Tramite valutazioni soggettive ed opinabili, psicologi e assistenti sociali spesso inducono il Tribunale a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro. La famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema.
Riportiamo la storia di questa mamma che sulla base di una perizia psichiatrica soggettiva è costretta, di fatto, a vedere il figlio in visite protette come il peggiore dei criminali senza aver commesso alcun reato, mentre al bambino, di fatto, è impedita una relazione normale con la sua mamma. Non vogliamo entrare nel merito della vicenda, ma è nostro dovere segnalare che, di fatto, sembra che la decisione sia stata presa dalla psichiatra e non dal Collegio giudicante che appare essere un mero esecutore dei ritrovamenti della CTU.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha partecipato alla manifestazione del 30 giugno davanti al Tribunale dei minori di Genova per chiedere che il Tribunale valuti questo caso e tutti i casi in base a prove oggettive, e che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate direttamente come “accertamento della verità”..
Ecco la storia raccontata dalla mamma stessa:
“Sono una mamma e mi trovo costretta a protestare, con modalità conformi alle norme sociali, nei confronti dell’atteggiamento ostativo e persecutorio, procrastinatosi nel tempo, da parte del Tribunale dei minori di Genova nei miei confronti e nei confronti di mio figlio.
Mi rivolsi presso il tribunale di cui sopra nell’anno 2008 denunciando di aver subito allontanamento coatto dalla casa coniugale, di non ricevere alcuna forma di mantenimento economico da parte del padre di mio figlio.
Senza alcuna segnalazione pregressa il giudice onorario (dott.ssa Pedevilla) decideva in sede di udienza di "affidare" il caso ai servizi sociali.
Dopo qualche mese, qualche incontro e discussioni tra la sottoscritta e il servizio sociale inerenti le continue intromissioni di quest’ultimo nella mia vita, il bambino (sulla cui persona non v’era segnalazione di alcun tipo) veniva affidato ai servizi sociali con collocazione presso la sottoscritta.
Dopo anni il tribunale decideva una consulenza tecnica d’ufficio (dott. ssa Bartoli di Savona) senza tener conto della verbalizzazione delle maestre d’asilo inerenti la cura e l’affetto dedicati a mio figlio.
Senza alcun tipo di consequenzialità e di contradditorio la "CTU" smetteva di comunicare con le parti nell’anno 2011 e inviava al tribunale comunicazione (23 Maggio 2011: un foglio) da cui aveva corpo il provvedimento di collocazione immediata di S. presso il padre (9/6/11) e di allontanamento urgente dalla madre con cui aveva vissuto per quattro anni.
La sottoscritta M. B. nata a Genova il 21/12/71 ed ivi residente, senza precedenti penali, docente di educazione musicale/docente di sostegno/educatrice, con dodici anni di servizio alle spalle è stata allontanata dal figlio per la durata di cinque settimane senza poterlo vedere e sentire.
Dall’anno 2011 è stato verbalizzato e depositato in tribunale che il bambino chiede di tornare a casa della mamma, che il bambino sta soffrendo, che la sottoscritta ha prodotto certificato inerente l’assenza di sintomi psicopatologici/disturbi di alcun tipo (ASL 3 genovese) oltre alla controperizia del Prof. Ambrosi di Pavia (critica analitica della valutazione della dott. Bartoli), che la sottoscritta ha buone capacità genitoriali, che le maestre d’asilo hanno fatto verbalizzare più volte al servizio sociale e alla dott. Bartoli lo stato psico-fisico di mio figlio (precedentemente al distacco materno: allegro, divertente, di compagnia / successivamente al distacco materno: rallentato in alcune tappe, chiuso, insofferente).
Dopo l’ultimo provvedimento che congela la situazione attuale senza motivazione, il tribunale rifiuta (senza dare risposta) qualsiasi istanza da parte del mio avvocato, abbiamo fatto ricorso in appello mentre il tempo passa.
Mio figlio cresce con il padre (di professione poliziotto) e la compagna sulla cui figura umana nessun tecnico ha svolto alcuna consulenza tecnica d’ufficio.
Non posso fare la mamma ma posso protestare perché sono una persona e una persona libera.
Mi hanno consigliato più volte di evitare qualsiasi tipologia di manifestazione del dissenso per gli eventuali atti ritorsivi.
Dormo, in macchina, sotto il tribunale per la settima notte; a partire dalla prossima settimana ricomincerò a marciare davanti al tribunale e mostrare la mia, antipatica presenza anche di giorno.
Dentro il mio cuore c’è mio figlio ed io lotto per lui, con paura ed ostinazione..
Vi chiedo solidarietà, Vi chiedo di essere persone libere e di ricordare quando, a cinque anni, cercavate l’abbraccio della mamma.
M. B.



