Giovedì, 25 giugno 2026 - ore 03.34

Regolarizzare chi già lavora in Italia

| Scritto da Redazione
Regolarizzare chi già lavora in Italia

Recepite due direttive europee: per regolarizzare chi già lavora in Italia, e per chi denuncia lo sfruttamento del datore di lavoro
Il recepimento della Direttiva 52 del 2009 – approvata dal Consiglio dei MInistri –  si chiama “ravvedimento operoso” o “norma transitoria”, ma appare a tutti gli effetti un provvedimento di regolarizzazione. I datori di lavoro che occupano irregolarmente alle proprie dipendenze lavoratori extracomunitari, “comunque presenti nel territorio nazionale”, potranno dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione entro un arco temporale da definire.  Saranno i tecnici dei ministeri dell’Interno, del Lavoro e della Cooperazione a stabilire nei dettagli la procedura di emersione ma secondo le prime indiscrezioni il datore di lavoro per mettersi in regola dovrebbe pagare un contributo forfettario di 1.000 euro (non deducibile ai fini dell’imposta sul reddito) per ciascun lavoratore e “previa regolarizzazione delle somme dovute a titolo retributivo, contributivo o fiscale pari ad almeno sei mesi”.  Imprese e famiglie avranno cosi’ una chance (seppure limitata nel tempo) per evitare le nuove sanzioni previste dal decreto: per operai, muratori, colf e badanti un’insperata occasione di uscire dal “nero”.
L’altra direttiva europea recepita, la 53 del 2009, prevede il rilascio del permesso di soggiorno allo straniero che – in una situazione di soggiorno irregolare –  denuncia il datore di lavoro che lo utilizza “in nero”.  Le sanzioni amministrative saranno salate e potranno avere risvolti penali.  Il permesso di soggiorno sarà rilasciato per motivi umanitari, con validità di sei mesi e sarà rinnovabile e convertibile.

fonte:
www.centroacse.it

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