Mercoledì, 18 luglio 2018 - ore 14.37

Termovalorizzatore di Cremona. Dove verrà smaltito il rifiuto non riciclabile? | Sen. L.Pizzetti

| Scritto da Redazione
Termovalorizzatore di Cremona. Dove verrà smaltito il rifiuto non riciclabile? | Sen. L.Pizzetti

Antonio Grassi all’epoca seguì, tutta la vicenda della realizzazione del termovalorizzatore provinciale. Ne ha tratto un bel libro ricostruttivo, ‘Forte Apache e dintorni’.
Un testo ricco nella descrizione degli avvenimenti, in cui risulta però in ombra il contesto amministrativo e politico in cui si svilupparono.
Al tempo sui rifiuti era emergenza quotidiana. Nessuno li voleva smaltire. Tutti finivano in discariche tra le veementi proteste dei cittadini. A Casatisma prima. Poi in Campania, concorrendo a generare quelle condizioni d’insostenibilità ambientale che più volte le cronache giornalistiche e giudiziarie hanno evidenziato.
A Corte Madama successivamente. Infine a Malagnino.

Gli indirizzi regionali stabilirono che ogni provincia dovesse smaltire i rifiuti prodotti. Il termovalorizzatore, in linea anche allora con le indicazioni europee e nazionali, fu proposto a tale scopo e per ridurre i conferimenti in discarica, recuperando i rifiuti non riciclabili a produzione energetica.

La differenza tra inceneritore e termovalorizzatore non è lessicale.
È sostanziale alimentare la rete del teleriscaldamento della città, infrastruttura ambientalmente all’avanguardia seppur da ammodernare, perseguita da diverse Amministrazioni cittadine.
Nella nostra provincia tutti i Comuni conferiscono rifiuti al termovalorizzatore.

Gli stessi Comuni operano in diverso grado la raccolta differenziata, a testimonianza che il livello della stessa non dipende dal termovalorizzatore bensì dalle scelte operate dalle singole Amministrazioni.

A Casalmaggiore, a Crema il livello è alto, a Cremona è assai più basso come pure la tariffa. È evidente che le innovazioni di processo e tecnologiche procedono. Al pari di tutto e tutti anche i termovalorizzatori hanno un ciclo di vita. Dunque è ragionevole approfondire la questione dell’impianto di Cremona e in generale della termovalorizzazione.

Penso che qualunque decisione debba essere supportata dalla risposta ad alcuni quesiti.

Come si smaltirà il rifiuto non riciclabile a monte e a valle della differenziata?
Come si alimenterà la rete di teleriscaldamento?
Con un’altra centrale di cogenerazione a gas e conseguente dirottamento dell’investimento economico- finanziario?
In questo caso le emissioni e il bilancio ambientale miglioreranno ulteriormente?
I costi per il cittadino, in un tempo di prelievi tributari e fiscali già molto elevati, aumenteranno o resteranno invariati?
Penso che l’utile discussione avviata dovrebbe ancorarsi a chiare risposte su queste e altre questioni.
Le considerazioni dell’assessore Bordi sono interessanti ma ancora troppo vaghe. Vent’anni fa la scelta della termovalorizzazione fu lungimirante, come potrebbe esserlo oggi quella del suo graduale superamento a fronte di alternative realistiche che allora non c’erano.

L’Amministrazione di centrosinistra fece a quel tempo una scelta difficile, contro cui si scatenarono in diversi ma non la maggioranza dei cittadini.

Chi contrastava la realizzazione dell’impianto senza mettere però in campo un realistico progetto

alternativo.

Chi la contrastava per principio. Chi la contrastava, al pari della pedonalizzazione del centro storico, solo per caricare l’opposizione alla cosiddetta ‘giunta anomala’

Dc-Pci. Un arco ampio di forze che comprendeva Rifondazione Comunista, Forza Italia, Ascom, Libera Associazione Agricoltori, Centri Sociali Autonomi, Anarchici...
Un potpourri socialpolitico che godeva di largo sostegno sui e dai giornali.

In quel clima si tenne il referendum consultivo, sottolineo consultivo e non decisionale, sulla costruzione del termovalorizzatore. In sostanza meno di un terzo dei cittadini cremonesi si espresse contro l’impianto, 20.000 su 64.000. L’Amministrazione di centrosinistra decise di procedere e in tal modo concorse a dare finalmente soluzione stabile allo smaltimento dei rifiuti in provincia di Cremona. Le emergenze rifiuti ebbero fine. Vi fu chi scrisse di democrazia ferita. Ci assumemmo invece una impegnativa responsabilità nel pieno rispetto delle regole democratiche, poi premiati dai cittadini alle successive elezioni amministrative.

Con altrettanta responsabilità è possibile oggi verificare nuove modalità di raccolta e smaltimento.

Ciò che vent’anni dopo è possibile, non lo era vent’anni prima. Al termine di un ciclo se ne apre sempre un altro. Solo i pregiudizi non cambiano mai

Sen. Luciano Pizzetti (PD)

2013-10-04

 

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