiche d’inasprimento e repressione che si sta delineando. Uniti e forti nella richiesta d’interventi rapidi ed efficaci, per restituire civiltà e dignità al nostro sistema d’accoglienza.”

Al momento, i Cie effettivamente operativi sono cinque, per una capienza totale di circa 350 posti: Roma, Torino, Brindisi, Caltanissetta e Bari (inagibile per lavori). Trapani di recente è stato trasformato in "hotspot", uno dei centri per l’identificazione dei migranti richiesti dalle normative europee, mentre in diverse delle vecchie strutture si è optato per la chiusura o per la ricostruzione.

Link utili: http://www.lasciatecientrare.it/ ; http://www.migrantesonline.it/

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