Mercoledì, 24 giugno 2026 - ore 21.48

Reggio Emilia.Un giudice riconosce il matrimonio fra gay

| Scritto da Redazione
Reggio Emilia.Un giudice riconosce il matrimonio fra gay

GAY SPOSA UN ITALIANO MA È SENZA PERMESSO GIUDICE: PUÒ RIMANERE  NONOSTANTE LA MANCANZA DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO, IL GIUDICE HA DATO RAGIONE  ALLA COPPIA, SPOSATA IN SPAGNA, CHE CHIEDEVA DI POTER RESTARE NEL NOSTRO  PAESE
Il matrimonio gay in Italia non è valido. Ma il giudice civile Emilia Domenica  Sabrina Tanasi ha accolto il ricorso presentato al Tribunale di Reggio da un  ragazzo uruguayano, sposato con un italiano, a cui la Questura aveva negato il  permesso di soggiorno.
Il matrimonio tra i due era avvenuto in Spagna, dove è consentito per legge. E  in virtù della sua unione con un cittadino italiano, l'uruguyano aveva pensato  di essere "al riparo" da qualsiasi problema relativo alla cittadinanza.

Salvo  ritrovarsi a dover spiegare la sua situazione alla Questura, che aveva negato  il permesso di soggiorno. A prendere a cuore la sua situazione ci aveva pensato  l'associazione Certi Diritti, che aveva chiesto, tramite l'avvocato Giulia  Perin, non tanto il riconoscimento del matrimonio spagnolo, quanto piuttosto il  diritto per i coniugi di avere una vita familiare in Italia, anche se non  riconosciuti.

Il ricorso presentato dall'avvocato puntava su una sentenza della Corte di  Cassazione che stabilisce che la nozione di "coniuge" vada determinata tenendo conto dell'ordinamento straniero in cui è stato contratto il matrimonio. Uno
straniero che quindi si sia sposato all'estero con un italiano avrebbe il  diritto di essere considerato "familiare" in virtù del vincolo matrimoniale, anche se questo non è valido nel nostro Paese.

Sentenza, quella della Cassazione, che il giudice civile ha preso in  considerazione, accogliendo il ricorso e facendo riferimento alla Corte  Costituzionale, quando afferma che l'unione omosessuale "intesa come stabile  convivenza tra due persone dello stesso sesso", dà "il diritto fondamentale di  vivere liberamente una condizione di coppia" e che il diritto all’unità della  famiglia è espressione di un diritto fondamentale della persona umana.

Soddisfatta l'associazione, che ha ottenuto che i due possano rimanere in  Italia, anche se metà della coppia è extracomunitaria. "Questa sentenza  rappresenta un passo avanti per l’affermazione della non discriminazione delle coppie dello stesso sesso - commentano -. Ora il Governo dovrà riconoscere  queste unioni tra i cittadini italiani, come richiesto dalla Corte  Costituzionale con la sentenza 138/2010".

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