Giovedì, 20 gennaio 2022 - ore 14.33

Sanità Al Pronto Soccorso dell’HOSP di Cremona una notte senza analgesico.

Egregio direttore, mio malgrado, debbo ritornare a scrivere del Pronto soccorso del nostro Ospedale

| Scritto da Redazione
Sanità Al Pronto Soccorso dell’HOSP di Cremona una notte senza analgesico.

Sanità Al Pronto Soccorso dell’HOSP di Cremona una notte senza analgesico.

Egregio direttore, mio malgrado, debbo ritornare a scrivere del Pronto soccorso del nostro Ospedale

  Il 7 settembre al San Camillo di Trento sono stato operato di protesi al ginocchio destro, intervento effettuato da un ortopedico che opera nella nostra città, a Brescia e a Trento dove in quest’ultima città vi era il primo posto libero. Purtroppo il recupero non sta avvenendo come l’ortopedico aveva previsto. Domenica 17 dopo un pomeriggio di forti dolori all’arto operato ho chiamato il Pronto soccorso. L’autolettiga è arrivata mentre mia moglie stava posando il telefono della chiamata.

Grazie alla sollecitudine e alla gentilezza dei membri l’equipaggio che alle ore 20 mi hanno trasferito al Pronto soccorso. Qui sono stato messo sopra una barella dell’ospedale, e l’incaricato mi ha chiesto cosa mi stesse succedendo, ho detto la causa e la risposta è stata « proprio oggi che non c’è un ortopedico perché è domenica».

Quindi auguro ai miei concittadini di non fratturarsi di domenica, perché al l’ospedale non troverebbero nessun ortopedico (ovviamente con tutto il rispetto per gli ortopedici, e qualche critica per l’organizzazione). A questo punto sono stato portato in una stanza dicendomi che essendo arrivato con codice verde, avevo prima di me altri diciotto pazienti con lo stesso codice e il medico di turno era soltanto uno. Fiducioso che qualcuno mi desse un antidolorifico, perché il male era insopportabile, restai in attesa sino alle ore 22.

Non avendo ricevuto alcuna cura, chiamai l’infermiera e dissi che volevo tornamene a casa per poi essere portato da mio genero alla Poliambulanza di Brescia. Cercarono di dissuadermi da questa decisione, due infermiere e mi portarono a fare le lastre, di ritorno mi misero una flebo sperando che il dolore si attenuasse. Passò forse un minuto e mi trasferirono in altra stanza.

Qui arrivato dissi a l l’infermiera che mancava l’antidolorifico, purtroppo più nessuno si fece vedere. Ero in una stanza priva del campanello per chiamare gli infermieri e quindi rimasi fino alle ore 6 del giorno successivo senza alcuna cura. All’infermiere che alle 6 mi mise la flebo dissi che avevo avuto talmente tanto male che avevo pianto. La risposta fu, lei la flebo ieri sera l’ha avuta. Risposi di no e lei mi disse «va bene, ma io non c’ero».

Il mattino mi portarono in Ortopedia per fare un prelievo del liquido che avevo nel ginocchio, perché era evidente che avevo in corso un’infezione di una certa gravità, date le condizioni della gamba. Poi sono stato dimesso con l’assicurazione che dopo gli esami del liquido sarei stato avvisato del risultato. Per quello che ho passato, non voglio credere, che il tutto sia responsabilità di infermieri e medici , ma sono sempre più convinto che incapaci siano soprattutto i dirigenti .

Rifacendomi all’articolo sul suo quotidiano dove Marcello Ventura critica, la mancata visione strategica dell’attuale dg Giuseppe Rossi, non direi «mancata visione», ma cecità su quanto accade.

Giorgio Bignami Cremona

 

 

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