Lunedì, 25 ottobre 2021 - ore 05.36

Rapporto Ipcc, Ronchi: ''L’Italia deve varare un legge sul clima''

Nel nostro Paese la temperatura media è aumentata di quasi 2,4°C rispetto al 1880, oltre il doppio rispetto alla media mondiale

| Scritto da Redazione
Rapporto Ipcc, Ronchi: ''L’Italia deve varare un legge sul clima''

Edo Ronchi, ex ministro dell’ambiente e oggi presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile commenta con preoccupazione i dati pubblicati nel nuovo rapporto IPCC: «La crisi climatica accelera ed è necessario cambiare passo puntando con più decisione sulla limitazione dell’aumento della temperatura a non più di 1,5° C  e quindi ad aumentare gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 e di anticipare la traiettoria verso la neutralità climatica. Non possiamo più rimandare. Non possiamo più rimandare -ribadisce Ronchi-aspettando che tutti si decidano a partire col medesimo passo: insieme all’Unione Europea dobbiamo sfidare i paesi ritardatari , in particolare la Cina, dimostrando che possiamo  avere un’economia competitiva e climaticamente neutrale».

Secondo Ronchi, anche l’Italia deve fare la sua parte cambiando passo e varando con urgenza misure più incisive: «Esse devono essere inserite in un quadro organico e condiviso di incremento dei target al 2030 e per la traiettoria per la neutralità climatica,che ancora manca nel nostro Paese, è necessario varare, come altri importanti Paesi europei, una legge per la protezione del clima. Nonostante l’impatto della pandemia sui consumi di energia, ricorda Ronchi,   tra il 1999  e il 2020, l’ Italia ha ridotto le emissioni di gas serra meno della metà di quello che si deve  fare nel decennio in corso. Resta, inoltre,  pesantemente inadeguata  la crescita delle fonti rinnovabili in Italia: si deve arrivare a 7 MegaWatt annui aggiuntivi,siamo fermi sotto un MW»,

La necessità di cambiare passo è evidenziato nel Rapporto “10 trend sul clima 2020: cosa è accaduto in Italia nell’ anno della pandemia” realizzato da Italy for climate, l’iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. che sancisce come «L’Italia sia sempre più “bollente”, rispetto al 1880 la temperatura media è aumentata infatti di quasi 2,4°C, molto più velocemente rispetto alla media mondiale. Nel solo 2020 sono stati censiti per l’Italia oltre 1.200 eventi meteorologici estremi connessi al cambiamento climatico. Si tratta del valore più alto mai registrato dopo l’anno record 2019, dal 2008 si sono moltiplicati otto volte e questa è la tipologia: +480% i tornado, +580% le piogge intense e le bombe d’acqua, +1.100% le grandinate e +1.200% le raffiche di vento».

In una nota, anche la presidente della Commissione ambiente della camera, Alessia Rotta (PD), evidenzia che «I dati più accurati e aggiornati di sempre certificano che il tempo è quasi scaduto: il clima sta cambiando in ogni regione della Terra, in maniera rapida e con fenomeni estremi sempre più frequenti che sono sotto gli occhi di tutti.  Il primo volume del Sesto Rapporto di Valutazione del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici non lascia dubbi sulla necessità di agire subito per ridurre le emissioni. Nel corso della 26ª Conferenza delle Parti dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change), la Cop26, che si terrà dall’1 al 12 novembre 2021 a Glasgow dovremo rafforzare il processo avviato per una forte e costante riduzione delle emissioni nocive».

Per la Rotta, «Non si tratta più di una “crisi climatica”, ma di un’emergenza climatica: non siamo più in presenza di un fenomeno “naturale”, da un riscaldamento causato in massima parte dalle attività umane. E sono proprio le attività umane che hanno ancora il potenziale per determinare il corso del nostro futuro. Una sfida enorme in cui l’Europa sarà protagonista per consegnare ai ragazzi un mondo migliore».

Ma, se come dicono Ronchi e la Rotta, l’Italia dovrebbe correre, in realtà nemmeno cammina: solo ieri, i parlamentari di  Facciamo Eco ricordavano che «Per giocare l’importante partita per il  clima e per la  decarbonizzazione abbiamo bisogno di rappresentanti pronti all’attacco. Alla vigilia di tre eventi decisivi per il futuro nazionale e globale, in Italia non è stato ancora nominato il rappresentante per il Clima, sebbene sia stato disposto anche il decreto per cui è prevista tale nomina! Un’ulteriore evidenza di come l’attenzione per il clima e l’ambiente nel nostro Paese sia sempre all’ultimo posto. Senza tralasciare che, sia come Presidenza del G20 che come co-organizzatori della Cop sul Clima, abbiamo un ruolo importante come Paese!  Cosa aspettano il Ministro degli Esteri Luciano Di Maio  e il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani a procedere alla nomina come disposto dal Decreto emesso dalla Presidenza del Consiglio?»

Facciamo Eco chiede che il rappresentante per il clima italiano «venga scelta tra i veri paladini dell’ambiente, e non tra i promotori dei combustibili fossili, la persona giusta per portare avanti una battaglia in cui si giocano non solo le sorti del nostro Paese, ma soprattutto quelle del nostro Pianeta!» E come dice Rossella Muroni intervistata da Domani, «L’Italia sta giocando la partita decarbonizzazione in difesa, soprattutto in Europa. Serve qualcuno che sappia andare all’attacco, unendo il discorso ambientale con quello della competitività: il futuro della nostra economia passa da qui», Per la deputata di Fare Eco. la nomina come rappresentante per il Clima dell’Italia della ex portavoce del Verdi europei, Monica Frassoni, sarebbe un’ottima notizia.

Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi, denuncia che «Purtroppo le misure del governo Draghi sul clima sono inadeguate e violano gli obiettivi dell’Ue come nel caso del PNRR che prevede una riduzione della CO2 di solo il 50% nel 2030 contro il 55% previsto dall’Europa. A ciò aggiungiamo il taglio di fondi, rispetto a quelli che sarebbero necessari, sul trasporto pubblico, l’assenza di investimenti sulla mobilità elettrica, sulle energie rinnovabili e sulla biodiversità, mentre i ministri Giorgetti e Cingolani stanno lavorando per bloccare il piano Verde Ue, lanciando una campagna di paura e contro l’auto elettrica a sostegno della motor valley».

Bonelli avverte; «Se i principali Paesi non convergeranno su impegni seri, impedire conseguenze più catastrofiche sarà impossibile e avremo danni climatici ben peggiori di quelli che vediamo oggi con un pianeta più caldo di 1,1°C rispetto all’era preindustriale. La lotta a tutela del clima, per la politica, è diventata una passerella comunicativa, a partire dall’Italia dove si preferisce spendere miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto di Messina anziché investire nella difesa del suolo, nella lotta allo smog e per la conversione ecologica di sistemi produttivi obsoleti».

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